Economia

La prossima grande scarsità? Non sarà l’Intelligenza Artificiale

In un mondo dove tutto sarà digitale, il vero bene raro sarà la fiducia costruita dai corpi intermedi. Non vinceranno solo i Paesi con gli algoritmi migliori ma quelli capaci di mantenere vive le proprie comunità

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C’è un dato che dovrebbe far riflettere. Negli Stati Uniti, le ricerche su Google per frasi come “come conoscere nuove persone”“dove fare amicizia” e “come incontrare persone” sono ai massimi storici. Parallelamente, resta elevato anche l’interesse per il tema della solitudine. Non è una prova definitiva di un fenomeno sociale, ma è un segnale coerente con molte altre ricerche che descrivono un crescente bisogno di relazioni e appartenenza.

Il bisogno di appartenenza

Siamo entrati in un’epoca paradossale. Non siamo mai stati così connessi e, allo stesso tempo, così soli. L’Intelligenza Artificiale renderà ancora più semplice produrre contenuti, trovare informazioni, automatizzare il lavoro intellettuale e perfino intrattenere conversazioni. Gli algoritmi ci accompagneranno in ogni momento della giornata e lo schermo diventerà sempre più il filtro attraverso cui guardiamo il mondo.

Ma proprio mentre aumenta la potenza della tecnologia emerge con forza un bisogno profondamente umano: quello di appartenere a qualcosa. L’essere umano non cerca soltanto efficienza, ma anche significato, riconoscimento, relazioni e una comunità con cui condividere un progetto, una storia e un’identità.

La crisi dei corpi intermedi

Per decenni abbiamo dato quasi per scontata l’esistenza dei cosiddetti corpi intermedi: associazioni, volontariato, sindacati, partiti politici, società sportive, parrocchie, fondazioni, circoli culturali. Luoghi diversi tra loro, spesso anche in conflitto, ma accomunati da una funzione essenziale: trasformare individui isolati in comunità.

Negli ultimi anni molte di queste realtà hanno perso iscritti, influenza e capacità di coinvolgimento, soprattutto tra i giovani. Parallelamente è cresciuta l’idea che il rapporto tra cittadino e Stato potesse diventare sempre più diretto, mediato soltanto dalla tecnologia e dai social network.

È stata una semplificazione. Una società non vive soltanto di istituzioni pubbliche e di mercato. Vive anche di quella rete di relazioni che Alexis de Tocqueville considerava una delle vere forze delle democrazie libere: cittadini che si organizzano spontaneamente, collaborano, costruiscono fiducia reciproca e imparano a governare i conflitti senza attendere sempre l’intervento dello Stato.

I corpi intermedi non rappresentano un ostacolo tra il cittadino e le istituzioni; sono spesso il luogo in cui nasce quel capitale sociale senza il quale nessuna democrazia può prosperare.

È qui che i corpi intermedi ritrovano oggi una sorprendente attualità. Nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale il loro valore non diminuisce: aumenta. L’IA può aiutare a scrivere un documento, ma non può sostituire il senso di appartenenza che nasce partecipando a un’associazione del proprio territorio. Può organizzare un calendario, ma non creare quella fiducia che si costruisce lavorando insieme per un obiettivo comune. Può generare milioni di contenuti, ma non costruire una comunità autentica. La tecnologia può agevolare le relazioni, ma non può rimpiazzarle.

L’importanza del territorio

Lo stesso vale per i territori. In un mondo sempre più globale, il radicamento locale non rappresenta una chiusura, bensì un punto di equilibrio. Le città, i quartieri, le associazioni di categoria, il volontariato, le imprese locali e le reti civiche diventano luoghi nei quali le persone possono ritrovare relazioni autentiche e responsabilità condivise.

Il territorio è il primo spazio nel quale la cittadinanza smette di essere un concetto astratto e diventa esperienza concreta: prendersi cura di una strada, sostenere una società sportiva, organizzare un’iniziativa culturale, aiutare una famiglia in difficoltà, difendere un’impresa o un servizio essenziale.

C’è anche un piccolo segnale che osservo direttamente e che meriterebbe di essere studiato con maggiore attenzione. Negli anni precedenti alla pandemia, molte sagre e feste di paese sembravano attraversare una crisi profonda: partecipazione in calo, volontari sempre più anziani e una presenza giovanile ridotta. Oggi, almeno nelle località che frequento nel Centro Italia, vedo spesso piazze piene, tavolate affollate e moltissimi giovani.

