In un’epoca in cui la narrazione mainstream dipinge costantemente il popolo israeliano come “assassino” e “genocida”, spesso ci si dimentica di quegli israeliani che ogni giorno si impegnano per salvare delle vite in pericolo: medici, paramedici e conducenti di ambulanze, alcuni dei quali lavorano come volontari per l’associazione MDA (Magen David Adom, “Stella di Davide Rossa”), ispirata alla Croce Rossa.
Se i propal usano spesso slogan come “restiamo umani”, i volontari israeliani del Magen David Adom dimostrano la loro umanità con le azioni invece che con le parole. Sul sito del quotidiano Jerusalem Post, è presente una rassegna di storie di alcuni di questi volontari che, soprattutto il 7 ottobre 2023, hanno fatto tutto il possibile per aiutare chi ne aveva bisogno, a rischio della propria vita.
Alisa Krant, paramedico eroina
A 24 anni, Alisa Krant può già vantare un curriculum di tutto rispetto. Il 7 ottobre 2023, si è svegliata alle 6:30 di mattina al suono della sirena nella sua città, Ashkelon. Nel giro di un’ora, lei e la sua squadra sono andati con un’unità mobile di terapia intensiva per aiutare i feriti dopo il primo lancio di missili da parte di Hamas. Hanno guidato attraverso le zone di combattimento, rischiando le loro vite mentre evacuavano i feriti dalle comunità più colpite vicino al confine con Gaza.
Tra i pazienti curati dalla Krant quel giorno vi era Rami Cohen, un agente di polizia al quale avevano sparato vicino alla stazione di polizia di Sderot dopo che aveva salvato due giovani ragazze i cui genitori, Dolev e Odaya Swisa, erano stati uccisi davanti a loro dai terroristi.
Cohen è arrivato in ambulanza. Durante i 20 minuti di viaggio verso l’ospedale, Krant ha fatto tutto il necessario per mantenerlo in vita mentre era semicosciente. Quando si è svegliato, le ha preso la mano e le ha detto: “Mi hai salvato, come io ho salvato loro (le ragazze)”.
Parlando nel maggio 2025 con il Jerusalem Post, la Krant ha affermato che la sua reazione il 7 ottobre è stata istintiva: “Era ovvio che si trattava di ciò per cui ero stata addestrata, e lo rifarei di nuovo”. In seguito, è rimasta in contatto con Cohen, talvolta passando anche del tempo con la sua famiglia.
Menachem Blumenthal e l’ospedale improvvisato
Le squadre del MDA che hanno risposto alle chiamate di emergenza nella zona vicino a Gaza hanno scoperto di non poter evacuare immediatamente i feriti verso gli ospedali come facevano di solito, poiché molte delle strade principali erano bloccate dai terroristi. Così, hanno deciso di allestire una clinica improvvisata all’interno di una sinagoga nel villaggio di Naveh. Portavano i pazienti lì e curavano le loro ferite, pur mantenendo stretti contatti con il quartier generale del Magen David Adom, con cui si coordinavano per trasferire i pazienti per ulteriori trattamenti altrove.
Due paramedici del MDA, Menachem Blumenthal e Hananya Elmakiyas, hanno lavorato assieme nel turno di notte tra il 6 e il 7 ottobre 2023, quando alle 6:30 del mattino iniziò la raffica di razzi partiti da Gaza. Pochi minuti dopo, i due sono stati chiamati a curare un paziente gravemente ferito vicino al confine con Gaza. Il loro turno sarebbe stato molto più lungo del solito, come ha raccontato in seguito Blumenthal:
Mentre curavamo il paziente, abbiamo iniziato a sentire parlare di terroristi che si infiltravano nelle città e nei villaggi vicini. Capimmo che non saremmo stati in grado di evacuare il paziente verso l’ospedale più vicino, dato che c’erano terroristi sulle autostrade tutto intorno a noi; abbiamo deciso di portarlo a Naveh, un moshav lì vicino. Siamo arrivati alla sinagoga comunitaria, abbiamo portato dentro il paziente che era stato con noi nell’unità mobile di terapia intensiva e abbiamo deciso di trasformare la sinagoga in un ospedale da campo improvvisato e di prepararci ad accogliere altri feriti se necessario.
In seguito, altre squadre del MDA sono giunte all’ospedale da campo improvvisato nella sinagoga, invitando tutti i residenti della zona con esperienza di pronto soccorso a venire ad aiutare, oltre ad andare nella clinica locale per prendere tutte le attrezzature mediche disponibili. In questo modo, i volontari hanno potuto soccorrere nell’ospedale improvvisato numerosi feriti e persone in difficoltà provenienti da altre località.
