C’era già qualche indizio. Adesso c’è la certezza: le prossime elezioni si giocheranno sulla sicurezza. Non sulle promesse, non sugli slogan, non sulle solite schermaglie tra maggioranza e opposizione. Ma su una domanda semplicissima: lo Stato è ancora in grado di garantire ai cittadini il diritto di vivere tranquillamente nelle proprie città? Perché dopo le scene di guerriglia degli ultimi giorni, tra negozi saccheggiati, vetrine distrutte e poliziotti presi a sassate, è difficile immaginare una questione più urgente. E soprattutto la destra deve tornare a fare la destra. Senza tentennamenti, senza complessi e senza sconti.
Milano è diventata il simbolo di un’emergenza che non può più essere liquidata con qualche dichiarazione di circostanza. Due giorni di devastazioni, il centro trasformato in un campo di battaglia, commercianti costretti ad abbassare le serrande e centinaia di giovani protagonisti di assalti e violenze. Il bilancio della domenica parla di 271 persone accompagnate in Questura, 32 arresti, tra cui 23 minorenni. E poi Torino, Bologna, le altre città attraversate dai disordini. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di violenze “inaccettabili”, esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine, che hanno contato quasi 200 feriti nei giorni della guerriglia. Numeri che dovrebbero bastare a spazzare via qualsiasi tentazione di minimizzare.
E invece siamo ancora qui, a sentir parlare di disagio, di emarginazione, di rabbia giovanile da comprendere. Come se una condizione sociale difficile potesse trasformarsi in un lasciapassare per spaccare tutto. Come se il diritto di manifestare comprendesse anche quello di prendere a calci un poliziotto o svaligiare un negozio. La protesta è una cosa, la delinquenza è un’altra. E uno Stato serio deve saper distinguere le due cose senza il bisogno di aprire ogni volta un dibattito sociologico.
Giorgia Meloni ha convocato un vertice a Palazzo Chigi e per domani è atteso un Consiglio dei ministri con nuove misure contro le violenze. Sul tavolo ci sono l’estensione del fermo preventivo ai minorenni, interventi sugli arresti per i danneggiamenti e il rafforzamento della presenza militare a Milano. Bene. Perchè questa volta non possono bastare gli annunci. Servono provvedimenti efficaci, applicabili e capaci di resistere anche alla prova dei tribunali. Servono uomini, mezzi e strumenti per le forze dell’ordine. E soprattutto serve la certezza che chi devasta una città ne paghi davvero le conseguenze.
Perché il punto politico è tutto qui. La sicurezza non può diventare un argomento da rispolverare alla vigilia delle urne, per poi essere sacrificato sull’altare delle mediazioni e delle prudenze. È uno dei pilastri sui quali il centrodestra ha costruito il proprio rapporto con gli elettori. E sarebbe un errore imperdonabile pensare che quel consenso possa essere considerato acquisito una volta per tutte.
Chi ha votato a destra si aspetta una cosa precisa: che lo Stato stia dalla parte delle persone perbene, dei commercianti che si vedono distruggere un’attività, degli agenti mandati in strada a difendere l’ordine pubblico, dei cittadini che non vogliono avere paura di attraversare una piazza. Non chiede repressione indiscriminata, ma regole chiare e conseguenze certe per chi le viola. Non chiede di limitare la libertà di manifestare, ma di impedire che quella libertà venga sequestrata da bande di violenti.
E sia chiaro: non è sufficiente invocare pene più severe se poi mancano gli strumenti per identificare i responsabili, processarli in tempi ragionevoli e rendere effettive le sanzioni. La fermezza si misura sui risultati, non sul numero di decreti approvati. Il rischio, altrimenti, è quello di assistere all’ennesima sequenza già vista: indignazione, vertice d’urgenza, promesse e poi tutto come prima. Fino alla prossima guerriglia.
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La sinistra farà la sua parte, tra distinguo, richiami alle cause sociali e accuse di autoritarismo. Ma il centrodestra non può permettersi di giocare di rimessa, inseguendo chi considera ogni stretta sulla sicurezza un problema di libertà. Deve assumersi fino in fondo la responsabilità di governare. Anche quando significa prendere decisioni impopolari per chi scende in piazza con il passamontagna.
Le prossime elezioni saranno anche un referendum sulla capacità dello Stato di farsi rispettare. E non basterà ricordare agli italiani che dall’altra parte c’è chi preferisce parlare dei problemi dei teppisti anziché di quelli delle loro vittime. Bisognerà dimostrare, con i fatti, di essere diversi.
Perché la destra ha un dovere, prima ancora che una convenienza elettorale: garantire sicurezza e legalità. Se non è capace di fare la destra nemmeno sulla sicurezza, allora per quale motivo gli italiani dovrebbero continuare a votarla?
Massimo Balsamo, 19 ottobre 2026
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