Non basta per parlare di una tendenza nazionale, ma potrebbe indicare qualcosa di importante: dopo gli anni dell’isolamento, dello scroll infinito e delle relazioni filtrate dagli schermi, sta riemergendo il desiderio di stare insieme in luoghi reali, riconoscibili e legati a una storia comune.

La sagra, da questo punto di vista, non è soltanto un appuntamento gastronomico o una manifestazione folcloristica. È un rito collettivo, spesso organizzato grazie al lavoro gratuito di associazioni, pro loco, parrocchie e gruppi di cittadini.

Offre ciò che il mondo digitale fatica a riprodurre: la presenza fisica, l’incontro tra generazioni, il riconoscersi nello stesso luogo e il contribuire a qualcosa che continuerà anche dopo di noi. Proprio mentre le grandi istituzioni sembrano più lontane e impersonali, queste piccole comunità dimostrano che il bisogno di appartenenza non è scomparso. Sta forse cercando forme nuove, o riscoprendo quelle più antiche.

Il ruolo dei partiti

Anche i partiti politici dovrebbero riflettere su questa trasformazione. Per troppo tempo sono stati percepiti quasi esclusivamente come macchine elettorali, strutture attive nei mesi precedenti al voto e sempre meno presenti nella vita quotidiana delle comunità. Ma nella migliore tradizione democratica un partito è qualcosa di diverso: è una scuola di partecipazione, un luogo nel quale persone con idee differenti imparano a confrontarsi, a selezionare una classe dirigente e a costruire una visione del futuro.

Questa funzione diventa ancora più importante in una società dominata dagli algoritmi. I social network tendono a mettere in contatto persone che la pensano già allo stesso modo, alimentando spesso polarizzazione e semplificazioni. Un partito, un’associazione o un consiglio comunale costringono invece al confronto con persone diverse, alla mediazione e alla ricerca di soluzioni concrete.

Sono luoghi nei quali si impara che governare è molto più difficile che commentare. Non è un caso che gran parte della migliore classe dirigente del Novecento sia cresciuta proprio all’interno di organizzazioni politiche, sindacali, associative o del volontariato: luoghi dove si imparava ad ascoltare, a convincere, a perdere, a mediare e ad assumersi responsabilità.

Una democrazia ha bisogno di tempo, ascolto e mediazione. Ha bisogno di persone che si incontrano davvero, discutono, costruiscono compromessi e si assumono responsabilità. I partiti, quando funzionano, sono anche luoghi di formazione e di selezione della futura classe dirigente: permettono a chi partecipa di conoscere i problemi amministrativi, economici e sociali del proprio territorio prima ancora di candidarsi.

Senza questo percorso, la politica rischia di produrre figure molto visibili ma poco preparate, capaci di comunicare ma meno capaci di governare.

La grande scarsità

Probabilmente la grande scarsità del prossimo decennio non sarà l’informazione. L’Intelligenza Artificiale la renderà sempre più abbondante, accessibile e immediata. La vera scarsità sarà la fiducia, e la fiducia nasce quasi sempre all’interno di una comunità. Per questo il compito delle istituzioni non dovrebbe essere soltanto quello di governare l’innovazione tecnologica, ma anche quello di ricostruire gli spazi nei quali le persone possano tornare a incontrarsi, collaborare e sentirsi parte di qualcosa di più grande di loro.

Per anni abbiamo considerato l’innovazione come un processo prevalentemente tecnologico. Forse il prossimo salto di qualità sarà invece sociale. Le società che sapranno rafforzare i propri legami comunitari, valorizzare i territori e rilanciare i corpi intermedi avranno un vantaggio competitivo anche nell’economia dell’Intelligenza Artificiale. Perché potranno contare non soltanto su cittadini più preparati, ma anche su cittadini che si fidano gli uni degli altri.

Una società composta da individui sempre più efficienti, ma sempre più soli, difficilmente sarà anche una società più forte. Le tecnologie continueranno a evolversi a una velocità senza precedenti, mentre la natura umana resterà sostanzialmente la stessa. Continuerà ad avere bisogno di relazioni autentiche, fiducia reciproca, rituali condivisi e senso di appartenenza. È da questi elementi, più ancora che dal numero di connessioni digitali, che si misura la solidità di una comunità e, con essa, la forza di una democrazia.

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