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Tornare al voto e perdere lo stipendio? Cosa ne pensano i politici

Dare al nostro Paese un governo? Certo, c’è il nobile intento di dare una rappresentanza all’Italia e di tradurre la volontà popolare espressa col voto del 4 marzo. Ma è lecito pensare per i nostri politici un fine meno nobile: conservare privilegi e, soprattuto, uno stipendio da 12.000 euro mensili. Che in caso di ritorno al voto e, successiva nuova legislatura, molti perderebbero.

Sulla questione abbiamo stuzzicato alcuni politici, compresa l’ex “presidenta” Laura Boldrini. Il servizio da Matrix del 18 maggio 2018

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7 Commenti

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  1. tornare al voto sarebbe cosa equa giusta e salutare: questa signora compagna finirebbe finalmente esonerata da ruoli istituzionali ed un nuovo voto la relegherebbe finalmente a casa! cosa aspettiamo???

  2. La reazione più ridicola e patetica è quella finto-indignata di Tabacci. Non si capisce cosa ci sia di “offensivo” nel chiedere ad un deputato se ha paura di perdere il posto e non essere più rieletto. E infatti quella domanda era già stata fatta a tanti deputati ed ex, anche in passato, e non pochi “peones” e deputati di provincia di secondo piano avevano ammesso che una fine anticipata della legislatura avrebbe creato loro notevoli problemi: contratti già firmati da rivedere, entrate considerate certe che improvvisamente sarebbero cessate, ritorno al vecchio lavoro non sempre possibile una volta che lo avevano lasciato, ecc. Quindi Tabacci ha solo rimediato una figuraccia, che la dice lunga su chi sia Tabacci = uno che effettivamente ha sempre puntato alla poltrona. Ha cambiato più maglie lui, di un ciclista al Giro d’Italia. Vecchio democristiano 72enne, in politica già dal 1970, dopo la fine della DC nel 1994 entra nel PPI (il ben noto “partito urinario”) fino al 1996. Poi nel 1998 è nell’UDR con Cossiga, e dal 1998 al 2002 nell’UDC di Casini e Mastella. Ma anche quell’avventura finisce e Tabacci entra nell’UDC di Lorenzo Cesa, dal 2002 al 2008. Dal 2008 al 2009 ecco per Tabacci un nuovo cambio e un nuovo simbolo: La Rosa per l’Italia (RpI). Esaurita anche quell’esperienza, ecco – dal 2009 al 2012 – l’ingresso di Tabacci in un altro partito: l’ApI (Alleanza per l’Italia) con Rutelli ed altri esponenti del PD. Finita anche questa, dal 2012 in poi Tabacci vira decisamente a sinistra, e fonda un altro partito a sostegno del csx: il CD (centro democratico). Poi nel 2014 entra nel SE (Scelta Europea) che ottiene un misero 0,77% e non gli permette di venire eletto a Bruxelles. Infine, nelle ultime politiche del 2018, ecco l’inossidabile Tabacci allearsi acrobaticamente con l’abortista radicale Emma Bonino, e con la sua lista + Europa, venendo eletto nella circoscrizione di Milano. Insomma, anziché offendersi, Tabacci dovrebbe evitare suscitare reazioni esilaranti. Nessuno come lui ha cambiato casacche, pur di mantenere il posto e vivere di politica.

  3. Quella personaggiA (mi adeguo alle sue note fissazioni grammaticali) non fa testo. Lei comunque avrebbe lo stesso un bel vitalizio in quanto ex presidentA della Camera, anche se non fosse più eletta.

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