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Tensioni nel Pacifico

Tensioni Pacifiche: perché Giappone e Corea del Sud si stanno riarmando

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La Corea del Nord ha lanciato questa mattina un missile balistico intercontinentale, atterrando a largo dell’isola di Hokkaido, nel nord del Giappone. Si tratta dell’ennesimo lancio da parte della dittatura nordcoreana, dopo le fortissime tensioni di inizio novembre, quando Pyongyang si apprestò a testare venti missili finiti nella zona economica esclusiva di Tokyo e nel Mar Giallo.

Ma questa volta non si tratta di una semplice prova missilistica. Il lancio in questione, secondo il ministro della Difesa nipponico, Yasukazu Hamada, avrebbe potuto viaggiare per oltre 15mila chilometri, di fatto raggiungendo anche la terraferma statunitense. E sarebbe proprio questo l’obiettivo del leader nordcoreano. Il 27 luglio, durante il 69mo anniversario dell’armistizio che pose fine alla Guerra di Corea del 1950-53, Kim dichiarò di essere “pronto a qualsiasi confronto militare con gli Usa“, attaccando anche Seul: “Le nostre forze armate sono preparate a rispondere a qualsiasi crisi nucleare”, in risposta alla linea dura del nuovo leader sudcoreano, Yoon Suk-yeol, insediatosi lo scorso maggio.

Tensioni Indo-Pacifiche

Sicuramente, stiamo parlando di una minaccia che non esce per la prima volta dalle stanze di Pyongyang. Eppure, questa volta potrebbe far veramente preoccupare l’area degli Stati liberali dell’Indo-Pacifico. Fino all’anno scorso, la Corea del Nord poteva contare al massimo su missili Hwasong-10, con un raggio massimo di 4mila chilometri. Stante alle dichiarazioni di oggi di Tokyo, però, il test futuri potrebbero avere ad oggetto un Hwasong 13 o 14, con una potenza di gittata che arriverebbe a colpire Washington. Nonostante tutto, il missile è atterrato dopo circa mille chilometri e 69 minuti dal lancio. La brevità sarebbe dovuta dalla scelta di una traiettoria normale, piuttosto che una arcuata, che avrebbe potuto raggiungere il territorio americano.

Poche ore fa, è arrivata anche la risposta dell’amministrazione Biden: “Questo lancio è una sfacciata violazione delle numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, aumenta inutilmente le tensioni e rischia di destabilizzare la sicurezza della regione“, ha affermato il presidente americano, in una nota firmata dalla portavoce del Consiglio nazionale di sicurezza, Adrienne Watson. E ancora, Kamala Harris sarà pronta a volare in Asia per un summit urgente con le potenze alleate degli Stati Uniti: Giappone, Canada, Australia, Corea del Sud e Nuova Zelanda.

La risposta di Giappone e Corea del Sud

Causa le continue tensioni nordcoreane, oltre alla politica aggressiva della Cina contro Taiwan, sia Tokyo che Seul hanno deciso di intraprendere una forte politica di riarmo. In particolare il Giappone, dove il premier Kishida ha già espresso la volontà di raggiungere il 2 per cento del Pil da destinare all’apparato militare, limite mai raggiunto dalla potenza nipponica dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Una scelta quindi senza precedenti, visti i limiti costituzionali che impediscono a Tokyo non solo di instaurare un conflitto, ma semplicemente di parteciparne: il vincolo dell’articolo 9 della Carta giapponese (in tema di ripudio alla guerra) verrebbe meno solo se il Paese venisse attaccato.

La scelta ha una ragione fondante: la Corea del Nord ha identificato la sua meta preferita per i test missilistici nell’area economica esclusiva del Giappone, che si estende fino a 200 chilometri dalla terraferma del Paese. Un futuro missile nordcoreano in territorio straniero potrebbe innescare una vera e propria escalation, se solo dovesse colpire imbarcazioni o navi della potenza nipponica, e Kishida non vuole farsi trovare impreparato.

Nel frattempo, proprio domenica scorsa, si è tenuto un incontro trilaterale in Cambogia tra Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Il presidente Biden ha ribadito il fermo sostegno americano alle democrazie dell’Indo-Pacifico, soprattutto nell’ottica del Quad, l’alleanza militare tra Australia, Usa, Giappone ed india. La strategia americana continuerà a fondarsi sulla funzione di contenimento economico e militare della Cina e della Corea del Nord, le potenze radioattive dalle quali potrebbe scatenarsi il prossimo conflitto. I tre leader hanno deciso di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza, dopo le indiscrezioni di alcuni analisti americani, secondo cui Kim sarebbe in procinto di compiere un test nucleare sotterraneo.

Matteo Milanesi, 18 novembre 2022