Esteri

Così muoiono i cristiani: nell’indifferenza, tranne quelli uccisi a Gaza

Se il Papa dovesse ricordare all'Angelus tutti i cristiani uccisi per la loro fede nel mondo, ogni domenica l'elenco sarebbe lungo non 3 ma 86 nomi. Ecco i numeri della persecuzione

chiesa Gaza (Nbc)

Durante l’Angelus di domenica 20 luglio Papa Leone XIV ha scandito i nomi delle tre vittime dell’attacco alla Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza: Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud. Sarebbe bello se d’ora in poi, all’Angelus, prima di impartire la benedizione ai fedeli, prendesse l’abitudine di elencare, pronunciandone il nome, i cristiani uccisi nel mondo nei giorni precedenti. Renderebbe più concreta, tangibile la loro persecuzione, darebbe la misura della sua entità di cui non sembra esserci sufficiente contezza.

I numeri della persecuzione

Sarebbe ogni volta un lungo elenco. Nel 2024 sono stati uccisi in odium fidei 4.476 cristiani, in media più di 12 al giorno. A dirlo è Open Doors, una associazione internazionale che ogni anno pubblica un rapporto sulla situazione dei cristiani perseguitati e l’elenco dei 50 Stati in cui per loro la vita è più difficile.

L’agenzia di stampa Fides invece aggiorna ogni anno l’elenco dei missionari, religiosi e laici, che perdono la vita non a causa della fede, ma perché hanno accettato di vivere in condizioni di pericolo, in Paesi in guerra o in contesti caratterizzati da degrado materiale e morale, pur di restare al fianco dei fedeli affidati alle loro cure spirituali e materiali. Nel 2024 sono stati 14. In tutto dal 2000 ne sono stati uccisi 608.

Esiste anche un elenco, sempre redatto da Open Doors, dei luoghi di culto e degli edifici religiosi perduti. Nel 2024 7.679 chiese e strutture religiose sono state attaccate, bombardate, date alle fiamme, ridotte in macerie o danneggiate gravemente spesso in modo irreparabile oppure sono state costrette a chiudere per ordine di autorità governative ostili o per gravi problemi di sicurezza.

Myanmar

In Myanmar, ad esempio, dal 2021, anno del colpo di stato con cui i militari hanno preso il potere, sono state distrutte più di 70 chiese, bombardate dall’aviazione governativa nelle regioni in cui è arroccata la resistenza delle milizie popolari antigovernative. Lo scorso marzo è toccato alla cattedrale dedicata a San Patrizio, nella diocesi di Bhamo, e un mese prima era stata presa di mira la chiesa del Sacro Cuore di Gesù della diocesi di Mindat.

La vittima più recente tra i religiosi è padre Donald Martin Ye Naing Win, parroco della chiesa di Nostra Signora di Lourdes, a Kan Gyi Taw, brutalmente ucciso la sera del 14 febbraio da una decina di uomini armati che avevano fatto irruzione nel complesso della sua chiesa, forse a scopo di rapina. Il loro capo gli aveva ingiunto di inginocchiarsi ai suoi piedi. “Mi inginocchio soltanto davanti a Dio”, aveva risposto ed è stato pugnalato a morte.

Monsignor Celso Ba Shwe, vescovo di Loikaw, invece è vivo, ma è sfollato dal novembre del 2023 quando i soldati governativi hanno stabilito una loro base in quel che restava del complesso della sua chiesa, la cattedrale di Cristo Re, prima bombardata dall’aviazione. Così vivono, e muoiono, i cristiani, soprattutto nei Paesi, come il Myanmar, in cui sono una minoranza.

India e Cina

In India li perseguitano i nazionalisti indù, con maggiore accanimento dal 2014, da quando cioè governa la federazione il partito nazionalista indù guidato da primo ministro Narendra Modi. Li perseguitano i regimi comunisti residui: in Cina, soprattutto, e anche a Cuba, Vietnam e Laos.

Paesi islamici e gruppi jihadisti

Ma l’islam è di gran lunga il maggiore responsabile. Nell’elenco di Open Doors sono musulmani otto dei 13 Paesi in cui la persecuzione è classificata come estrema: Somalia, Yemen, Libia, Sudan, Pakistan, Iran, Afghanistan, Arabia Saudita. Anche in un altro dei 13 Paesi, la Nigeria, dove la popolazione è per circa la metà musulmana, la minaccia ai cristiani è rappresentata dalla presenza nel nord est di due tra i più temuti gruppi jihadisti – Boko Haram, affiliato ad al Qaeda, e Iswap, affiliato all’Isis – e nelle regioni centrali dall’etnia Fulani, islamica.

Inoltre in 28 dei 37 stati nei quali il livello di persecuzione è considerato molto elevato l’islam è il fattore principale o uno dei fattori determinanti che alimentano odio e intolleranza nei confronti dei cristiani.

Nella Repubblica democratica del Congo, ad esempio, dove il 93 per cento della popolazione è cristiana, tuttavia i cristiani sono sempre più di frequente vittime di un gruppo jihadista originario dell’Uganda, le Forze democratiche alleate (Adf), affiliato all’Isis dal 2016 e dal 2019 parte dell’Iscap, la Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico, insieme ad Ansar al-Sunna, i jihadisti attivi in Mozambico.

Le Adf rapiscono e uccidono i cristiani, compiono attentati a chiese e strutture religiose. Uno dei loro attacchi più efferati si è verificato a febbraio. Dei combattenti hanno raggiunto un villaggio, hanno catturato tutti gli abitanti che non sono riusciti a fuggire, circa 70 persone tra cui anche dei bambini, li hanno chiusi in una chiesa dove li hanno tenuti legati per qualche giorno finché sono tornati e li hanno uccisi tutti, a martellate e a colpi di machete.

L’Africa è il continente più pericoloso. Sono nigeriani 3.100 dei 4.476 cristiani uccisi nel 2024 ed è in Africa che sette dei 14 missionari religiosi e laici sono stati uccisi: due in Burkina Faso, due in Sudafrica, uno in Nigeria, uno in Camerun e uno nella Repubblica Democratica del Congo. Il jihad, la guerra santa iniziata da Maometto a Medina nel 622, uccide in Africa, nel Sahel e ormai in diversi altri stati. Sta cercando di aprirsi una via verso l’Oceano Atlantico e ha già da tempo solide basi sulle coste dell’Oceano Indiano.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni