Politico Quotidiano

Meloni condanna il fascismo. Dramma a sinistra

La premier nel Giorno della Memoria accusa il regime per la complicità con i nazisti nelle deportazioni. E ora di cosa l'accuseranno?

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Giorgia Meloni nel Giorno della Memoria ha pronunciato parole chiare, senza retorica e trasmettendo una grande maturità istituzionale. La Presidente del Consiglio, nel suo messaggio per il 27 gennaio, ha ricordato l’orrore della Shoah e ha inequivocabilmente affermato che bisogna “Condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della nostra storia”. Sostanzialmente una condanna esplicita, senza attenuanti generiche. Meloni infatti non ha parlato di “totalitarismi”, né ha cercato di scaricare tutte le responsabilità sul nazismo. Ha invece riconosciuto apertamente il ruolo attivo del fascismo italiano: le leggi razziali del 1938, la partecipazione ai rastrellamenti e le deportazioni verso Auschwitz.

Una presa di posizione netta per la leader di Fratelli d’Italia, partito costantemente accusato di essere di matrice neofascista in quanto erede del Movimento Sociale Italiano e detentore nel suo simbolo della famigerata fiamma tricolore. Eppure questa dichiarazione ha generato uno strano silenzio da parte della sinistra.

Nulla di nuovo sotto al sole: quando la destra compie un atto di maturità storica e di chiarezza morale, dimostrando di aver fatto i conti con passato e non di non voler più vivacchiare nell’ambiguità, la reazione prevalente è l’imbarazzo o il tentativo di sminuirlo.

Ma il vero problema, relativamente alla giornata della Memoria, non è solo questo imbarazzante mutismo. È anche l’incoerenza profonda e sistematica della sinistra italiana sul tema dell’antisemitismo. La stessa sinistra che ogni 27 gennaio riempie piazze e teatri con solenni discorsi sul “Mai più”, che invoca la memoria della Shoah come valore assoluto e che oggi si ritrova regolarmente a marciare fianco a fianco con chi inneggia ad Hamas, giustifica l’attacco del 7 ottobre, e sostiene organizzazioni il cui statuto e la cui prassi prevedono la distruzione dello Stato di Israele e, in ultima istanza, lo sterminio degli ebrei.

Così mentre la destra dimostra una grande maturità e consapevolezza storica, la sinistra evolve dando un colpo al cerchio e uno alla botte. E così, un po’ cita la Segre e un po’ schiaccia l’occhio a un’organizzazione islamista terroristica che nel suo stesso statuto originario e in mille dichiarazioni successive invoca l’eliminazione degli ebrei “dal fiume al mare”.

È questa la contraddizione intollerabile. Si raccontano episodi e personaggi sopravvissuti ai lager, ma si tollerano o peggio si difendono quelli che bramano un nuovo olocausto. Si condanna con veemenza il fascismo degli anni Trenta, ma si dimostra ambiguità o indulgenza verso un antisemitismo contemporaneo che, nella sua forma islamista, è altrettanto totalitario e genocida. E poi si ha anche il coraggio di fare la morale alla destra…

Anche questa volta, insomma, Giorgia Meloni ha fatto il suo dovere con parole che molti a sinistra non si aspettavano. Ora tocca a loro: spiegare perché, mentre condannano il fascismo di ieri, faticano così tanto a condannare con la stessa fermezza gli antisemiti di oggi. E poi, se resta del tempo, magari trovare degli argomenti elettorali nuovi che oltrepassino il “votate noi perché gli altri sono fascisti”. Perché Meloni l’ha detto chiaramente: lei il fascismo lo condanna.

Alessandro Bonelli, 28 gennaio 2026

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