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Buco nero, tutti Einstein…

Zuppa di Porro: rassegna stampa dell’11 aprile 2019.

00:00 Buco nero, tutti Einstein…

01:50 Berlusconi, Il Fatto s’inventa il giallo del polonio.

02:45 Def, il libro dei sogni. Ma da sempre. Ha sempre raccontato numeri rivelatisi poi non veri.

03:28 Sale la produzione industriale, ma nessuno lo dice…

04:55 Polemiche sulla flat tax.

05:30 Marino assolto, Nordio ci racconta l’assurdità della vicenda, mentre Travaglio fa il giustizialista a corrente alternata.

.08:35 Facebook, l’algoritmo dittatoriale.

09:46 Di Maio arrabbiato per le foto sexy della fidanzata.

10:00 Il Quotidiano Nazionale scopre due grandi investimenti scappati dall’Italia per colpa della buricrazia.

11:15 Tutti contro Netanyahu.

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3 Commenti

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  1. SECONDO ME IL BUCO NERO PIU’ GRANDE DELL’UNIVERSO E’ IL BILANCIO DELLO STATO ITALIANO QUELLO SICURAMENTE E’ IL PIU’ GRANDE BUCO NERO DELL’UNIVERSO PERCHE’ E’ SENZA FINE E SENZA FONDO

  2. Buonasera,
    scrivo un po’ in ritardo, ma vorrei lasciare un commento di approfondimento sul discorso dell’abitudine di Facebook di bloccare, penalizzare o chiudere unilateralmente dei profili per motivazioni politiche.
    Da quando è stato eletto Trump negli Stati Uniti il fatto che egli abbia usato i social (diversi controllati dal solo Zuckerberg) come contatto primario con i sui elettori è stato visto dai liberal come una cosa scandalosa. Pertanto è stato deciso, contemporaneamente con le minacciose influenze russe, che ciò non dovesse accadere così facilmente, da qui i seguenti algoritmi applicati da Facebook hanno regolarmente chiuso profili conservatori per incitamento all’odio razziale.
    L’ anno scorso è stata fatta un’udienza da parte del Congresso degli Stati Uniti sull’argomento social tra cui Facebook. Zuckerberg è stato interrogato dai deputati americani in merito a diverse politiche aziendali tra cui la gestione dei dati, la privacy e la censura operata bloccando i profili. Oltre a Zuckerberg hanno parlato due influencer americane Diamond&Silk che usavano Facebook come fonte di reddito derivato dalle visualizzazioni dei loro video politici. Queste due esplosive e nerissime signore sono passate dal sostenere politiche democratiche al sostenere molto animatamente Trump, per questo sono si sono trovate il profilo bloccato, ricevendone un danno economico. Il loro profilo è poi stato sbloccato (più tardi di quanto abbia detto al Congresso Zuckerberg) e loro hanno ripreso a fare video, così il caso è andato in sordina.
    Facebook è un servizio smaterializzato, ma l’azienda è statunitense e perciò segue le leggi americane in materia di libertà di parola in un contesto privato. Poichè anche i nostri profili sono al momento sotto questa giurisdizione è interessante riportare un minimo del dibattito accesosi in quel tempo e poi spentosi per mancanza di contenziosi aperti. Secondo alcuni giuristi, ma non è certo, Facebook seguirebbe una sentenza della Corte Suprema Americana (che ha effetto di legge se non viene sovvertita da una sentenza seguente e non è ancora successo) del 1946 Marsh v Alabama. Secondo tale sentenza “la proprietà non significa il dominio assoluto” e che di fronte alla scelta tra la tutela dei diritti dei proprietari e i diritti costituzionali dei cittadini questi ultimi avevano il sopravvento. Nel caso specifico la libertà di parola. Sfortunatamente il dibattito sull’argomento si è spento negli Stati Uniti e Facebook ha piena libertà di decisione sui suoi algoritmi decisamente partigiani.
    Grazie

    • Io mi chiedo cosa aspetti qualche concorrente a fare social che operino in senso uguale ma contrario, conquistandosi i clienti conservatori, che sono di sicuro parecchi.
      Nel frattempo, bisogna boicottare il più possibile tutti questi signori.

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