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Quello che non ci dicono sulla violenza contro le donne - Seconda parte

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Ma noi, noi uomini qualunque, non siamo tutti dei Genovese e non siamo stati da ragazzini come certi figli di potenti, presunti stupratori seriali: almeno lasciateci questo beneficio d’inventario. A proposito, ancora un nervo scoperto: certo che la diciottenne torturata è vittima, e lo è sotto tutti gli aspetti; va curata, va tutelata, le va resa una giustizia totale – non quella che trova il capolinea nell’impunità salvifica. Nessuno crede al pentimento fellone di uno come questo Genovese. Ma ci si conceda almeno la riserva della ragione, ci venga ancora consentito chiederci come fa una adolescente a passare per feste criminali come quelle, ad altissima selezione. Non per gettarle addosso croci, ma per capire: il migliore dei mondi possibili è quello senza violenza, poi c’è la realtà e la realtà, per quanto inaccettabile, chiede anche un minimo di prudenza. Nei genitori, quanto meno. È offensivo dirlo? Ora noi vediamo che anche questa ragazzina, sicuramente devastata, è già stata irretita dal circo televisivo che si contende i suoi traumi: possiamo dire che è una logica schifosa, cui anche le vittime, magari inconsapevolmente, si prestano, o anche questo è impedito, anche questo sa di terrorismo maschilista?

Possiamo, da esseri umani, non da maschi, incazzarci per questo gioco delle tre carte che corrode tutto, che fa scadere ogni orrore in gossip maniacale? Possiamo osservare – precisando che non c’è allusione di sorta con le scelleratezze di cui sopra – che il messaggio della influencer di turno, quel rivendicare una dignità femminista a culo per aria è mignottesco in tutti i sensi, che confonde le carte e destabilizza le donne di domani? Certo che non si può, non si deve soffocare in alcun modo il diritto, sacrosanto, di una donna di essere chi vuole e di mostrarsi per chi sente di essere: giù le mani, vigliacchi. Ma sentire certe avventuriere mandare messaggi esplicitamente consumistici, di consumo del corpo, di autentica prostituzione, basta scorrere TikTok, nel nome della tutela delle loro simili, di una pretesa emancipazione che è solo incitamento a svendersi, francamente è dura da mandar giù. E rimuoverlo, adornarlo di parole vane, fa solo il gioco dei mostri. Quelli veri.

Max Del Papa, 25 novembre 2020