Esteri

I tentacoli di Hamas fino in Sud America

Dal Cile al Brasile, passando per Venezuela e Caraibi, la presenza del movimento terroristico palestinese non è marginale, sebbene non radicato come Hezbollah

Hamas Gaza

“In America Latina ci sono più di duecento affiliati o simpatizzanti di Hamas. Molti sono arrivati dal Medio Oriente dopo il 7 Ottobre”, afferma Gianpiero Spinelli, ex paracadutista della brigata Folgore, oggi U.S. DoD Military & Security Contractor, operativo in scenari ad alto rischio tra Medio Oriente, Africa e America Latina.

La presenza di Hamas e Hezbollah

In diversi Paesi della regione, come il Cile, che ospita circa 400 mila cittadini di origine palestinese, esistono ambienti filopalestinesi anche di natura ideologica. Ma Hamas è ormai presente in diverse nazioni latinoamericane, con uomini e reti di supporto distribuiti in più Paesi, tra cui il Paraguay, che negli ultimi anni ha rafforzato le proprie politiche di contrasto al terrorismo, introducendo leggi specifiche, designando Hamas e Hezbollah come organizzazioni terroristiche senza distinzioni tra ala militare e politica e intensificando la cooperazione con gli Stati Uniti. Inoltre, agenzie come la CIA e l’FBI hanno aumentato il loro coinvolgimento nella regione, in Paesi come l’Argentina e l’Ecuador, nel quadro dello Shield of the Americas, iniziativa voluta da Donald Trump, che prevede una cooperazione rafforzata tra Paesi latinoamericani e caraibici per contrastare narcotraffico e criminalità organizzata, anche attraverso il possibile impiego coordinato delle forze militari.

“E poi Hamas è anche supportato da uomini di Hezbollah che, in America Latina, possono contare su una significativa presenza della diaspora libanese, soprattutto nell’area della cosiddetta Triple Frontera – la zona di confine tra Paraguay, Argentina e Brasile – dove ho lavorato per anni e ho potuto osservare direttamente le capacità operative del Partito di Dio”, continua Spinelli, che in Brasile è advisor presso le segreterie di sicurezza pubblica di diversi Stati – São Paulo, Minas Gerais e Amazonas – dove si registrano alcuni dei livelli più elevati di attività riconducibili a Hezbollah e Hamas, e opera come istruttore presso il BOPE, reparto d’assalto della polizia militare di Rio de Janeiro, e il CORE, unità d’élite della polizia civile.

Il punto debole resta l’Intelligence: “Sul piano operativo uomini della polizia, dell’esercito e dei corpi speciali sono molto preparati, ma il loro vero tallone d’Achille è la capacità di raccogliere e interpretare informazioni”. Una fragilità legata alla storia politica della regione, spiega Spinelli:

In Paesi come il Cile di Augusto Pinochet o l’Argentina, i servizi segreti sono stati associati alle dittature e questo ne ha indebolito lo sviluppo. Per questo motivo molti arresti rilevanti vengono effettuati direttamente da agenzie estere come la CIA, il Mossad e l’MI5, oppure sono le stesse a fornire informazioni e supporto logistico. In molti casi esercitano anche forti pressioni – per usare un eufemismo – affinché le forze di sicurezza locali intervengano.

Torniamo ad Hamas.

Uno dei casi più emblematici è stato quello di Salah Abdul Karim Yassine, arrestato nel 2001 dalle autorità paraguaiane. Avrebbe minacciato di bombardare le ambasciate statunitense e israeliana ad Asunción ed era accusato di possesso di documenti falsi e ingresso illegale nel Paese. Yassine sarebbe stato anche coinvolto in attività di addestramento e supporto a gruppi criminali come il Primeiro Comando da Capital.

Che oggi ha più sedi in Brasile di McDonald’s (presente in 23 Stati, mentre il PCC opera in tutti e 26)?

Esatto. Ma non solo il PCC: terroristi come Yassine hanno condiviso il loro know-how – dalla fabbricazione di esplosivi – anche con altre organizzazioni criminali divenute ormai transnazionali. Mi riferisco al Comando Vermelho, uno dei gruppi più potenti del Brasile, coinvolto in una maxi-operazione delle forze di sicurezza a Rio de Janeiro con circa 2.500 poliziotti impiegati nelle favelas, decine di arresti e numerose vittime. Oppure formazioni come il Novo Cangaço, capaci di paralizzare intere città con azioni paramilitari, utilizzando armi pesanti, esplosivi, droni e tecniche militari. Il fenomeno si colloca nel cosiddetto crime-terror nexus e coinvolge anche metodi di finanziamento opachi come hawala, broker informali e criptovalute, che complicano ulteriormente il monitoraggio dei flussi economici tra criminalità organizzata e reti terroristiche.

