Esteri

Sanchez al voto anticipato, mossa disperata: chi è avanti nei sondaggi?

Il premier spagnolo ci ha pensato tre giorni, poi ha sciolto il parlamento. Le proteste per la casa e la scommessa del leader Psoe

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Alla fine Pedro Sanchez ha passato il Rubicone. Ci ha pensato qualche giorno, dopo la sconfitta parlamentare sui decreti casa che avrebbero dovuto “rispondere” all’indignazione popolare per lo sfratto di Maricarmen Abascal. Ma alla fine il dado è tratto: il premier spagnolo ha sciolto il Parlamento e indetto le elezioni per il 29 novembre. Ok. Ma perché proprio ora? E perché ha aspettato qualche giorno?

La risposta sta un po’ nei numeri e un po’ nelle manifestazioni che hanno avuto luogo a Madrid e in diverse città spagnole questo fine settimana. Partiamo dai dati. L’ultimo sondaggio in ordine di tempo, realizzato dopo lo sgombero di Maricarmen, durante le proteste di piazza ma prima dell’approvazione dei decreti casa (poi bocciati), è quello di 40dB. per El País e Cadena SER. Il documento fotografa un netto distacco tra i blocchi. Il PP resta primo con il 31,6%, pur perdendo 0,8 punti, mentre il PSOE scende leggermente al 27,4%. A crescere è soltanto Vox, che guadagna 0,6 punti e raggiunge il 18,4%. Sumar cala al 5,6% e Podemos al 2,7%. Nel complesso PP, Vox e SALF arrivano al 52%, mentre PSOE, Sumar e Podemos si fermano al 35,7%: una distanza di 16,3 punti. Tanta distanza. Troppa. Ma Sanchez è famoso per recuperare consensi in corso d’opera e soprattutto per creare alleanze parlamentari molto variegate pur di ottenere la guida del governo. In fondo, l’attuale esecutivo cade per il voto contrario di Junts, partito catalano, separatista e di centrodestra. Per riuscire a ottenerne il voto di fiducia, anni fa, Sanchez dovette promettere e realizzare un’amnistia per i leader separatisti, legge malvista trasversalmente nel resto della Spagna.

Vox registra anche la maggiore fedeltà elettorale: l’87,4% di chi lo votò nel 2023 confermerebbe oggi la scelta. Il PP trattiene il 76,2% dei suoi elettori, il PSOE il 68,4%, mentre Sumar appena il 39,9%. Significativo il passaggio dal PP a Vox: il 13,5% degli elettori di Feijóo sceglierebbe oggi Abascal, mentre solo l’1,6% compie il percorso inverso. Vox conquista inoltre l’11,6% di chi nel 2023 si era astenuto. Il problema maggiore a sinistra riguarda Sumar: il 21,7% dei suoi elettori del 2023 passerebbe a Podemos e il 13,9% al PSOE, mentre il 9,4% resta indeciso. Anche il PSOE perde voti soprattutto verso destra: il 5,4% passa al PP e il 4,8% a Vox. Sul piano demografico Vox è particolarmente forte tra gli uomini e tra gli elettori dai 18 ai 44 anni, mentre cala tra gli over 65, fascia nella quale PP e PSOE raggiungono entrambi il 28,2%.

In questo momento anche il conto dei seggi dà torto a Sanchez. Utilizzando i sondaggi precedenti allo sfratto dell’anziana signora, la distribuzione sarebbe questa: 137 seggi al Pp, 107 al Psoe, 62 a Vox. Un governo di destra, Vox-Pp, avrebbe quindi 199 seggi. Oltre venti in più della maggioranza assoluta. Però c’è sempre un però. Il Psoe e Sanchez si sono convinti che il caso Maricarmen e l’indignazione popolare per la bocciatura delle leggi sulla casa possano avere un effetto dirompente. Non a caso, il premier ha addossato tutta la responsabilità della bocciatura parlamentare dei decreti “alle destre”, intendendo Pp, Vox e Junts. La scommessa è che ora i sondaggi ricomincino a sorridere un po’ di più ai socialisti, nella speranza che chi è sceso in piazza decida davvero di votare Psoe per evitare che il potere vada all’onda “di estrema destra che sta causando regressione ovunque governi”. “Dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci conceda una maggioranza molto più ampia con cui sconfiggere le élite e continuare a trasformare la Spagna”, ha detto oggi annunciando le elezioni anticipate.

È vero che, secondo i sondaggi, il 47,9% degli spagnoli considera la crisi abitativa il primo problema nazionale, più della sanità e dell’immigrazione. Piacevano anche le misure contenute nei decreti casa: il prestito pubblico a tasso zero per la prima casa, il divieto di acquisto per i fondi immobiliari speculativi, lo stop agli sfratti. Ma, sempre secondo i sondaggi, oltre il 75% degli spagnoli era comunque convinto che non avrebbero risolto la situazione e, in ogni caso, sul tema la maggioranza si fida più del Pp che del Psoe.

 

Senza contare tutto il resto. Sanchez spera di incentrare l’intero dibattito pubblico sulla casa, convinto che il tema possa mobilitare la popolazione, ma nelle piazze non sono mancati i cartelli contro l’attuale governo. A questo si aggiungono la perdita di popolarità dovuta alla crisi di Ceuta e i numerosi scandali giudiziari che hanno investito la famiglia del premier e diversi suoi stretti collaboratori.

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