Vi ricordate il brodo di giuggiole dei quotidiani italiani per la vittoria del centrosinistra in Svezia? Vi ricordate i toni gaudenti con cui annotavano che l’onda nera che aveva invaso la Germania, con l’avanzata inesorabile dell’Afd, poteva fermarsi come successo a Stoccolma? Beh: sappiate che in realtà la coalizione progressista non solo aveva sposato la linea dura sull’immigrazione, ma la vittoria era stata risicatissima al punto che la leader Magdalena Andersson aveva solo 3 seggi di margine per provare a costruire un governo. Risultato: non c’è riuscita.
“Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo”, ha detto in conferenza stampa. Fine del sogno. E adesso? Adesso il presidente del Parlamento affiderà l’incarico a un altro leader di partito, magari il premier conservatore uscente Ulf Kristersson, ma è difficile che anche a lui riesca di mettere insieme una maggioranza solida.
Le trattative si sono infatti arenate sulle divisioni tra le forze del suo potenziale schieramento, in particolare tra Centro e Sinistra. Il blocco progressista, che ha ottenuto la risicata maggioranza, è formato da Socialdemocratici, Partito della Sinistra (V), Verdi (MP) e Partito di Centro. A rendereevidente la frattura è stata la decisione del Partito della Sinistra di sostenere Andreas Norlén, esponente dei Moderati, per la presidenza del Parlamento anziché il candidato socialdemocratico. Andersson ha quindi riconosciuto che, almeno per ora, non esistono le condizioni per arrivare alla formazione di un esecutivo.
Articolo in aggiornamento
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


