Politico Quotidiano

Ma l’Ungheria non era cambiata? Sbam: condannati i compagni di Salis

L'eurodeputata di Avs è l'unica miracolata del gruppo: le sentenze colpiscono gli altri imputati nel caso dei pestaggi dei neonazisti a Budapest

Salis banda martello
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Ma guarda un po’: in Ungheria va via il nazi-nazista Orban, arriva il bravo compagno Magyar, peraltro figlio degenere del primo, ma la magistratura finalmente democratica continua a martellare. Ricordate la Hammerband, la banda del martello o manganello cui venne associata la nostra gloria patria, Ilaler Salis? Bene, la Corte d’Appello ha stangato duro, non come chiedeva la procura, ha limato qualcosa, ha pure escluso l’associazione criminale, ma le pene per i tre in fama di “attivisti antifascisti”, ma più appropriatamente cacciatori organizzati di estremisti dell’altra parte, restano pesanti: la tedesca “non binaria” (cos’è, un’attenuante?) Maja Trux ne sconta 7 invece di 8, la compagna e connazionale, non si sa se binaria, se ne ritrova sulla groppa 2 con sconto di 6 mesi dal primo grado, e l’italiano, italiano vero Gabriele Marchesi se ne cucca sei al posto di 7 anche se rischia di farla franca come l’amica europarlamentata visto che resta al calduccio di casa propria grazie alla negata estradizione dei giudici di Milano: benino, ma non benissimo: non si capisce perché il partito comunista non abbia candidato pure lui, proprio vero che sono i maschi ad essere sempre discriminati, perfino nell’arcipelago antifà. Ma non disperiamo, un altro paio di prodezze e magari celafà.

Ma, a questo punto, urge il riassunto delle puntate precedenti. Siamo a febbraio 2023 quando gruppi antifascisti sciamanti dall’estero e fuori dell’estero si trovano a Budapest per celebrare a modo loro il famigerato ‘Giorno dell’Onore‘: com’è, come non è, si scatenano subitanee aggressioni contro bersagli ricondotti all’estrema destra; ed è qui che casca anche la nostra irrinunciabile pasionaria alla cassoela, che poi intenerirà la ztl milanese al punto da votarla in massa proiettandola al parlamento europeo per iniziativa di Lella Schlein, subappaltata agli impresari Bonelli&Fratojanni per non mettersi contro la componente cattobigotta del partito comunista. Sarà l’inizio di una radiosa stagione di prodezze ispirate alla più pura politica surrealista, una al giorno, dal voi non sapete chi sono io agli sbirri che le fanno toc toc alla suite dove sta riposando con un collaboratore, al pronto intervento sbirri perentoriamente sollecitato contro una cronista molesta di Quarta Repubblica che ha osato interpellarla, non sapendo chi è lei, ovvero sapendolo benissimo. Se Ilaler non ci fosse, noi tristi cronisti dovremmo inventarla, ma non ce la faremmo: non è AI, è che è proprio così, senza coloranti né conservanti. E non siamo neanche a metà mandato.

Quanto a Maja T. “tetesca ti Cermania”, venne arrestata a Berlino nel dicembre 2023 ed estradata in Ungheria nel giugno seguente, senonché la Corte costituzionale federale tedesca stabilirà l’illegittimità del passaggio dalla Germania all’Ungheria per cavilli formali, ovvero il tribunale non avrebbe valutato adeguatamente le condizioni di detenzione cui la compagna Maja andava incontro. Insomma la solita giustificazione buona per tutti, dal Brandeburgo alla Brianza velenosa. Allo stesso modo, mama Trux chiede il ritorno della attivista in Germania per scontare la condanna: i figli so’ piezz ‘e wurstel. Ma le cose si muovono, speriamo, anche per altri intrepidi monelli del giro, come il “Gino”, al secolo Rexhino Abazaj, 34 anni di antagonismo distillato, nato in Albania ma cresciuto a Pavia da quando gattonava, intollerabilmente privato della cittadinanza per via di una denuncia poi archiviata. Sono sempre i migliori che non se ne vanno, ma non li sappiamo valorizzare. Questo dovrebbe finire a processo in Germania, visto che la sua presunta pestata è crucca, e siccome sta romanticamente a Parigi come i martiri del brigatismo, la Francia, che lo ha arrestato, si accinge ad estradarlo in prima battuta, salva una seconda estradizione dovuta all’origine balcanica. In Ungheria rischiava 25 anni, ma niente paura, è finito sotto l’egida di Zerocalcare, what else? E quindi nessuno tocchi il caGino.

Ma guarda un po’: l’Ungheria si è democratizzata, ha svoltato a sinistra, ma la sostanza cambia poco: giù legnate lo stesso, anni di carcere a scroscio, non a tempesta ma a scroscio sì. La nostra occupatrice seriale convertita alla douce de vivre bruxellese, che ne sa, non ci sta e denuncia con forza “il giudizio fortemente condizionato dalla politica”. Quale, scusi? Quella di prima o quella di adesso? Ti conosco, mascherina! E ti processerò allo spirare delle prime luci della ribalta. «Maja venga riportata in Germania, Gabriele resti in Italia. Si tratta di condanne spropositate”, dice Ilaler Salis. Lo credo bene.

Max Del Papa, 1° ottobre 2026

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