Società

Albanese choc: “L’antisemitismo non riguarda solo gli ebrei”. Costretta a scusarsi

L'ultima uscita della Relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi. Il post di scuse: "Ho dedotto erroneamente che..."

francesca albanese intervista
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Una enorme tristezza. Questo è quanto induce molto spesso Francesca Albanese quando esterna, e esterna fin troppo generosamente perché si sta costruendo un avvenire in politica per cui sa che l’importante è esagerare, provocare con le parole e le faccette; a volte pure con le griffe dell’alta moda in odor di sionismo da boicottare (almeno per i propal fanatizzati). Tristezza e un che di inquietante, come un vago senso di dolore, come una corrente di aggressività oscura, carsica, che viene fuori e subito s’inabissa per tornare irrefrenabilmente a riemergere. Sempre contro il solito bersaglio, Israele, il sionismo, la lobby ebraica. In modo assoluto, ossessivo, implacabile. E anche quando la “rockstar dell’intifada”, copyright Dagospia, s’induce a scusarsi, evento più unico che raro, passa la voglia di ridere, di sfotterla. Resta solo la tristezza.

Il caso del giorno la vede equivocare – per sconoscenza? Per lucida provocazione, una volta di più? – a proposito dell’antisemismo da lager, e le parole sono agghiaccianti. Ma no, i nazisti non avevano niente in particolare contro gli ebrei. Erano contro la gente del Medio Oriente. La shoah ha colpito anche i musulmani. E va già bene che non arriva a negarla, o a “contestualizzarla” come l’abominio del 7 ottobre.

Non avevano niente contro gli ebrei? Se Hitler ne aveva fatto la pietra fondante (non certo d’inciampo), la prima pietra della sua delirante abissale ideologia. Questa sarebbe l’esperta, la paladina delle questioni mediorientali? Arturo Parisi ha prodotto su X tanto di video: “L’antisemitismo non è soltanto una discriminazione nei confronti degli ebrei ma dei ceppi semitici”. Sì, sta ceppa! Sempre Parisi, e poi a ruota tutti, ma proprio tutti, obiettano facilmente che “antisemitismus è stato coniato nel 1879 dall’agitatore Wilhelm Marr che introdusse il termine in Der Sieg des Judenthums uber das Germanenthum (“la vittoria dell’ebraismo sul germanesimo”) e, nello stesso anno, fondò la lega degli antisemiti”. Il gioco, fosse o meno calcolato, è pericoloso, induce, è lampante, a buttar tutto nel mucchio e soprattutto “a mucchio”, cioè a confondere, a dirottare ogni consapevolezza, ogni comprensione: buttar dentro tutti i “ceppi semitici” nell’antisemitismo serve ad annacquare l’odio specifico verso gli ebrei, a tracciare la finta equiparazione che consente agli antisemiti di concludere per il nazismo di ritorno di Israele, la sua involuzione da vittima a carnefice e un carnefice tanto più meschino, repellente in quanto è stato vittima.

Mowmag si è preso la briga di “sbobinare l’intero intervento: “L’antisemitismo, come dico spesso, esiste; è una piaga; è discriminazione non solo contro gli ebrei, ma contro i popoli semiti. Quando il termine antisemitismo fu coniato per la prima volta, si riferiva a chiunque non fosse europeo e provenisse dal Medio Oriente. Gli ebrei erano semiti; furono considerati un popolo semita dai nazisti e dai fascisti d’Europa (…). E così, sì, poiché quello era di gran lunga il gruppo più numeroso presente in Europa, l’antisemitismo finì per essere equiparato al concetto di antigiudaismo; tuttavia, oggi è inteso come odio verso gli ebrei. In realtà, il concetto di antisemitismo è più ampio. Di fatto, quando furono portati nelle camere a gas, ci sono alcune testimonianze sulla vita nei campi di concentramento che menzionano come gli ebrei fossero chiamati ‘musulmani’”.

Una sequela di inesattezze palesi, di sfondoni sesquipedali, ricostruzioni fantasiose e asserzioni prive di riscontro, all’insegna di un concetto della storia alquanto personalistico, puntualmente rilevato da quanti, e sono tanti, sono rimasti tramortiti più che scandalizzati; a quel punto Albanese ha fatto, e chissà quanto dev’esserle costato, qualcosa che proprio non è da lei: si è corretta via social: “Mi scuso sinceramente. Ho frainteso il termine ‘muselmann’ (musulmano) usato nei campi nazisti per i prigionieri al confine della morte (ah, anche letteraria!, ndr), deducendo erroneamente che il termine antisemitismo significasse originariamente odio verso tutti i popoli semitici. In realtà è stato coniato specificamente per indicare l’odio verso gli ebrei”.

E fin qui, ci arriva anche uno studente delle medie. Ma forse le medie per Francesca Albanese sono lontane e lei si è dimenticata o non ha proprio letto, magari la infastidiva già da adolescente, “Se questo è un uomo” di Primo Levi: noi, che pure più vecchi di lei lo compulsammo, sappiamo perfettamente che “musulmani” erano tutti quelli che venivano avviati alle camere a gas. Tutti, indistintamente. E la strampalata teoria sui popoli semiti, sui ceppi semitici evapora inesorabilmente, non c’entra niente, non ha alcun senso. Le manda a dire uno su X: “Non informatela che “Se questo è un uomo” non parla del patriarcato”; un altro, caustico: “Scuse accettate. Questa è solo la tua 5.622ma svista che coinvolge disinformazione dannosa per gli ebrei. Dovremmo tutti concederci un po’ di clemenza”.

Sono commenti che arrivano dal mondo, Albanese a modo suo è una celebrità globale, anche se forse, da connazionali, non c’è da restarne tanto contenti. Che dite, le accettiamo le scuse da indossatrice glamour? La perdoniamo a patto che non lo faccia più? A noi sembra più complicato di così, perché se pure i suoi potenziali elettori grillini o salisiani saranno deliziati di certi sfondoni, lascia sconcertata tanta leggerezza, nella migliore delle ipotesi, in una che dovrebbe rappresentare i palestinesi e, fra pochi mesi, gli italiani. Guaio nel guaio, tra chi porta la responsabilità di candidarla non è arrivato il più timido segno di dissociazione, di invito a ripensarsi, a usare maggiore prudenza. Anzi, c’è da immaginarsi furtivi abbracci, strizzate d’occhio, vai avanti così, che l’importante è esagerare. Resta tanto vuoto, un vago senso di spavento, e sopratutto la tristezza. Tanta tristezza. Una voraginosa tristezza.

Max Del Papa, 28 settembre 2026

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