Marx, una sera, durante un ricevimento, fu avvicinato da una signora che gli disse: «Ho letto i suoi libri. Molto interessanti. Ma non credo che lei si troverebbe a suo agio, con i suoi gusti aristocratici, nella società egualitaria che considera l’esito inevitabile dello sviluppo capitalistico”. “Ma signora mia, non si preoccupi”, rispose l’ineffabile Karl, “Quando accadrà saremo morti da un pezzo”.
Questo aneddoto mi è tornato in mente riflettendo sulle classi dirigenti europee degli ultimi decenni. Da una generazione esse stanno trasformando il volto del continente con una leggerezza che sfiora l’incoscienza, come se la storia non esistesse e ogni conseguenza potesse essere rinviata all’infinito. Un po’ come con il debito pubblico.
Forse le classi al potere sono convinte che il conto arriverà ad altri commensali. Dopo il loro mandato, dopo la loro pensione, dopo la loro morte e quella dei loro nipoti. Forse immaginano che le società possano essere radicalmente trasformate senza che nulla venga perduto. Una Germania abitata da mongoli amerebbe Hölderlin esattamente come quella dell’Ottocento.
Forse pensano ancora che la conquista definitiva e il crollo del loro mondo possano essere procrastinati sine die. Magari in cuor loro sperano che saranno risparmiati giurando e scongiurando di non essere mai stati islamofobi. Nella storia nessun infedele è mai stato risparmiato perché aveva comprensione e rispetto per il mondo islamico, anzi, coloro i quali mostravano debolezza sono stati i primi a cadere.
Vi è qualcosa di profondamente marxiano in questa mentalità: la certezza che il processo storico proceda comunque in una direzione (desiderata o meno, ma ineluttabile – non si può fermare l’immigrazione ripetono da ogni pulpito) e che ogni obiezione sia soltanto il lamento dei nostalgici e dei razzisti. Ma la storia ha spesso l’abitudine di vendicarsi di coloro che credono di averla compresa.
Togliamoci dalla testa l’idea di poter spiegare razionalmente tutto ciò che è accaduto nelle menti delle élite euro-americane dopo il crollo del comunismo. A volte sembra che abbiano smarrito il più elementare istinto di conservazione, vale a dire la regola principale di ogni comunità politica. E forse è proprio questo il fatto più inquietante.
Luigi Marco Bassani, 13 giugno 2026
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