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La guerra in Ucraina

Ucraina, il mistero delle munizioni Nato: “Stanno finendo”

A lanciare l’allarme sono gli Stati Uniti: “Molto vicini al livello critico di scorte strategiche”

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Comincia a comporsi il puzzle sulle incessanti spinte del Pentagono per portare al tavolo Zelensky e Putin. Dopo i tentativi del segretario per la sicurezza Usa, Jake Sullivan, e del generale americano Milley, che nei giorni scorsi hanno chiesto una tregua dei combattimenti visto l’arrivo del “generale inverno”, anche i vertici dell’alleanza atlantica sarebbero seriamente preoccupati dal protrarsi della guerra in Ucraina. Ed il problema principale sarebbero le munizioni.

Ebbene sì, in una guerra a cui la Nato non partecipa direttamente sul campo, pare che nei territori del conflitto si sia sparato più che in ogni altro scenario bellico. A spiegarlo è il giornalista Gianluca Di Feo, sulle colonne de La Repubblica, il quale ha compiuto un’attenta esamina sulla quantità di munizioni per artiglieria pesante consumate da russi e ucraini: “Entrambi i contendenti le hanno sparate in quantità mostruosa: nelle fasi più cruente 60mila al giorno i russi e 20mila gli ucraini. L’Occidente ha promesso a Kiev sostegno ad oltranza, ma adesso deve riuscire a trovare munizioni sufficienti per alimentare gli obici della resistenza. E non è facile, perché negli ultimi trent’anni tutti hanno smesso di produrle”.

La conclusione della Guerra Fredda, quindi, ha posto l’Europa in una fase di stallo, in una posizione di potenza erbivora, smussata solo dall’invasione di Putin dello scorso febbraio. Ma non solo l’Ue, è anche la Casa Bianca a dover far fronte al problema: “La carenza più assillante”, spiega Di Feo, “riguarda i 155 millimetri, lo standard della Nato. Gli Stati Uniti ne hanno già fatti arrivare un milione all’armata di Zelensky, ma ne servono molti di più”. Tant’è che, al Pentagono, risulta essere molto vicino il livello critico delle scorte strategiche.

Tanto per comprendere la portata della questione, la General Dynamics (tra le più grandi società conglomerate statunitensi specializzate in forniture militari) sforna al massimo 14mila 155 mm al mese, a fronte di una richiesta di 250mila. La produzione mensile della Dynamics, ad ora, non sarebbe sufficiente neanche per un giorno di guerra in Ucraina.

Un contesto, quindi, che ha portato anche il nostro Paese ad una vera e propria corsa contro il tempo. Ancora Di Feo, spiega come lo Stato Maggiore stia correndo ai ripari: “In un decennio, si prevede di spendere 2,7 miliardi in munizioni, mentre finora gli stanziamenti erano limitati ad una manciata di milioni all’anno”. Una penuria che, fino ad oggi, ha portato l’Italia ad offrire a Kiev solo qualche migliaia di 155 mm, ancora dei tempi della Guerra Fredda. La stessa Zvs slovacca sta “moltiplicando le frese per passare da 19mila proiettili l’anno a 100mila“. E ancora: “Gli inglesi sono arrivati al punto di acquistarli in Pakistan e trasferirle in Polonia. Ma sono sempre troppo pochi”.

A questo punto, l’idea americana sarebbe quella di rivolgersi alla Corea del Sud, che negli ultimi mesi è diventata protagonista di una vera e propria politica di riarmo. Nonostante tutto, Seul vorrebbe tenersi fuori più possibile dal conflitto in Ucraina, vista la radioattività del regime nordcoreano di Kim-Jong un.

Ma è anche la Russia a dover far fronte alle stesse problematiche. Per Putin, l’aiuto militare di Pyongyang sarebbe decisivo per garantire le forniture necessarie da destinare all’esercito del Cremlino. Spiega Di Feo: “Molti ritengono che pure Mosca sia in difficoltà, tanto da bussare alla porta di Kim per attingere ai suoi bunker”. Eppure, rimangono pur sempre le infinite distese di munizioni e tritolo dell’Urss, “vecchie, ma quasi sempre funzionanti”.

Matteo Milanesi, 23 novembre 2022