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Vargas Llosa e i pericoli delle utopie

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Johan Huizinga, grande storico liberale olandese, iniziava un suo celebre saggio in cui delineava la crisi dell’Occidente che avrebbe portato allo scoppio della Seconda guerra mondiale, affermando che viviamo in un mondo ossessionato, ovvero privo della capacità di comprendere razionalmente quello che accade intorno a noi. Le utopie politiche e sociali sono spesso il carburante più incendiario per le ossessioni degli uomini, quelle che impediscono di vedere il mondo nelle sfaccettature più complesse e tendono a equalizzare ogni distinzione verso il basso. Le utopie possono delinearsi come quella forza che sembra portare verso il bene ma che opera di frequente il male, giustificando quel male con un bene fumoso, lontanissimo e inattingibile perché radicalmente irreale.

Llosa, vero intellettuale liberale

Sciabole e Utopie. Visioni dell’America Latina (Liberilibri) di  è una raccolta di saggi sinora mai tradotti nella nostra lingua che costituisce una summa del pensiero di questo scrittore premio Nobel sudamericano: una mosca bianca della letteratura mondiale per le sue idee dichiaratamente liberali. Vargas Llosa riflette sul ruolo e le conseguenze delle utopie nell’attuazione dei processi politici, sociali e culturali. Magistralmente curato da Alberto Mingardi, il libro ritrae un’America Latina condannata da secoli ad essere ricettacolo di utopie per le illusioni che gli europei vi hanno proiettato nel corso dei secoli e trapiantato con aggressività, come moderni neo-conquistadores pieni di buoni propositi. Idee che però si sono spesso tradotte, praticamente, nella creazione di regimi autoritari e sanguinari che, in nome di quelle che venivano propagandate come “le più belle ed egalitarie idee” del mondo, conducevano le popolazioni dritte dritte in un inferno di povertà e guerra.

Pandemia, pretesto per l’autoritarismo

In questi trentuno saggi, ricchi di riflessioni politiche e filosofiche, di analisi sociali e culturali Vargas Llosa erige un vero e proprio monumento all’unicità e alla complessità dell’America Latina. Nelle vesti di critico-narratore offre la sua “visione” di intellettuale liberale su molti dei più significativi eventi accaduti in quel subcontinente dalla seconda metà del Novecento in avanti, sulle loro radici storiche, sui loro lasciti spesso tragici e sui personaggi talvolta bizzarri e sopra le righe che ne sono stati protagonisti. Senza dimenticare però lo straordinario fiorire di pittori, musicisti e scrittori perché, come scrive Mingardi nell’Introduzione, «la riflessione politica di Vargas Llosa è inseparabile dalla sua riflessione sulla letteratura: sull’origine del romanzo, sul ruolo che riveste nel mondo contemporaneo».