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Quel mondo “senza muri” che ci mette a rischio

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A me sembra che stiamo tutti a guardare il dito e non la luna. Il problema del Coronavirus non è il Coronavirus. Il valore dichiarato di tasso di mortalità (ho letto fra 3% e 4%) è sicuramente sovrastimato, perché esso è calcolato come rapporto fra decessi e infettati. Ma mentre il numero dei decessi è certo, quello degli infettati è ignoto. Ed è sicuramente errato se è assunto uguale al numero di testati e positivi al test: è stato accertato che si può anche essere asintomatici e, inoltre, molti che hanno lievi sintomi, li ignorano e, comunque, non sono testati. Alla fine, il tasso di mortalità è probabilmente inferiore a quello che fu per la Sars. Per esempio, la Corea del Sud ha deciso di effettuare test capillari, e su 7869 infetti registrati, 66 sono deceduti (dato al momento in cui scrivo): il tasso di mortalità, dai dati sud-coreani appare quindi inferiore al 9 per mille. E negli Stati Uniti hanno avuto 30 decessi contro i 60mila dell’anno scorso per la normale influenza stagionale. In ogni caso, qualunque tasso di mortalità sia dichiarato oggi, esso non è attendibile: oggi è ancora troppo presto.

Qual è il problema, allora? Il problema è quello che ha evidenziato, da noi, la più totale incapacità di Conte e dei suoi ministri. I quali, quando Salvini disse l’unica cosa sensata che andava detta, e cioè chiudere-chiudere-chiudere, gli dettero dello sciacallo. Questo dannato virus ha due fastidiose specifiche. 1. La prima è che preferisce attaccarsi ai polmoni piuttosto che al naso o alla gola o allo stomaco: chi per una ragione o per un’altra ha un sistema immunitario che poco reagisce al virus, finisce col non poter respirare e, a differenza di un mal di gola o di una diarrea che spesso si curano a casa, ha bisogno di essere ricoverato. 2. La seconda è che il virus si trasmette con grande facilità. Le due cose messe insieme rischiano d’ingolfare il sistema sanitario fino al punto di non aver posto per ricoverare chi ha l’assoluto bisogno d’aiuto.

Il problema che questo virus sta sollevando è allora l’emergenza sanitaria. Se oggi è il Coronavirus, domani potrebbe essere un virus veramente letale o altra patologia che si diffonde in un mondo che vorrebbe essere “senza muri” per scelta ideologica, incurante del fatto che varie parti del mondo hanno sistemi sanitari differenti, con differenti assunzioni di responsabilità in ordine alla protezione sanitaria. La globalizzazione va benissimo finché è velocità di trasmissione d’informazioni (via internet), ma va malissimo se significa trasporto incontrollato di persone.

L’afflusso di barconi pieni d’individui di cui non si conosceva neanche il nome e – men che meno – la loro scheda sanitaria, è stato, da parte di chi, governandoci, ha permesso quell’afflusso, come aver giocato alla roulette russa con le nostre vite e la nostra salute. Ancora una volta, Salvini ha ragione.