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Sanzioni e invio armi, scelgano gli italiani con il referendum

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Ritorno sul tema trattato qualche giorno fa. Non intendo fare “dietrologia”. Tutti dicono che è stato il colpo di grazia per Berlusconi. Beh, certo dopo Ronzulli, l’inchino nella sede di FdI (non ci riuscì neppure Fini), le dichiarazioni su Vodka e Lambrusco in barba a tutte le sanzioni, che Berlusconi ne esce un po’ suonato. Ok, ma attenzione, perché Berlusconi con le ultime uscite ha messo il dito nella piaga. Questa guerra non ha il consenso popolare soprattutto, ovviamente, per via dei danni economici che sta provocando.

E allora si invocano i sacri principi, che non sono quelli cristiani, ma la fedeltà all’Alleanza Atlantica e alla Ue. Come se la posizione di Berlusconi fosse quella di Marco Rizzo o del vecchio Pci. Suvvia, siamo seri. Il problema che Berlusconi ha sollevato non è quello di uscire dalla Nato o dalla Ue – non è folle sino a questo punto – ma di come starci dentro. Dobbiamo essere servi o alleati della Nato? Membri con la propria autonomia della Unione europea o meri esecutori di decisioni prese da altri? Si può essere diversamente atlantisti e diversamente europei. Sarà difficile, ma non impossibile.

L’Ungheria fa parte della Nato e della Ue ma sta dimostrando di seguire una via molto diversa dalla nostra. L’”illiberale”, l’“antidemocratico” Orban ha deciso di indire su sanzioni e armi un referendum nazionale. E perché anche noi non facciamo un referendum consultivo di indirizzo? Non dite che la Costituzione lo vieta perché non è vero, uno nel lontano 1989 è stato fatto. Diamo allora voce al popolo su sanzioni e armi, per far questo non è necessario uscire dalla Nato e neppure dalla Unione Europea.

Paolo Becchi, 21 ottobre 2022