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Se aggredisci Salvini, non sei un odiatore

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Ho sempre pensato che l’ossessione che la sinistra ha per il fascismo e l’odio, che vede dappertutto, abbia una spiegazione di tipo, per così dire, psicoanalitico. È come se in essi gli eredi del comunismo ritrovassero inconsciamente un aspetto della loro storia, delle loro origini, con cui evidentemente non hanno mai fatto veramente i conti. E che, pur rimosso, riemerge in qualche modo dal profondo, stridendo con la loro storia attuale fatta di correttezza generalizzata e sentimentalismo a buon mercato (cioè spesso ipocrita). Di questa mia “ipotesi di lavoro”, diciamo così, mai come in questi giorni sto trovando conferme nella cronaca e nell’attualità politica.

L’aggressione a Salvini

Mettiamo, il caso dell’aggressione di cui è stato vittima Matteo Salvini in Toscana da parte di una donna di origine congolese. Un episodio di intolleranza da stigmatizzare senza però strumentalizzarlo, né da una parte né dall’altra. Il leader della Lega si è attenuto strettamente a questo codice di civiltà politica, o civiltà senz’altro, e si è semplicemente limitato a far notare in maniera sommessa che, se un episodio del genere fosse capitato a un leader di sinistra, si sarebbe imbastito, con l’aiuto dei media, un bailamme che sarebbe durato almeno una settimana.

Non è dubbio che l’episodio rappresenti oggettivamente non solo un’intimidazione, ma anche una provocazione. Non essendo caduto nel tranello, Salvini ha però spiazzato molti a sinistra che erano già in canna per accusarlo di essere lui il fomentatore d’odio, il razzista e il fascista. Alcuni di costoro, tipo il regista in perenne ricerca di ispirazione Gabriele Muccino o le redivive Sardine, che miracolosamente ricompaiono sempre sotto elezioni, vistosi scappare un boccone così ghiotto non ce l’hanno fatta e hanno detto che in fondo il nostro, a questo punto con il suo semplice esistere, se l’era cercata e che perciò non meritava nessuna solidarietà.

La tragica morte di Willy

Ma non è solo Salvini che ha spiazzato la sinistra sempre in cerca di un nemico su cui costruire la propria identità (prima Craxi poi Berlusconi ora appunto il Capitano). A spiazzarla, come spesso accade, è stata la stessa realtà. È il caso della storia del povero Willy Monteiro, che sulla carta sembrava avere tutti gli ingredienti per essere esemplare e comparire in bella mostra nel “manuale del buon democratico”: la vittima di colore e figlia di immigrati, l’assalto da parte di energumeni tatuati e senza pietà che non potevano che afferire a qualche gruppo neonazista, un presunto commento di un familiare delle vittime che avrebbe gioito al fatto che ci fosse in Italia “un immigrato in meno”. Ora, non solo il movente razzista non è emerso sinora in nessuna indagine, ma addirittura sembrerebbe che gli aggressori fossero simpatizzati dei Cinque Stelle (che dal contatto con la sinistra sono usciti ormai purificati) e fan di Fedez, cioè di uno degli artisti di riferimento della cultura mainstream di sinistra sedicente antifascista.

Il fascismo degli antifascisti

Non poteva mancare anche in questo caso chi, di fronte alla realtà recalcitrante, l’ha buttata sui “mandanti morali”, coloro che avrebbero seminato odio in passato e che oggi ne pagano le giuste conseguenze, e cioè i soliti Salvini e Meloni. È il caso della giornalista radical chic di origine palestinese Rula Jebreal, non nuova a certe reazioni e che giustamente si è meritata una denuncia in sede penale dalla leader dei Fratelli d’Italia. Di ieri è poi la notizia, che di colpo ci fa ripiombare negli anni più bui della nostra storia repubblicana, di una violenta manifestazione a Torre del Greco che ha praticamente impedito al leader della Lega di parlare a un comizio elettorale. Da questi e mille altri episodi si evince che i veri seminatori di odio, come in un gioco di specchi, siano proprio coloro che accusano gli altri di esserlo.