Sapir Ganish, eroina e salvatrice di vite
Quando è stata svegliata il 7 ottobre dal suono dei missili che cadevano o venivano intercettati dall’Iron Dome, la guidatrice di ambulanze Sapir Ganish ha subito indossato l’uniforme ed è uscita di casa per fare il suo dovere. Solo in quel momento ha cominciato a capire, guardando i video che circolavano sui social, che i terroristi erano entrati dentro Israele ed erano arrivati a Sderot, dove viveva gran parte della sua famiglia. E mentre guidava, il fidanzato di sua sorella, che in quel momento prestava servizio come soldatessa, le ha telefonato dicendole che i terroristi erano arrivati alla base militare dove si trovava sua sorella.
Una volta giunta alla stazione del MDA ad Ashkelon, ha accettato senza battere ciglio la richiesta di recarsi a Kiryat Gat assieme ad altri tre volontari; mentre guidava, non si è fermata nemmeno quando un missile è caduto davanti ai suoi occhi. In seguito, dopo essere rientrata alla base, ha soccorso tutti i feriti che ha trovato con ferite da arma da fuoco per poi portarli in ospedale.
Tutto questo nonostante la pressione e la preoccupazione per i suoi familiari: se durante la giornata ha ricevuto la buona notizia che la sorella era stata salvata ed era al sicuro, al contrario suo cugino, anch’egli un militare, è morto in combattimento.
Yarin Shitrit, che ha salvato una bimba di sei anni
Molto lavoro venne fatto quel giorno per salvare anche dei bambini. Non a caso, Magen David Adom ha istituito anche una “banca del latte” in cui grazie al latte materno proveniente da delle donatrici sono stati nutriti quei neonati le cui madri sono state rapite o uccise il 7 ottobre.
Quando il paramedico Yarin Shitrit è stato mandato assieme alla collega Gali Shaya-Simon a soccorrere i feriti nell’area di Ofakim, pesantemente colpita dai terroristi, una paziente è rimasta impressa nella sua memoria, come ha raccontato Shitrit.
Abbiamo curato una bambina, di appena sei anni, che è venuta da noi da sola. Era stata colpita alla gamba. Qualcuno aveva messo un laccio emostatico sopra la ferita e aveva scritto l’ora in cui era stato posato sulla sua piccola fronte. Abbiamo capito che ogni minuto che passava era cruciale per evitare che peggiorasse. Si chiamava Ofek. Ha attraversato un inferno inenarrabile e ha perso molto sangue, eppure è stata molto calma e non ha pianto affatto. L’abbiamo curata rapidamente. Abbiamo capito dai soldati presenti che anche i suoi genitori avevano riportato ferite da arma da fuoco; le loro condizioni erano sconosciute.
Preoccupato per la sua sorte, due settimane dopo Shitrit è riuscito a trovare la famiglia di lei, venendo a sapere che erano tutti sopravvissuti. Successivamente, lui e la sua collega hanno nuovamente incontrato la piccola Ofek e la sua famiglia. In quell’occasione, le hanno regalato un peluche a forma di unicorno su cui avevano scritto: “Per Ofek, l’eroina, con tanto affetto da Gali e Yarin del MDA”.
Linoy El-Ezra, che ha salvato un bambino da remoto
La mattina del 7 ottobre, Linoy El-Ezra si trovava nella centrale operativa del MDA:
La prima chiamata che ho ricevuto è stata da qualcuno che ha urlato: “Terroristi!”. Ho sentito urla e colpi di pistola, poi la chiamata si è interrotta. Ho provato a richiamare, ma non c’era nessuna risposta.
E tutti i suoi colleghi al centralino ricevevano chiamate simili, talvolta con suoni di spari di missili in sottofondo.
Ad un certo punto, è arrivata un’altra chiamata. Dall’altro lato del telefono, aveva chiamato un bambino di nove anni, Michael, che ha raccontato alla El-Ezra che i terroristi avevano sparato ai suoi genitori, e ha chiesto aiuto. L’operatrice ha cercato di capire se fosse possibile salvare i genitori, chiedendo a Michael di chiamarli. Questi ha gridato: “Mamma? Papà?”, ma senza ottenere risposta.
Dopo che lui le ha descritto le loro ferite, lei ha capito che doveva fare di tutto per salvare almeno il bambino. Gli ha spiegato come chiudersi in casa e rifugiarsi nella camera blindata, quando lo ha sentito dire: “Amalia, vieni!”. A quel punto, la El-Ezra ha capito che nella casa c’era anche un’altra bambina, di circa sei anni.
In preda all’agitazione, la volontaria ha detto loro di rinchiudersi nella camera blindata, ma non ci riuscivano. A quel punto, ha detto loro di nascondersi dentro un armadietto, e di non uscire fuori finché non fossero arrivati i buoni. “Quando ho alzato la testa”, ha raccontato in seguito l’operatrice, “ho visto che tutti gli altri (operatori) nella stanza stavano avendo le stesse conversazioni. Nessuno si è alzato dalle sedie; Tutti hanno fatto del loro meglio per salvare delle vite”.
Michael e Amalia si sono nascosti in un armadio per diverse ore finché non sono stati salvati. I loro genitori erano stati assassinati. La loro sorella minore, Abigail, è stata liberata quasi due mesi dopo essere stata rapita dei terroristi di Hamas.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


