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La guerra del gas

Rincari gas, le 4 cose che ci nascondono

Sulla guerra del gas ci sono diverse cause ancora non emerse del tutto

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Da lungo tempo la lobby italiana del gas ha la capacità di imporre decisioni alla politica. Politica che finora non ha avvertito l’urgenza di adottare decisioni ormai indispensabili per tutelare non solo l’utenza, ma la stessa economia del paese, che sta pagando per l’energia prezzi insostenibili. È storia antica. In Italia la lobby (allora di Stato) del gas iniziò a condizionare la politica quando l’Eni di Enrico Mattei (padre-padrone del gas naturale, quando ancora l’Italia non lo importava), inaugurò la stagione dei finanziamenti illeciti ai partiti.

La lobby del gas trionfò con la fine dell’avventura nucleare italiana, cavalcando l’onda montante dell’integralismo ambientalista, contrapponendo al nucleare l’immagine del “metano azzurro” di Folon e lo slogan “il metano ti dà una mano”. Il massimo del risultato fu raggiunto quando l’Enel, autorizzata a comprare gas all’estero senza passare per la Snam, decise di chiudere le centrali policombustibile (appena entrate in esercizio) condannando l’Italia alla monocultura del gas. Dopo decenni di incontrastato dominio del gas sulle scelte energetiche, la festa è ripresa con maggior vigore con la liberalizzazione dei mercati energetici avviata nel 1999 con il “decreto Bersani” e perfezionata con il “decreto Bersani bis”. Sostituita la figura del monopolista pubblico con una pletora di importatori, grossisti e intermediari pubblici e privati, a partire dal 2003 gli utenti italiani poterono scegliere “liberamente” di pagare il gas ai prezzi crescenti imposti dalla speculazione.

Per approfondire

La pressione della lobby del gas sulle decisioni politiche ha riscontri anche molto recenti. Nel settembre 2018, per una fortunata serie di circostanze, il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam iniziò una discesa che da 35 €/MWh lo portò a 10 €/MWh nel luglio 2019. Per un paese affamato di gas come l’Italia si trattava di manna dal cielo. Ma gli importatori e i grossisti del gas si affrettarono a lanciare un “allarme profitti”, chiedendo al governo di adottare un “prezzo fisso” al di sotto del quale il gas non sarebbe potuto scendere. Tanto sulle testate specializzate quanto sui quotidiani apparvero titoli quali “Il Gnl inonda i mercati europei”, “Gas ai minimi storici”, “È giunta l’ora del prezzo fisso?”.

Poi, nel marzo 2020, giunse il lockdown, e la drastica riduzione della domanda fece crollare ulteriormente il prezzo del gas fino al minimo storico di 2,5 €/MWh toccato il 28 maggio 2020. Finito il lockdown, nel settembre 2020 iniziò una nuova fase di crescita del prezzo del gas che raggiunse un picco di 116 €/MWh il 5 ottobre 2021. Dopo una stasi temporanea, la crescita riprese fino a toccare, nel dicembre 2021, i 180,27 €/MWh. È interessante sottolineare alcune circostanze che sembra siano sfuggite al governo:

1. la prima è che questa crescita dei prezzi (iniziata a metà 2020) non ha alcun rapporto con l’invasione dell’’Ucraina (iniziata solo il 20 febbraio 2022);

2. la seconda è che anche dopo l’inizio della guerra, il gas ha continuato a fluire regolarmente nei gasdotti che alimentano l’Europa, nei quantitativi e ai prezzi previsti dai contratti pluriennali vigenti. Circostanza, questa, che non giustifica in alcun modo gli aumenti registrati alla borsa di Amsterdam tra marzo e giugno 2022;

3. la terza è che, più che lo scoppio della guerra, sui rincari del gas hanno influito le sanzioni decise dall’Ue. Sono queste che il 10 giugno 2022 hanno spinto la Russia a ridurre unilateralmente le forniture ad alcuni paesi europei, decisione che ha portato il gas a raggiungere il massimo storico di 340 €/MWh il 26 agosto 2022;

4. la quarta è che, dopo il massimo dovuto alla riduzione unilaterale delle forniture, il prezzo del gas è tornato a calare fino a recuperare quotazioni già raggiunte ante-guerra.

Quanto al “price cap” di 180 €/MWh adottato dall’Unione Europea, è interessante notare che esso è stato superato, grazie alla speculazione, già nel dicembre 2021, quando mancavano ancora due mesi all’inizio della guerra in Ucraina, senza che allora l’Ue se ne preoccupasse più di tanto. È dunque evidente che, in Italia come in Europa, ci sono gravi problemi speculativi sul gas da riportare sotto controllo. Aspettiamo dunque con fiducia che qualcuno se ne accorga.

Ugo Spezia, 29 dicembre 2022