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Sudismo, quando la commedia si capovolge in tragedia

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Ma dopo aver denigrato il Risorgimento, dopo aver inventato il sudismo, dopo aver individuato nell’unità d’Italia le cause dei mali del Mezzogiorno, le classi dirigenti del Sud come possono appellarsi al Risorgimento e all’unità nazionale per rispondere al regionalismo autonomista del Nord? La risposta più semplice e più costituzionalmente corretta da parte delle Regioni del Sud all’accordo che il governo sta portando avanti con la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna per riconoscere a queste Regioni una autonomia “rafforzata” sarebbe quella di accettare la sfida della responsabilità sul piano della buon governo locale.

Purtroppo, il Mezzogiorno proprio sul piano dell’amministrazione locale non ha le carte in regola. Anzi, il regionalismo, inaugurato negli anni Settanta, è la causa di un regresso non solo economico ma anche civile del Sud, tanto che gli studiosi – che hanno avuto peraltro anche responsabilità di ministero negli ultimi tempi, penso a Carlo Trigilia – hanno parlato di una sorta di “nuovo feudalesimo”. Insomma, le Regioni al Sud sono diventate in men che non si dica solo dei giganteschi centri di spesa con cui gli stessi servizi, dalla sanità ai trasporti alla scuola, hanno fatto dei passi indietro. Dunque, la strada della sfida del buon governo non è accettabile. Allora?

Si ripiega sull’argomento nazionale e si sfodera addirittura il tema di un “nuovo Risorgimento”, come ha fatto Vincenzo De Luca; oppure, come ha fatto la senatrice delle CinqueStelle, Paola Nugnes, si sostiene che il regionalismo rivendicato dal Nord sarebbe per il Sud un “sacco” e il M5S “non può essere connivente”; mentre il sindaco rivoluzionario di Napoli, Luigi De Magistris, ha convocato subito una conferenza stampa a Montecitorio e un consiglio comunale straordinario. Eppure, proprio questo argomento che si appella all’unità del Paese e addirittura alla storia patria stona sulla bocca di politici ed intellettuali che fino all’altro giorno – è il caso soprattutto dei grillini – hanno promosso una demolizione della storia d’Italia sulla base di una falsificazione della storiografia in cui il Regno delle Due Sicilie diventa una sorta di paradiso e il Risorgimento italiano – che per Croce era il fiore della civiltà d’Europa – un inferno che avrebbe causato il declino del Mezzogiorno.

Il M5S è addirittura giunto, sulla base di una manipolazione della storia, a voler istituire, attraverso il consiglio regionale della Puglia, una Giornata della memoria dei morti meridionali nel processo unitario nazionale: il giorno prescelto era il 13 febbraio, giorno ideale per commemorare così anche la caduta dei Borbone a Gaeta nel 1861. Proprio l’altro giorno non poche sono state le manifestazioni per ricordare la caduta del Regno che i neborbonici da una parte dipingono come il regno della felicità e dall’altra propongono politicamente come il futuro progresso del Sud. A questa visione distorta del passato, che mette insieme in modo strumentale storia e politica, purtroppo sia la politica sia gli intellettuali (giornalisti, professori, professionisti) hanno prestato non solo il fianco ma anche la testa. Così oggi proprio l’argomento del “nuovo Risorgimento” che il presidente della Regione De Luca ha sfoderato come una spada appare svilito, svalutato, incredibile ossia non credibile.

L’Italia, si sa, è un Paese che ha con la storia un brutto, pessimo rapporto. È noto che il Pci aveva una sua personale storiografia di partito che altro non era che storia falsa. La storia, purtroppo, a volte si ripete e, come diceva proprio il padre di tutti i comunisti del mondo, Karl Marx, la seconda volta è una farsa. Ma qui, ormai, siamo ben oltre anche la tipica commedia all’italiana. Infatti, la falsa storia dei comunisti in chiave marxista almeno non metteva in questione il valore dell’unità nazionale e, invece, se ne appropriava identificando la vera e bella Italia con la resistenza e il comunismo. Ma con il sudismo si è andati ben oltre e si è giunti a mettere in questione la stessa nascita dell’Italia unita che è stata individuata come la genesi dei mali del Sud. Questo argomento è stato usato con leggerezza, superficialità, cinismo e ora la storia e la politica, che non possono essere ignorate troppo a lungo senza causare danni enormi, presentano il conto in quel punto preciso in cui la commedia si capovolge in tragedia.

Giancristiano Desiderio, 14 febbraio 2019