Esteri

Qualcuno incolperà Sanchez (come Salvini) per la strage dei treni?

Ogni ritardo in Italia imputato al ministro dei trasporti. PD in prima fila. Farà lo stesso con l'amaro Pedro per i 68 morti di Toledo?

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Il bollettino della strage ferroviaria spagnola di ieri mattina causata dallo scontro tra due treni ad alta velocità nella provincia di Toledo, nei pressi di Urda, è drammatico: ad oggi si registrano 68 morti e centinaia di feriti sui circa 400 passeggeri a bordo. Le immagini dei vagoni deragliati e precipitati nella scarpata, i racconti dell’impatto e del panico generale, sono da brividi. Dalle prime ricostruzioni arrivate dai media locali, parrebbe che il macchinista del treno Iryo abbia avvisato il centro di controllo di Adif – la società pubblica responsabile della gestione delle infrastrutture ferroviarie – di essersi fermato a causa di un guasto circa 10 minuti prima della collisione col treno AVE dell’operatore ferroviario pubblico “Renfe” che viaggiava a oltre 100 km/h.
Il Ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, ventila l’errore umano: a detta sua, nonostante un guasto non risolto, gli operatori del centro di controllo avrebbero dato inspiegabilmente l’ordine di “riprendere la circolazione”. Il premier Pedro Sanchez, invece, assicura che l’indagine andrà fino in fondo e metterà in luce eventuali negligenze. E sottolinea che “non è accettabile per un Paese come la Spagna subire due gravi incidenti sulla linea ad alta velocità in meno di un anno.”

Questo lo sappiamo anche noi, Presidente. Lo sanno soprattutto gli spagnoli e le famiglie delle vittime che oggi piangono 64 morti mentre altri non hanno ancora smesso di piangere le 46 vittime di Adamuz, dove il 18 gennaio scorso nello scontro fra un treno Alvia di Renfe e un Frecciarossa di Iryo, si è verificata un’altra strage. Certo che l’indagine andrà a fondo e che la giustizia farà il suo corso, ma i cittadini – e questo principio vale per gli spagnoli e per ogni europeo – hanno il diritto di sapere che cosa succede alle proprie infrastrutture, in quali condizioni si trovano, quali fondi sono stati ricevuti e come sono stati spesi.

A vedere ciò che succede ai trasporti spagnoli sotto Sanchez, in Italia dovremmo benedire Matteo Salvini Ministro dei trasporti. A prescindere dal fatto che le cause italiane dei disservizi ferroviari riguardino deficit strutturali atavici (e considerato che anche noi abbiamo vissuto da vicino le tragedia ferroviaria di Andria dell’estate del 2016, di Pioltello nel 2018 o di Livraga nel 2020 in cui persero la vita complessivamente 28 persone), certo che se un treno fa ritardo c’è da lamentarsi; certo che se non è garantito il sostitutivo efficiente c’è da andar matti; certo che se i giunti si rompono c’è da protestare; certo che se il Paese sembra ritardare perché il vizio nei trasporti appare sistemico c’è da dolersi. Ed è sacrosanto pretendere che ogni tipo di disservizio sulla linea (principio pubblico valevole sempre e ovunque) non debba essere accettato come normalità. Ma dando per assodate le lezioni che dall’opposizione vengono sciorinate a colpi di dichiarazioni stampa e sarcasmo social, abbiamo imparato che prendersela col ministro di destra sia un po’ più semplice e faccia parte del gioco: evidentemente con Delrio, Toninelli (si, Toninelli), De Micheli e Giovannini i trasporti godevano di miglior salute rispetto ad oggi. No? Sarà mai un’invenzione che negli ultimi 4 anni siano stati stanziati 256 miliardi di euro per infrastrutture e trasporti e ci siano 1.300 nuovi cantieri attivi in tutta la rete ferroviaria (di cui 215 sull’Alta Velocità), col record di treni in circolazione e del numero crescente di passeggeri? Statistiche niente male ma che senza dubbio devono lasciare la parola alla soddisfazione più o meno alta degli utenti.

Ad ogni modo, l’elenco delle richieste di dimissioni del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini (buttate lì per dire qualcosa si intende eh) è infinito; anche l’ironia politica e i meme social proliferano: sono delle vere opere d’arte teatrali ma non provengono propriamente da chi, come Crozza, lo fa per mestiere. Indimenticabile la perla di Bonelli (AVS), che nell’agosto del 2024 ci ha spiegato, metafisicamente, il concetto di relativismo: se il treno è in ritardo è colpa di Salvini ma se la puntualità media migliora, il merito del lavoro del Ministero non c’entra nulla. In che senso, vi chiederete. Era il 14 agosto – periodo di calma piatta per il trasporto su binario, si sa – i dati riportati dal Ministro erano in netto miglioramento e indicavano il 91% di puntualità delle corse, eppure il co-leader di Alleanza Verdi e Sinistra dilatò lo spazio-tempo, non negò il miglioramento ma ci raccontò di come il risultato dipendesse esclusivamente dall’aumento dei tempi programmati di percorrenza. Oh, può essere.

Qualche settimana più tardi ci godemmo il meme del mese, l’ironia caustica di un tabellone all’ingresso della Stazione Termini di Roma costruito con l’AI che recitava le frasi più esilaranti per enfatizzare il disagio dovuto al guasto elettrico del giorno della festa dei nonni. Per non parlare della Schlein, che ha addirittura impegnato il suo staff nel conteggio delle ore totali di ritardo di tutte le tratte su binario dall’insediamento del governo Meloni. E ancora, nel gennaio del 2025, andò virale sui social lo spezzone video in cui – durante un intervento in Senato – Matteo Renzi ironizzò sul Ministro Salvini paragonandolo a John Belushi nel film “The blues Brothers” e definendolo come il più grande sabotatore delle ferrovie dello Stato.

Tutto bellissimo. Ma io dico: è mai possibile che il senatore Renzi, di certo simpatico e sempre attento critico oppositore dei disservizi su rotaia, non abbia ritenuto opportuno dire due paroline in seguito alle due stragi in Spagna? E mi espongo a facile obiezione: “Renzi fa l’opposizione in Italia, mica in Spagna.” Vero, ma sono morte 110 persone e lui è pur sempre il leader di un partito di una coalizione che idolatra l’enfant prodige della sinistra europea, capo di un governo sotto il quale si sono verificate le tragedie e premier in un Paese in cui è il Ministero dei trasporti a controllare la società pubblica che gestisce le reti ferroviarie (Adif). E Schlein, oltre che il conteggio dei minuti di ritardo accumulati in 4 anni (certo legittimo, ma inutile e fuorviante) in Italia, avrà il buon garbo di alzare il ditino e farci sentire due paroline anche nei riguardi del dicastero dei trasporti del governo del suo amichetto Pedro, o no? Io scommetto di no.
E dico anche che solo la potentissima e pervasiva immunità ideologica che protegge Sanchez dalle critiche dei kompagni europei, riuscirebbe a salvare Salvini: se fosse stato Ministro nel governo di Pedro – anche ora, in concomitanza delle due stragi – già lo so: nessuno gli avrebbe mai tributato lo stesso trattamento che gli stanno tributando, pretestuosamente, in Italia. Puta caso: silenzio assoluto alla sinistra dell’emiciclo. Qualcuno salvi il kompagno Salvini: Sanchez, pensaci tu!

Francesco Catera, 29 ottobre 2026

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