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Liquidità partite Iva, quello che non torna - Seconda parte

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Non lo trovate allucinante? Dite la verità, ci avete capito qualcosa? Queste cinque per fornici un numero che rappresenterebbe il tasso masso applicabile dalle banche: conteggi alla mano si avvicinerebbe al 2%, un 2% che rappresenta il massimo tasso applicabile dalle banche per le operazioni di finanziamento. Ma non è finita qui. La parte che davvero creerà molti fraintendimenti è quella relativa agli importi che verranno erogati. Molti immaginano di avere già i 25 mila euro in tasca (come il mio amico della telefonata), per cui ci resteranno molto male che le cose non stiano proprio così. Non lo dico io, lo dicono i numeri relativi al finanziamento.

Sappiamo che potremmo avere un massimo di 25 mila euro e quel massimo è funzione del limite del 25% dei fatturati d’Impresa. L’Abi nel documento allegato ci fa qualche esempio che riprendiamo:

IMPRESA A

Importo ricavi = 120.000 euro

25% ricavi =        30.000 euro

Erogazione =      25.000 euro     

Essendo il 25% del ricavo superiore alla soglia massima di 25 mila euro si applica  la soglia.

 

IMPRESA B

Importo ricavi = 80.000 euro

25% ricavi =       20.000 euro

Importo massimo erogabile = 20.000 euro

Quindi, come vediamo, se si hanno almeno 100 mila euro di fatturato, l’importo erogabile sarà di 25 mila euro, altrimenti la quota sarà minore. Da qui, però, la domanda nasce spontanea: quante partite Iva, in Italia, fatturano almeno i 100 mila euro necessari per raggiungere, al 25% la soglia massima e quindi ottenere i 25 mila euro di finanziamento? Per rispondere alla domanda, siamo andati a cercare i dati delle partite Iva sul sito del Mef. I dati che riportiamo sono esplicativi in questo senso ed anche se relativi alla dichiarazione Iva presentata nel 2018 (relativa al periodo d’imposta 2017), rendono bene l’idea. Cosa ci raccontano questi numeri? Il 70% delle partite Iva ha un fatturato inferiore ai 100 mila euro e quindi non percepiranno il finanziamento massimo.