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Polonia nel caos, la polizia sbarra la Corte costituzionale

Lo scontro tra il governo di Donald Tusk e le istituzioni giudiziarie: sospesi i giudici, il presidente torna d'urgenza a Varsavia

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La polizia schierata davanti alla Corte costituzionale, il presidente dell’organismo estromesso dalle sue funzioni, i manifestanti che tentano di superare le recinzioni e il capo dello Stato costretto a interrompere un viaggio all’estero. È una serata di altissima tensione quella che sta vivendo la Polonia, dove lo scontro tra il governo di Donald Tusk e le istituzioni giudiziarie è esploso davanti alla sede del Tribunale costituzionale di Varsavia.

Tutto comincia nel tardo pomeriggio di venerdì 30 ottobre, quando sul sito della Corte compare un provvedimento che dispone l’immediata sospensione dalle funzioni, per un mese, del presidente Bogdan Święczkowski e del vicepresidente Bartłomiej Sochański. A firmarlo è la giudice Anna Korwin-Piotrowska, che assume la guida dell’organismo in quanto magistrato con maggiore anzianità di servizio. La decisione viene motivata con presunte violazioni delle norme sul funzionamento del Tribunale, tra cui l’esclusione di alcuni giudici dalle attività della Corte e gli ostacoli alla convocazione dell’assemblea generale. Contemporaneamente, il procuratore generale Waldemar Żurek trasmette cinque richieste di revoca dell’immunità: quattro riguardano Święczkowski, una Sochański.

È a questo punto che entra in scena la polizia. Gli agenti vengono schierati nell’area del Tribunale su richiesta della giudice Korwin-Piotrowska, che segnala possibili rischi per l’incolumità del personale e per l’ordine pubblico. La polizia precisa di operare esclusivamente negli spazi esterni e di non essere entrata nell’edificio.

Ma la situazione precipita. Davanti alla Corte arrivano Jarosław Kaczyński, l’ex premier Mateusz Morawiecki e altri esponenti dell’opposizione. Święczkowski tenta di accedere alla sede, ma trova gli agenti a impedirgli il passaggio. Durante la protesta viene tagliato il dispositivo di sicurezza di un cancello. Il presidente estromesso riesce a entrare nell’area esterna, mentre la polizia dispone ulteriori barriere. Tre persone vengono fermate dopo aver scavalcato la recinzione.

Święczkowski invita infine i manifestanti alla calma. «Non ci metteremo a combattere con la polizia. Torneremo con il presidente», dichiara prima di lasciare il luogo della protesta. Intanto lo scontro diventa politico e istituzionale. Kaczyński parla di un attacco alla Corte e chiede al presidente della Repubblica Karol Nawrocki di intervenire. L’ex presidente Andrzej Duda accusa duramente il governo, mentre il primo presidente della Corte suprema, Zbigniew Kapiński, denuncia un «precedente pericoloso» per lo Stato di diritto.

Le critiche arrivano anche dal costituzionalista Marcin Matczak, tutt’altro che vicino a Święczkowski, che contesta l’esistenza di basi giuridiche per sospenderlo in questo modo. Di tutt’altro avviso Tusk. «Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere», scrive il premier, sostenendo che dopo gli anni del governo PiS siano necessarie decisioni ferme. Anche il vicepremier Krzysztof Gawkowski difende il cambio alla guida della Corte.

Il presidente Nawrocki interrompe il viaggio verso il Senegal e rientra d’urgenza in Polonia. Atterrato a Varsavia, raggiunge il Palazzo presidenziale, dove arriva anche Święczkowski. Il leader di Konfederacja, Sławomir Mentzen, chiede la convocazione immediata del Consiglio di sicurezza nazionale, parlando di un Paese «sulla soglia di un colpo di Stato».

Sul piano giuridico, però, la legittimità del provvedimento resta controversa. La nuova guida del Tribunale invoca una norma che consentirebbe l’allontanamento temporaneo di un giudice, mentre altri giuristi contestano che possa essere applicata in queste circostanze. La prossima data decisiva è il 3 novembre, quando dovrebbe riunirsi l’assemblea generale dei giudici costituzionali. Ma intanto Varsavia si ritrova con due fronti istituzionali contrapposti, una Corte al centro della contesa e la polizia a presidiare uno dei luoghi simbolo dell’ordinamento costituzionale polacco.

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