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La guerra in Ucraina

Ucraina, ora Putin ha un nuovo obiettivo

I russi puntano la città portuale. Ma Zelensky rivuole la Crimea. E Erdogan si schiera con Kiev

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Dopo l’attentato alla figlia di Aleksandr Dugin, ideologo di Vladimir Putin, Mosca comincia a porre le basi per un’offensiva a tutto campo in Ucraina, nei confronti della città portuale di Odessa. Al giorno di guerra numero 181, i russi stanno concentrando le loro forze nella regione di Donetsk, ponendo particolare attenzione anche alle resistenze ucraine nelle strade di Kherson. Come spiega Gian Micalessin sul Giornale, un eventuale attacco contro Odessa obbligherebbe Putin a dover mobilitare parte dei soldati presenti nell’est ucraino, oltre a muovere una buona porzione di riservisti e nuove leve, attualmente non ancora lanciati sul campo di battaglia.

La Russia punta Odessa

L’eventuale conquista della città sarebbe strategicamente fondamentale per Putin. Da una parte, infatti, Mosca riuscirebbe ad acquisire il controllo dell’intero sud, decretando nei fatti la sconfitta di Kiev; dall’altra, isolerebbe del tutto l’aggredito, a questo punto accerchiato, ad est e a sud, dalle nuove conquiste dell’armata rossa; mentre, a nord, dalla Bielorussia di Lukashenko. L’unica soluzione per Zelensky, arrivati a tale esito, sarebbe quella di vivere di soli aiuti economici, provenienti dall’alleanza atlantica; oppure, quella di sedersi al tavolo, in una posizione di netto svantaggio. Insomma, più che un negoziato, si tratterebbe di un vero e proprio armistizio.

Nonostante tutto, fonti della Cnn parlano chiaro: anche al Cremlino ci sono tensioni tra il fronte dei “pacifisti” – ovvero, i favorevoli alla trattative – e coloro che, al contrario, spingono per l’intervento contro la città portuale ucraina. Quest’ultimo filone pare essere il preponderante, capeggiato dall’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Gennady Gatilov: “In questo momento, non vedo la possibilità di contatti diplomatici con l’Ucraina. Più il conflitto si prolunga, più sarà difficile trovare una soluzione negoziata”.

Erdogan a sostegno dell’Ucraina

Dal lato della resistenza, però, i toni non sembrano meno accesi. Il governo di Kiev, ancora ieri sera, ha rimarcato la volontà di riconquistare non solo i territori perduti da febbraio, ma anche di riprendere il controllo dell’intera Crimea, dal 2014 parte della sovranità di Mosca. Lo stesso Zelensky, nel consueto discorso serale al popolo, ha affermato come, dall’inizio dell’invasione russa, gli invasori avrebbero lanciato più di “750 missili da crociera, dalla penisola verso l’Ucraina continentale, che hanno distrutto centinaia di obiettivi civili: scuole, università, normali edifici residenziali, ospedali”. Proprio per questo, continua il presidente, sarebbe necessario “il ripristino del controllo dell’Ucraina sulla penisola di Crimea”.

Nonostante tutto, la vera bomba della scorsa giornata pare essere quella del presidente turco, Recep Erdogan, il quale ha affermato, senza se e senza ma, il pieno sostegno della Turchia nei confronti dell’Ucraina. Ankara ha rimarcato il proprio riconoscimento “e la propria protezione dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’unità politica dell’Ucraina”. E ancora: “La restituzione della Crimea all’Ucraina, di cui è una parte inseparabile, è essenzialmente un requisito del diritto internazionale”.

Insomma, al di là delle numerose tensioni tra Turchia ed Unione Europea, ecco che Erdogan pare inserirsi nel filone tracciato da Draghi, Johnson e Macron: supporto indiscusso alla causa di Kiev, fino a quando Putin non ritirerà le proprie forze militari dal territorio del Paese invaso.

Nel frattempo, però, la grande incognita rimane il fattore temporale. Fino a quando l’Ucraina riuscirà a resistere all’esercito del Cremlino? E fino a quando l’Occidente potrà garantire il proprio aiuto, senza subire conseguenze fatali sul lato del gas? Le domande rimangono ancora senza risposta.

Matteo Milanesi, 24 agosto 2022