Nuovi scontri ai cortei, Torino nel caos: cariche della polizia e petardi. Tensione anche a Milano e Roma
Nuova giornata di tensione nelle piazze italiane. A una settimana dalle violenze che hanno investito Milano e altre città, sabato 24 ottobre sono tornati i cortei contro il governo, il riarmo e il carovita. Gli episodi più gravi si sono registrati a Torino, dove si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con cariche della polizia, lancio di oggetti e petardi. Mobilitazioni anche a Milano e Roma, con i centri cittadini presidiati dagli agenti e controlli rafforzati per scongiurare nuovi disordini.
A Torino circa un migliaio di manifestanti si è radunato in piazza Castello per il corteo contro il riarmo, il caro benzina e i data center, promosso dal coordinamento Torino è contro il riarmo, con la partecipazione di Askatasuna, collettivi studenteschi, Potere al Popolo, Cambiare Rotta, Usb e Rete dei comunisti. In piazza anche bandiere palestinesi e cubane. Lo slogan della manifestazione era «Noi la guerra non la paghiamo».
Gli scontri sono scoppiati intorno alle 16.40 all’imbocco di via Po, quando i manifestanti hanno tentato di lasciare piazza Castello trovandosi davanti uno sbarramento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Gli agenti avevano indicato un percorso alternativo attraverso i Giardini reali, verso la zona nord della città. Dal corteo si è levato il grido «Fateci passare», mentre la tensione aumentava davanti al cordone di polizia.
Gli agenti hanno effettuato una prima carica di alleggerimento, utilizzando scudi e manganelli per respingere i manifestanti. Dopo un momentaneo arretramento sono seguite altre due cariche, a breve distanza l’una dall’altra. Dalla folla sono partiti oggetti e petardi, mentre i partecipanti gridavano «Vergogna» e intonavano lo slogan francese «Tout le monde déteste la police». Alcuni manifestanti in prima fila, con caschi neri contrassegnati da una croce rossa, hanno alzato le mani davanti agli agenti. Uno di loro si è tolto il casco e i guanti, tentando di parlare con i poliziotti schierati.
Poco prima degli scontri, sempre in piazza Castello, un manifestante incappucciato aveva dato fuoco a un grande manifesto raffigurante Giorgia Meloni. Il giovane era salito sul monumento al Duca d’Aosta e aveva incendiato l’immagine della presidente del Consiglio, tra cori di insulti, richieste di dimissioni e applausi di una parte dei presenti.
La giornata era cominciata con un imponente schieramento di sicurezza. Centinaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri erano stati dislocati nelle strade del centro, con particolare attenzione alla prefettura, alle vie dello shopping e agli accessi a piazza Castello. Diversi commercianti avevano abbassato le serrande o protetto le vetrine con pannelli. Prima dell’inizio della manifestazione, un uomo di circa trent’anni era stato fermato durante un controllo nei pressi della piazza: nello zaino gli agenti avevano trovato una fionda. L’uomo è stato accompagnato per ulteriori accertamenti.
Mobilitazione anche a Milano, dove alcune centinaia di manifestanti si sono radunate nel pomeriggio in piazza Cairoli, intonando slogan contro il governo e chiedendo le dimissioni di Giorgia Meloni. La città era stata sottoposta fin dal mattino a un dispositivo straordinario di sicurezza, con oltre 1.400 operatori tra polizia, carabinieri, Guardia di finanza, polizia locale e militari della Folgore. Presidiati il centro storico, le stazioni e le principali aree commerciali, dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre.
Al centro dell’attenzione degli investigatori anche il Movimento 17 ottobre, che aveva annunciato nuovi appuntamenti in diverse città italiane, modificando all’ultimo momento i punti di concentramento. Le autorità hanno rafforzato i controlli anche nelle stazioni della metropolitana e nei luoghi indicati sui social come possibili punti di ritrovo.
A Roma si sono svolte diverse manifestazioni. In mattinata circa 300 giovani di Azione studentesca e Azione universitaria hanno attraversato il quartiere Prati, partendo da piazza della Libertà, con lo striscione «Sblocchiamo tutto». Nel pomeriggio era in programma anche il corteo nazionale contro la guerra, con partenza da piazza della Repubblica. Le forze dell’ordine hanno mantenuto alta l’attenzione anche per il timore di mobilitazioni non preannunciate e possibili contrapposizioni tra gruppi di orientamento politico diverso.
Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano nella sua diretta, nella capitale 63 giovani sono stati accompagnati in questura e circa 200 persone identificate nell’ambito dei controlli della giornata.
Le manifestazioni arrivano all’indomani di una nuova operazione della Polizia di Stato collegata alle violenze dello scorso fine settimana. Le attività investigative hanno portato a oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e altre venti città italiane. Gli accertamenti riguardano anche messaggi e conversazioni online attraverso cui sarebbero circolate indicazioni sulle mobilitazioni e riferimenti a possibili azioni violente.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva annunciato una linea di fermezza per prevenire nuovi episodi di violenza. Il bilancio della giornata resta in evoluzione: mentre a Torino gli scontri sono già documentati, nelle altre città proseguono i controlli e il monitoraggio delle manifestazioni.
Fermata la "mente" del Movimento 17 Ottobre
La polizia ha rintracciato e portato in questura la “mente” del movimento 17 ottobre. Sarebbe lui, attivista Pro Pal e giornalista freelance, l’ideatore del gruppo social che ieri aveva annunciato piazze “a sorpresa”. Leggi qui l’approfondimento.

