Politico Quotidiano

Sul caso Minetti c’è una domanda che nessuno sta facendo a Travaglio

Da cronista ho imparato una regola semplice: senza prove non si pubblica

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Ho fatto cronaca per molti anni. Prima da inviato in prima persona, poi gestendo a mia volta degli inviati. Sono venuto in possesso di decine di testimonianze clamorose, a volto scoperto o meno, che mi avrebbero potuto aiutare, far fare un passo in più nel racconto di un fatto oppure, semplicemente, farmi apparire bravo, anche più di quanto in realtà non sia.

Ogni volta, però, avevo e dovevo avere un confronto con l’ufficio legale di Mediaset: c’è una pezza d’appoggio? C’è un riscontro? C’è una prova documentale, audio o video, che conforti la testimonianza che ho raccolto? A tutte queste domande, per i legali, poteva esserci una sola risposta: sì. Altrimenti non andava in onda. Semplice.

Ora, a me dispiace profondamente che Il Fatto Quotidiano rischi seriamente di dover pagare un risarcimento folle per quanto scritto su Minetti e il compagno, soprattutto perché probabilmente non sopravvivrebbe e perché è sempre un dramma quando si spegne una voce dell’informazione. Tuttavia bisogna essere pragmatici: in due mesi la redazione di Travaglio non è stata in grado di produrre una prova, un riscontro, un documento qualunque che confermasse le parole di Graciela Torres, prima ancora che lei stessa si autosmentisse davanti a un notaio. Circostanza che, peraltro, sarebbe comunque superflua in assenza di riscontri, ed è bene precisarlo. Capite bene che il giornalismo non funziona prendendo per oro colato ciò che dice una supertestimone che, però, non è in grado di produrre nulla a supporto delle sue accuse: una foto, un video, un audio, niente.

Perché io, altrimenti, potrei accusare chicchessia di qualunque misfatto. E quanto sarebbe facile, in questo modo, sbarazzarsi di persone sgradite? In questo quadro già precario, peraltro, non va nemmeno sottovalutata la circostanza che la Torres avesse avuto un fatto personale con Cipriani: la vicenda della molestia conclusasi con un accordo economico.

Quindi, ricapitolando: una persona che ha avuto problemi con una coppia accusa la coppia stessa di organizzare festini a base di sesso e droga, nei quali la donna recluta prostitute, ma a sostegno di questa testimonianza non è in grado di produrre alcuna prova. E no, non basta che la Torres abbia inviato un milione di messaggi e fatto altrettante ore di telefonate nelle quali ribadiva le sue accuse, perché resta sempre e soltanto la sua parola, priva di riscontri.

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Davvero secondo voi è stato comunque giusto insistere su questa strada? Nessuno vuole insegnare il mestiere a nessuno, men che meno a un mostro sacro come Travaglio, ma è lecito sospettare che, forse, stavolta a qualcuno sia scappata la frizione.

I pentiti che all’epoca accusarono Enzo Tortora furono diciannove, non uno; almeno tre di loro avevano avuto ruoli apicali nella camorra. Ritrattarono quasi tutti, perché nessuno fu in grado di produrre prove a supporto delle proprie accuse. Per questo Tortora venne assolto, nonostante la sua vita fosse ormai indelebilmente segnata.

Ed è così che funziona, ed è giusto che funzioni: senza prove non si va da nessuna parte, che si tratti di una Procura o di un organo di stampa. Perché noi giornalisti non avremo lo stesso potere dei magistrati, ma abbiamo la stessa possibilità di devastare delle esistenze.

Guglielmo Mastroianni, 10 giugno 2026

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