Politico Quotidiano

Rerefendum, ha davvero vinto l’opposizione? La verità è un’altra

Un’analisi controcorrente su consenso, opposizione e percezione politica dopo il voto

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Secondo alcuni commentatori, «ora e per un po’ il tema della riforma della Magistratura sarà rimosso dall’agenda politica». L’intendimento dell’affermazione è forse quello che si avrebbe se essa fosse preceduta da quale parola: “mannaggia”? Oppure “necessariamente”? Oppure ancora da “opportunamente”? Lo dico perché io la farei precedere invece dalle parole “sarebbe un peccato se”. Per chiarire il mio parere, è opportuno contestualizzarlo meglio.

Una cosa ha insegnato lo svolgimento e l’esito del referendum: è ben più facile vincere propalando bugie alla rinfusa anziché argomentando con cognizione di causa e logica. La prima cosa non richiede alcuna fatica, anche perché le argomentazioni e la logica portano alla fine, e con fatica, a una sola verità: la verità – per dirla con Oscar Wilde – non è né pura né semplice; ma è una sola. Al contrario, le bugie sono infinite, ciascuna enunciabile in un batter d’occhio, senza neanche bisogno di pensarci.

Ed è così che hanno vinto slogan, uno più fasullo dell’altro. Tipo: la Costituzione non si tocca, non è mai successo prima, la stanno stravolgendo, si sottomette la magistratura al governo, le procure si indeboliscono, le procure diventano una super-polizia. Gli slogan hanno tuonato sommergendo la voce sommessa di chi cercava di spiegare con pazienza. Ma capire le spiegazioni richiede sforzo, tempo e attenzione, tutte cose che per lo più mancano, soprattutto in un potenziale ascoltatore che magari si ritiene abbia altre urgenze.

Alla pletora di bugie si è aggiunta la più schifosa delle manipolazioni: trasformare il voto su un problema reale del Paese in voto contro il governo. Cosicché ai No alla riforma costituzionale si sono aggiunti i No-Tav, i No-Ponte, i No-nuke, i No-termovalorizzatori, i No-Israele, i No allo sgombero delle occupazioni abusive, i No-Meloni, insomma. E fu così che 15 milioni di allocchi hanno avallato un sistema giudiziario che, tanto per dirne una, impiega 12 anni per uno sfratto.

La detta manipolazione è perdurata anche dopo il referendum. Cito Matteo Renzi: «Quando il popolo parla, il palazzo deve ascoltare»; e poi, credendo di essere l’ombelico del mondo (e mentendo): «Quando ho perso il referendum, io ho lasciato tutto». Sulla stessa linea gli altri – tutti irresponsabili – leader dell’opposizione, che hanno continuato a ingannare gli italiani facendo loro credere che il governo non avrebbe più, nel Paese, i numeri per governare.

Ma guardiamoli ‘sti numeri e, come sempre, diamoli tondi, ché si capisce meglio. Scopriamo subito che i pro-governo sono certamente inferiori ai contro-governo; ma la cosa vale per ogni governo. Nel 2022 votarono 13 milioni pro-governo e 17 milioni contro. Solo che i primi votavano una coalizione compatta in grado di governare; gli altri votavano i portatori di una miscela di idee poche, confuse e multicolori, che non potevano (né potrebbero) amministrare un condominio, tanto meno formare un governo.

Al referendum costituzionale hanno votato 13 milioni per il Sì e 15 milioni per il No. La proposta di governo è stata sostenuta da un numero di elettori pari a quello che nel 2022 sosteneva il governo. E questo sebbene l’affluenza al referendum sia stata leggermente inferiore a quella delle politiche. Direte che nei 13 milioni di Sì ci sono anche elettori dell’opposizione: già, ma il travaso è avvenuto nei due sensi e, anzi, le analisi più accurate hanno stimato in 2 milioni i pro-governo che hanno votato No contro 1 milione di anti-governo che hanno votato Sì.

Insomma, i pro-governo sono aumentati e questo dato è ancora più evidente se si guardano le percentuali: nel 2022 il 44% dei votanti fu pro-governo, nel 2026 il 47% è stato per il Sì. Invece, i 17 milioni antigovernativi (pari al 56% dei votanti) del 2022 sono diminuiti a 15 milioni di No (pari al 53% dei votanti) nel 2026. Per farla breve, la vittoria del No ha indebolito l’opposizione, non il governo. Non hanno vinto i No alla modifica costituzionale; piuttosto, come detto sopra, i manipolatori del No hanno intercettato i No di chiunque avesse un proprio “No” da rivendicare.

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Ed eccoci giunti all’affermazione virgolettata all’inizio che, emendata con quattro parole iniziali aggiuntive, faccio mia: «sarebbe un gran peccato se ora e per un po’ il tema della riforma della Magistratura sarà rimosso dall’agenda politica». Chi dà la rimozione per assodata di solito ritiene che «troppa è la delusione per la sconfitta». I numeri ci dicono però che, rispetto al 2022, il gradimento per il governo è aumentato. Allora, sarebbe un peccato se questo, convinto del contrario, anziché tenere i nervi saldi, abbandonasse a sé un problema irrisolto.

Datemi dell’ingenuo e anche del testardo, ma l’alternativa a «rimuovere il tema» in parola potrebbe essere, invece, battere il ferro finché è caldo. Per esempio, rivolgersi direttamente al Presidente del CSM con parole, ad un di presso, così: egregio Presidente, alcuni grossi e irrisolti problemi della magistratura italiana la mantengono più vicina a quella che l’immaginario collettivo attribuisce ai più corrotti Paesi del globo; giudici e procuratori sono compari, la loro politicizzazione è sfacciata, il tutto in difformità con la Costituzione, di cui Lei sarebbe anche il custode. Giudici e procuratori operano nel totale libero arbitrio, consapevoli di godere di totale irresponsabilità: è da trent’anni che ci sono, in media, tre carcerazioni al giorno che non avrebbero dovuto esserci, e anche la metà dei rinviati a giudizio risulta innocente e non avrebbe dovuto esserlo. Noi, governo, ci abbiamo provato, ma nessuno ha fermato le bugie di una campagna referendaria che, alla fine, ha fatto perdere non i Sì – e tanto meno il governo – ma il Paese e la magistratura stessa. A lei la palla, Presidente. Noi continuiamo a governare: nel 2022 ce lo chiedeva il 44% dei votanti, oggi il 47%.

Franco Battaglia, 25 aprile 2026

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