C’è un filo sottile che lega la politica italiana alla letteratura più inquieta del nostro Novecento. Non è solo una questione di stile o di retorica, ma di identità: chi siamo davvero quando cambiamo volto a seconda delle circostanze? È la domanda che attraversa “Uno, nessuno, centomila” di Luigi Pirandello, ed è la stessa che oggi torna prepotente d’attualità osservando la parabola politica di Giuseppe Conte.
Il leader del Cinque Stelle è stato, nel giro di pochi anni, quasi tutto e il contrario di tutto. Avvocato del popolo, premier “per caso”, garante di equilibri improbabili: ha governato con la destra sovranista e con la sinistra progressista, con i populisti anti-sistema e con i custodi dell’ortodossia europea. Ha parlato il linguaggio della piazza e quello dei palazzi, ha accarezzato l’euroscetticismo per poi vestirsi da europeista convinto, ha flirtato con la retorica anti-élite salvo poi sedersi con quelle stesse élite nei momenti decisivi.
Il trasformismo, in Italia, non è una novità. Ma in Conte assume tratti quasi pirandelliani. Non si tratta più soltanto di adattamento politico: è una moltiplicazione di identità. Ogni fase, ogni alleanza, ogni dichiarazione sembra costruire un nuovo “Conte”, spesso in contraddizione con il precedente, senza che questo produca una vera frattura. Come se tutte queste versioni convivessero, sovrapposte, senza mai annullarsi.
Oggi lo vediamo indossare i panni del leader movimentista, attentissimo alle cause internazionali, vicino alla Palestina, all’Iran, al Venezuela, critico verso Donald Trump e Washington. Ma dietro le quinte, come spesso accade nella politica reale, i rapporti non si interrompono mai del tutto, e le interlocuzioni con ambienti vicini allo stesso Trump raccontano un’altra storia, meno lineare e più opportunistica. Ancora una volta, una maschera che non sostituisce la precedente, ma si aggiunge.
Pirandello scriveva: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. È difficile non pensare a questa frase osservando Conte. Il punto, però, non è solo smascherare l’uomo politico, ma interrogarsi su ciò che questa moltiplicazione rappresenta: è abilità o assenza di identità? È pragmatismo o puro calcolo?
Leggi anche:
Forse Conte non è uno, ma nemmeno nessuno. È centomila, come il protagonista pirandelliano. Ma a differenza della tragedia esistenziale narrata dallo scrittore siciliano, qui non c’è smarrimento: c’è controllo. Le maschere non sono subite, sono scelte. E proprio per questo risultano più difficili da decifrare.
In un’epoca, la nostra, che premia l’adattamento molto più della coerenza, il trasformismo può persino apparire una virtù. Eppure il dubbio rimane: sotto tutte queste maschere, esiste ancora un volto riconoscibile, o soltanto il riflesso dell’opportunità?
Salvatore Di Bartolo, 7 aprile 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


