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Allarme migranti

“Tornate in acque internazionali”. Così Piantedosi caccia le Ong

Nella serata di ieri, la nave Ong Humanity One ha forzato i confini italiani. Piantedosi: “Valutiamo soccorsi umanitari, ma si torni in acque internazionali”

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La linea del governo Meloni non cambia: continua il pugno duro contro l’immigrazione clandestina nel Mediterraneo. Dopo l’avvicinamento alla zona marittima italiana di due navi Ong, Ocean Viking e Humanity One, rispettivamente battenti bandiera norvegese e tedesca, nella serata di ieri la seconda ha forzato i confini e si è diretta verso il porto di Catania, con quasi duecento migranti a bordo.

Il caso Humanity

La situazione era tesa da oltre una settimana, quando il ministro Piantedosi ha emanato una direttiva alle forze dell’ordine ed alla Capitaneria di porto, definendo la condotta delle due imbarcazioni “non in linea con lo spirito delle norme europee e italiane, in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale”. Il Viminale ha poi trasmesso le note verbali alle ambasciate dei due Paesi di bandiera, ma i risultati sono stati a dir poco infruttuosi. Da una parte, Berlino ha scaricato la responsabilità all’Italia, intimandola a “prestare velocemente soccorso”; mentre Oslo ha totalmente ignorato l’avviso dell’esecutivo Meloni. Eppure, il diritto internazionale vuole che sia lo Stato battente ad assumersi il controllo e la gestione della nave Ong, sia in acque territoriali che internazionali. Ma Germania e Norvegia hanno totalmente bypassato i propri obblighi.

L’intervento di Piantedosi

Ieri sera, durante la conferenza stampa tenuta da Giorgia Meloni dopo il Consiglio dei Ministri, il ministro dell’Interno è stato chiaro: “A Humanity, che sta entrando nelle acque italiane davanti a Catania, viene imposto di fermarsi in rada e potrà permanere in acque italiane per vedere le emergenze di carattere sanitario”. Il soccorso umanitario dell’Italia non manca: “Ci faremo carico di tutte le persone che hanno bisogno, come le donne incinte o i bambini. Rispettiamo le persone e le esigenze umanitarie“. Ma ecco che arriva il limite invalicabile: “All’esito della verifica le persone che non rientrano dovranno rimanere a bordo e tornare in acque internazionali“. Ergo, sempre ai sensi delle norme internazionali e comunitarie, la competenza ritorna nelle mani della Germania.

“Difendere l’Italia non è reato”

Sul fatto non poteva non intervenire il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini: “Come sempre garantiremo soccorso e assistenza, ma vietiamo la sosta nelle acque territoriali italiane per le ong straniere. Orgoglioso di aver firmato il provvedimento, insieme ai Ministri Piantedosi e Crosetto. Difendere l’Italia non è un reato bensì un dovere”. Dovere che, invece, non sembra essere rispettato dai Paesi battenti, abituati a scaricare la responsabilità a Roma in questi anni, con la sinistra a Palazzo Chigi, protagonista di una politica di vere e proprie “porte aperte”, senza controlli, limitazioni e regole.

La linea però è cambiata: accogliere sì, ma senza una politica indiscriminata, che non ponga la fondamentale differenza tra rifugiato e straniero clandestino. Non si tratta di razzismo, ma semplicemente di rispetto delle norme, così come ha fatto la socialdemocratica Danimarca, rispedendo gli immigrati in Ruanda e adottando nei fatti il modello di Boris Johnson dello scorso aprile. Insomma, la strategia “zero migranti” non è solo roba di destra: i fighi democratici e progressisti danesi ne hanno dato una chiara dimostrazione. Fighi, per la sinistra italiana, fino alla giornata di ieri.

Matteo Milanesi, 5 novembre 2022