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La guerra in Ucraina

Zelensky alza il tiro: “La guerra finirà quando riavremo la Crimea”

Nel consueto discorso alla Nazione, arriva la bomba: senza Crimea, non potrà mai finire il conflitto con la Russia

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Non sembra volgere al termine la guerra tra Russia ed Ucraina. Al giorno 166 di guerra, arrivano le dichiarazioni del presidente Zelensky, circa l’obiettivo finale che la resistenza dovrà raggiungere: la riconquista della Crimea.

Zelensky rivuole la Crimea

In un lungo discorso alla Nazione, il leader del governo ha specificato come “questa guerra è iniziata con la Crimea e deve finire con la Crimea”, ammettendo un mea culpa per non aver risposto “con tutta la forza ai primi passi aggressivi della Russia”. E ha proseguito: “Oggi, è impossibile dire quando la guerra terminerà, ma aggiungiamo costantemente elementi necessari per la preparazione della liberazione della Crimea”.

Il messaggio di Zelensky pone due questioni fondamentali, da prendere seriamente in considerazione dagli alleati occidentali. La prima risulta essere sulla natura della guerra: porre come scopo finale la conquista della penisola, significa stabilire un “fine guerra mai”. Ad oggi, l’esito del conflitto è sempre più incerto: i russi controllano gran parte della regione del Donbass e del sud dell’Ucraina, mentre la resistenza locale cerca di contenere le aggressioni di Mosca nella città di Kharkiv, a nord-est del territorio. A sei mesi dall’inizio dei combattimenti, il conflitto si è trasformato in un’estenuante guerra di trincea. Ed una riconquista Ucraina della Crimea significherebbe prolungare inesorabilmente le violenze, le vittime e lo stremo della popolazione.

Il dilemma dell’Occidente

Dall’altra, invece, vige un dettaglio fondamentale per l’alleanza atlantica. Come possono Stati Uniti ed Unione Europea accettare un conflitto di così lungo-termine, fatto di costanti invii di armi, munizioni ed aiuti economici? Attualmente, i costi di ricostruzione si aggirerebbero introno ai dieci miliardi. Ed è evidente come l’Ucraina, da sola, non potrà mai sostenere l’intera cifra, destinata ad aumentare ogni giorno che passa. L’Occidente, anche in questo caso, dovrà contribuire con i soldi dei propri cittadini.

Sostenere l’estensione degli obiettivi di Kiev alla riconquista della Crimea, significa porre le basi per un Vietnam 2.0: spostare il baricentro da una guerra di breve termine ad una di lunghissimo termine, con il serio rischio che l’alleanza atlantica possa impantanarsi in modo permanente. Lo stato attuale, insieme a quello predetto da Zelensky, rischieranno sempre di più di isolare la Russia (e potrebbe essere un fattore positivo, se solo non ne fossimo così economicamente dipendenti), ed avvicinarla alla Cina, protagonista delle fortissime tensioni con Taiwan, dopo la visita a Taipei di Nancy Pelosi. Ora, la palla è in mano occidentale: si vorranno porre obiettivi oggettivamente raggiungibili, o si sosterrà la causa ucraina indipendentemente da tutto?

Matteo Milanesi, 11 agosto 2022