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Il centrodestra si distingua dall’antipolitica grillina

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In merito al referendum sul taglio dei parlamentari si osserva un silenzio pavido nel timore di essere sommersi, per il solo fatto di ipotizzare una discussione ragionata e contraria alla riforma costituzionale, dallo sciame di deplorazione allevato nell’alveare demagogico dei 5 Stelle. Sta operando una sorta di dissuasione dialettica con i partiti disponibili a segare il ramo su cui sono seduti. È vero, la stragrande maggioranza del Parlamento ha votato la norma suicida. Il Pd, dopo tre votazioni contro la riforma costituzionale sulla riduzione dei parlamentari, alla quarta e decisiva conta si è convertito all’amputazione della rappresentanza solo perché nel frattempo era nato il governo Conte bis nella nuova ed incestuosa alleanza pentastellata.

In sostanza i Dem hanno pagato una dazione politica ai 5 Stelle per poter riconquistare l’incarico di governo, certificando la vocazione al trasformismo pur di rioccupare il comfort delle poltrone. Il centrodestra dovrebbe ripensare l’adesione ad una riforma disorganica e dettata dall’antipolitica che si è imposta attraverso una frode comunicativa che ha equiparato il taglio dei parlamentari ad un maggior rendimento del sistema legislativo e ad un risparmio memorabile. Nessuno dei due obiettivi si raggiunge con lo snellimento quantitativo della rappresentanza che appaga solo la bulimia demagogica dei 5 Stelle che sulla qualità, su cui i partiti dovrebbero investire per una selezione meritocratica della classe dirigente, accusano un deficit plateale.

Il centrodestra dovrebbe avere il coraggio di una mobilitazione che mantenga l’attuale configurazione numerica delle Camere, intraprendendo una battaglia culturale di contrapposizione all’antipolitica che ha prosperato con un messaggio fuorviante e focalizzato sulla mutilazione numerica anziché sull’integrazione valutativa. Il taglio di 345 parlamentari è un provvedimento spot per sfamare l’antipolitica, saziandola simbolicamente e chi partecipa a tale cerimonia cannibale è responsabile di un disservizio democratico. La riduzione drastica dei parlamentari, decontestualizzata da una riforma di sistema che comprenda la revisione sul funzionamento delle Camere “gemellari”, rappresenta un depotenziamento della rappresentanza democratica con la dilatazione delle circoscrizioni che sottraggono l’eletto alla riconoscibilità di un territorio omogeneo. Il taglio della rappresentanza non soddisfa neanche gli obiettivi di frugalità istituzionale, non comportando rilevanti risparmi. La razionalizzazione della spesa si aggira su un irrisorio 4% rispetto al bilancio delle Camere e ad un impercettibile 0,006% sul totale della spesa pubblica.

Il centrodestra dimostri di essere alternativa alla logica istintiva permeata da emozioni irrazionali, a cui ci si accoda nel timore di essere esclusi dal battimano gestito dalla propaganda lusingatrice delle masse. Quando la lusinga non produce cambiamenti effettivi nel rendimento democratico e non realizza un risparmio tale da essere annotato nei manuali della spending review, la claque si converte in stridio disapprovante in un processo che si consuma, per giunta, nel disimpegno conoscitivo.

L’antipolitica è stato il motore che ha trainato i 5 Stelle nell’ascesa elettorale, contagiando il clima politico in una escalation di rozze semplificazioni. Isoliamo il virus antipolitico, spegniamo il focolaio della mediocrità imperante nella stagione del populismo facilone, non lasciamoci condizionare dalla detonazione polemica sui bonus usufruiti da (dis)onorevoli sciacalli per fomentare e strumentalizzare l’eccitazione antipolitica in funzione di una prorompente affermazione del referendum confermativo.