Economia

L’ennesimo rapporto ingannevole per giustificare più tasse

Trasmettendo l’idea falsa che l’1% della popolazione vive a spese del 99%, Oxfam alimenta il risentimento sociale per dare impulso al populismo confiscatorio

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Intermon Oxfam ha colpito di nuovo. L’ong più populista e sensazionalista del panorama mondiale ha pubblicato l’ennesima edizione del suo ormai consueto rapporto annuale sull’apocalisse sociale in corso, in cui ci avverte che il mondo sta peggiorando, che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri infinitamente più poveri.

È difficile giustificare Oxfam che, pur avendo ricevuto considerevoli e circostanziate critiche a causa della mancanza di rigore nelle sue analisi e dell’evidente malafede, continua a pubblicare una tale raccolta di sciocchezze dannose.

L’1 per cento

Ci viene detto che l’1 per cento più ricco della popolazione mondiale si è accaparrato quasi due terzi della nuova ricchezza generata dal 2020 a livello globale, quasi duplicando la ricchezza che è andata a finire nel patrimonio del restante 99 per cento dell’umanità. Se allarghiamo lo sguardo all’ultimo decennio, vediamo che l’1 per cento più ricco ha conquistato circa la metà della nuova ricchezza.

Dunque, mentre l’1 per cento più ricco avrebbe conquistato nell’ultimo decennio circa il 54 per cento della nuova ricchezza globale, questa percentuale sarebbe salita al 63 per cento negli ultimi due anni. Oxfam sottolinea, inoltre, che le 85 persone più ricche del pianeta accumulano più ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale.

Dati mancanti

Si tratta di una conclusione che richiama l’attenzione, ma che tuttavia è completamente falsa. Vediamo perché.

Innanzitutto, le elaborazioni di Oxfam non tengono conto di uno dei principali attivi in cui le famiglie di tutto il mondo (e soprattutto quelle più povere) investono: l’istruzione. Per di più, nelle elaborazioni vengono ignorati tutti i servizi pubblici per i quali i cittadini pagano tasse e hanno quindi diritto a ricevere in cambio una prestazione: basti pensare alle pensioni e all’assistenza sanitaria pubblica.

Ciò accade perché la ong misura esclusivamente la ricchezza individuale posseduta sotto forma di beni immobili, terreni e attività finanziarie: le famiglie del Terzo Mondo non sono titolari di pressoché nessuna attività finanziaria, e il loro patrimonio immobiliare vale assai meno di quelli del Primo Mondo.

Inoltre, i beni che costituiscono il cuore della ricchezza nelle famiglie del Terzo Mondo – utensili o bestiame, per intenderci – sono completamente esclusi dallo studio Oxfam.

Per di più, vengono escluse anche altre forme di ricchezza di enorme importanza in Occidente: da un lato, il capitale umano; dall’altro, i servizi che i cittadini ricevono da uno welfare state che sono obbligati a finanziare con le proprie tasse.

Se anche lo Stato aumentasse la spesa sociale, il divario tra ricchi e poveri non si ridurrebbe se non in minima parte, visto che questa spesa aggiuntiva non risulterebbe conteggiata come aumento di ricchezza per i cittadini.

Continuando con l’analisi critica, dobbiamo rilevare che i giovani solitamente non possiedono ricchezza visto che non hanno avuto abbastanza tempo per accumularla: dato che si parla di ricchezza netta, ne consegue che un individuo che ha appena comprato una casa con un mutuo non ha ricchezza netta. Ne consegue che l’età è una delle determinanti fondamentali della disuguaglianza di ricchezza.

I regimi politici

Ancor più importante è l’evidenza che la maggior parte della popolazione del pianeta rientra oggi in società povere, dove accumulare ricchezza risulta estremamente problematico.

Questi dati insomma “rivelano” cose che già sapevamo da tempo: la maggior parte della popolazione mondiale è concentrata in aree in cui un sistema istituzionale predatorio impedisce la creazione di sistemi imprenditoriali a causa del rispetto scarso, o inesistente, verso la proprietà privata e i contratti.

Quindi, la maggior parte della popolazione planetaria rimane in povertà, ma non perché noi siamo ricchi, bensì perché la maggioranza dei regimi politici che la governano ha impedito loro di creare ricchezza, come hanno invece fatto i Paesi occidentali.

Fortunatamente, questa stato di cose sta cambiando, e la povertà è diminuita rapidamente grazie alla globalizzazione e alle aperture istituzionali pro-mercato di un numero sempre maggiore di Paesi.

Le vere cause

In sintesi, i differenziali di ricchezza riportati da Oxfam sono causati dalla voracità e dall’interventismo dello Stato nelle differenti società: nel Terzo Mondo, questo blocca le possibilità di creare impresa e dunque ricchezza; in Occidente è il saccheggio fiscale del welfare state ad assorbire quei risparmi che altrimenti consentirebbero alle classi medie di accumulare ricchezza.

Specchietto per allodole

Venendo alle proposte, Oxfam chiede un aumento sistematico e generalizzato della tassazione sui ricchi a fini redistributivi. Decontestualizzando i dati per trasmettere l’idea che l’1 per cento della popolazione vive a spese del 99 per cento, il rapporto della ong alimenta il risentimento sociale per dare impulso politico al populismo confiscatorio.

In realtà, la conclusione da trarre dal rapporto Oxfam è diametralmente opposta a quella che viene insinuata: dobbiamo far retrocedere lo statalismo sfrenato che ha prosperato nell’ultimo mezzo secolo.

Farsi megafono della falsa idea secondo cui la ricchezza è un dato di fatto e che l’unico modo per rendere i poveri più ricchi sia quello di rendere i ricchi più poveri funge da specchietto per allodole, e distoglie l’attenzione dal vero problema che condanna i più deboli a rimanere intrappolati nella povertà: la mancanza di istituzioni di libero mercato che stimolino una crescita economica robusta, non distorta, sostenibile e di ampio respiro.

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