Le comunità palestinesi

E poi esistono quegli ecosistemi ideologici fatti di simpatie, movimenti di solidarietà e relativi canali di finanziamento che contribuiscono alla sopravvivenza delle formazioni terroristiche. Per Hamas la presenza di comunità palestinesi in nazioni come Cile, Honduras, El Salvador e Nicaragua ha rappresentato un terreno fertile.

Il Cile, che ospita una delle più grandi comunità palestinesi al di fuori del Medio Oriente, è un esempio significativo: si è sviluppato un ambiente politico e sociale particolarmente sensibile alla causa palestinese.

Nella maggior parte dei casi si tratta di iniziative civiche e culturali legittime, ma sono stati segnalati anche episodi di raccolta fondi e campagne di sostegno politico che, in alcune circostanze, sono sfruttati da reti legate a Hamas. Il confine tra solidarietà politica e sostegno ad un’organizzazione armata può risultare sottile, ponendo sfide alle autorità di controllo finanziario.

In America Centrale la situazione appare ancora più complessa. In Paesi come Honduras ed El Salvador, la presenza di comunità palestinesi influenti si accompagna a strutture economiche che, secondo alcune analisi investigative, potrebbero essere state utilizzate per canalizzare fondi.

Tra gli strumenti più ricorrenti figurano società di import-export e uffici di cambio, spesso inseriti in circuiti informali come il sistema hawala, già utilizzato anche da altre reti transnazionali. Pur con una scala inferiore rispetto alle reti attribuite a Hezbollah nella Triplice Frontiera, queste dinamiche indicherebbero comunque la persistenza di flussi finanziari verso Gaza originati anche dalle Americhe.

Il Venezuela

Un ulteriore elemento riguarda il Venezuela. Qui, più che un supporto operativo diretto, si osserva una convergenza politica: il governo ha più volte espresso sostegno alla causa palestinese e ha mantenuto rapporti con diverse realtà del mondo islamista ostili a Israele e agli Stati Uniti, tra cui Hamas.

In alcuni casi rappresentanti del movimento sono stati ricevuti ufficialmente, mentre la retorica anti-israeliana del regime ha contribuito a offrire una sponda politica e mediatica alle sue posizioni. Al di là degli aspetti simbolici, ciò ha favorito anche canali indiretti di sostegno e visibilità nella regione.

I Caraibi

Anche i Caraibi rientrano in questo quadro, in particolare Suriname, Guyana e Trinidad e Tobago, dove la presenza di comunità musulmane e la porosità dei confini hanno favorito forme di simpatia verso la causa palestinese. Diversi rapporti di sicurezza hanno segnalato il rischio che reti informali possano utilizzare rotte già sfruttate da traffici illeciti per il movimento di risorse e persone, in un contesto che si sovrappone a quello di altre organizzazioni criminali regionali.

Hamas non marginale

Nel complesso, tuttavia, Hamas non ha sviluppato nelle Americhe strutture clandestine paragonabili a quelle di Hezbollah, né ha costruito alleanze statali solide come quelle legate all’Iran o al Venezuela. Il suo ruolo appare quindi più indiretto: non tanto una presenza operativa strutturata, quanto la capacità di inserirsi in reti diasporiche e contesti ideologicamente affini, sfruttando risorse disperse e capitali politici simbolici.

La differenza principale rispetto a Hezbollah sta proprio qui: mentre quest’ultimo opera come attore radicato in reti criminali e statali, Hamas appare più come un beneficiario opportunistico di contesti preesistenti. Tuttavia, nel contesto attuale di forte polarizzazione geopolitica e di crescente instabilità in alcune aree dell’America Latina, non si può escludere che tenti di rafforzare la propria influenza, almeno sul piano politico e comunicativo.

Il movimento terroristico palestinese rimane un attore secondario nel continente americano, ma non marginale. Più che una struttura operativa autonoma, funziona come elemento inserito in una rete più ampia di solidarietà politica e narrativa ideologica che collega Medio Oriente e diaspora. In un contesto caratterizzato da fragilità istituzionale, corruzione e confini permeabili, anche una presenza indiretta può diventare un fattore di influenza potenziale se le condizioni lo permettono.

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Uno dei meeting point tra Hezbollah e membri di Hamas a Ciudade del est in Paraguay
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Un’area di contatto a Ciudade dell’est in Paraguay nella Triple frontera

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