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Quel diabolico dispositivo per toglierci libertà

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Sì agli spostamenti ma con il “pass”; sì a pranzo e cena ma soltanto all’aperto; sì alle uscite ma con il coprifuoco; sì alle visite familiari ma in non più di quattro e – mi raccomando – occhi allo spione. Tutti questi casi – e molti altri se ne potrebbero aggiungere: dalla parola “assembramento” all’uso della mascherina all’aperto – prima di indicare delle soluzioni pratiche inefficaci e persino controproducenti, segnalano una mentalità in cui le libertà delle singole persone non sono delle garanzie inviolabili ma delle concessioni statali. Alexis de Tocqueville diceva una cosa splendida: “Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire”.

Regole moraliste

L’Italia non riesce ad uscire dalla logica dell’emergenza perché prima di avviare le riaperture pratiche è necessario conquistare la riapertura mentale ma, purtroppo, la cultura politica italiana è chiusa. Il dibattito pubblico, ad un anno e oltre dall’inizio dell’epidemia, è tutt’ora concentrato sui comportamenti delle persone invece che sui necessari servizi sanitari come le cure, le terapie domiciliari, l’organizzazione territoriale. Il lavoro giornalistico, sia sulla carta stampata sia in televisione sia sui social – con le dovute eccezioni, si capisce – invece di svolgere la critica delle azioni di governo si è specializzato nel moralismo delle regole con l’idea autoritaria di trasformare ogni persona in un soldatino. Nasce così, passo dopo passo, un diabolico dispositivo totalitario in cui partiti, giornali, società diventano i volenterosi carnefici di sé stessi che estromettendo la libertà in nome della sicurezza e della salute si autocondannano da un lato al servilismo e dall’altro all’insicurezza e alla malattia.

Abusi sulla libertà

Più si cerca di immaginare e di realizzare una vita e una società immuni dal virus e dai rischi del virus e più la vita e la società, che per loro natura non sono immuni, sono sistematicamente esposte al contagio, alla insicurezza, alla morte. La fonte della sicurezza – il governo – diventa essa stessa la radice dell’insicurezza perché le si attribuiscono poteri straordinari e illimitati che non possono garantire risultati ma soltanto abusi sulla libertà, mortificando così proprio quella forza sociale e morale che sempre in casi straordinari è la risorsa umana per eccellenza per rispondere con intelligenza e resistenza ai mali della storia e della natura.