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Schlein-Conte, mancava solo Putin: paura russa sulle primarie

Il Pd vuole i gazebo, i 5 Stelle anche il voto online. Tra sospetti di hackeraggio e accuse incrociate, il campo largo si divide ancora

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Il campo largo non ha ancora deciso chi lo guiderà, fatica a mettersi d’accordo sul programma, litiga sull’Ucraina, sulle armi, su Matteo Renzi e persino sul significato dell’espressione “uno vale uno”. Adesso, però, mancava un protagonista. E puntualmente è arrivato: Vladimir Putin. O meglio, il timore che Mosca possa infilarsi perfino nelle primarie del centrosinistra italiano.

La nuova grana viene raccontata dal Corriere della Sera. Il Pd, per storia e tradizione, vorrebbe organizzare le primarie nei classici gazebo. Il Movimento 5 Stelle pretende invece che venga consentito anche il voto online. Ed è proprio qui che, nel Nazareno, cominciano le preoccupazioni. Secondo il quotidiano, esponenti dell’area riformista dem e parlamentari vicini anche ad altre componenti del partito temono possibili interferenze sul voto digitale, fino all’ipotesi che Mosca possa avere interesse a favorire Giuseppe Conte alla luce delle sue posizioni sulla guerra in Ucraina. Altro che scelta del candidato premier: nel campo largo si discute ormai anche di cybersicurezza.

Il M5s, naturalmente, non ci sta. Il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi mette subito in chiaro la linea: “Il voto ai gazebo non basta. È assolutamente necessario anche il voto online”. E quando gli viene prospettato il pericolo di un intervento russo, liquida tutto come “sciocchezze”, sostenendo che il voto digitale sarebbe anzi quello “più certificato, e quindi garantito, di tutti”.

Nel Pd, invece, qualcuno ha già trasformato la questione in battuta. Il senatore Filippo Sensi sintetizza così il timore: evitare che, “invece che da Volturara Appula, poi si mettano a votare da Minsk”. E rincara: “Non vorrei che passassimo da Rousseau direttamente ai russi”. Secondo Sensi, il rischio che primarie aperte e online possano essere hackerate sarebbe “consistente”.

Non è un timore circoscritto a lui. Lorenzo Guerini ha espresso la propria contrarietà alle votazioni sul web, preferendo gli elettori “in carne ed ossa ai gazebo”, mentre anche Paolo Gentiloni si è detto favorevole alle primarie ma contrario al voto online perché, a suo giudizio, può essere manipolato. Insomma, la coalizione che dovrebbe mettersi d’accordo per governare il Paese deve prima stabilire se fidarsi di una scheda digitale.

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E il problema è che la discussione sulle regole arriva mentre Schlein e Conte stanno già duellando sulla sostanza. La segretaria del Pd ha rivendicato il peso elettorale del proprio partito: “Uno non è che vale uno”, ha scandito alla direzione dem, ricordando che il Pd ha ottenuto il doppio dei voti delle altre forze della coalizione e spiegando che, se non verrà riconosciuto il principio della leadership affidata al partito più forte, allora ci saranno le primarie.

Conte ha raccolto immediatamente il guanto. Da Frosinone ha dichiarato che, dopo le parole della segretaria, “non ci sono alternative” e dunque “sarà la strada delle primarie”. Ma soprattutto ha ribadito il suo “uno vale uno”, collegandolo direttamente anche alla politica estera e alla richiesta di interrompere quella che definisce una escalation militare in Ucraina.

E proprio sull’Ucraina il leader dei Cinque Stelle continua ad alzare il livello dello scontro politico. Nelle ultime ore ha ribadito di non essere disponibile ad “assecondare lo stesso registro attuale”, sostenendo che la linea seguita dall’Occidente sulla guerra debba cambiare. Ieri Conte ha poi rilanciato sui social un altro messaggio rivolto evidentemente anche agli alleati: niente “progetto diluito, annacquato”. “Io a questo non mi presto”, ha detto, elencando Stati Uniti, Bruxelles, banche, colossi energetici, industria delle armi e rapporti con Israele tra i dossier sui quali non intende accettare compromessi.

Il quadro, dunque, si arricchisce quasi ogni giorno di una nuova casella. Prima la leadership. Poi le primarie. Poi l’“uno vale uno”. Poi l’Ucraina. Poi Renzi. Adesso persino le modalità di voto e il sospetto delle interferenze russe. Conte ha assicurato che farà di tutto perché le primarie non diventino un “duello rusticano” tra i leader, definendo una simile eventualità “disastrosa”. Ma prima del duello bisognerà almeno decidere dove combatterlo: ai gazebo oppure online. Con una precauzione in più. Nel Pd, a quanto pare, qualcuno vuole essere sicuro che al seggio non si presenti virtualmente anche Mosca.

Massimo Balsamo, 4 ottobre 2026

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