Ciò che è successo ieri è un golpe, un golpe vero, frutto di una truffa organizzata, preparata da tempo da un regista consumato: il Partido dos Trabalhadores (PT). Cioè: Luiz Inacio Lula.
Un golpe identico a quelli operati da Nicolas Maduro per vincere le sue elezioni in Venezuela. Quelli che fingono di credere alla correttezza del voto, sono gli stessi che credevano alla correttezza dei procedimenti elettorali che premiavano Maduro in Venezuela, dove nelle sezioni elettorali, controllate dal regime, accadeva di tutto e votavano morti, astenuti, non residenti.
Il primo passo del golpe di ieri è partito dal cuore del petismo più sfegatato: lo Stato di Bahia, la città di Salvador. Lì una banda di petisti ha tappezzato gli autobus pubblici di manifesti elettorali di Lula impedendo di fatto a questi autobus di funzionare.
Questa è stata la scusa con la quale il PT di Bahia ha ritenuto di dover avanzare niente meno che al STF (Supremo Tribunale Federale) una richiesta di proroga per consentire il voto ai cittadini impossibilitati a recarsi a votare per assenza di mezzi di trasporto. A Salvador quindi hanno costruito, seguendo un piano organizzato a tavolino, le condizioni per il passaggio al secondo passo del golpe: il rinvio dell’orario di chiusura delle operazioni di voto.
Il terzo passo è stato quello di sottoporre al Supremo Tribunale Federale una richiesta di proroga avanzata dal PT di Bahia. La richiesta capita nelle mani del ministro della Corte Suprema Cristiano Zanin, che è, guarda un po’, l’ex avvocato di Lula, sì proprio lui, quello dei processi di Lula, poi condannato in tripla istanza a 11 anni di prigione.
L’anomalia risiede nel fatto che la richiesta di proroga sia stata indirizzata non dove avrebbe dovuto, al giudice Cassio Nunes Marques, presidente del TSE, Tribunale Superiore Elettorale, che è l’organo legalmente deputato alla gestione di tutti i processi elettorali, ma direttamente al Supremo Tribunale Federale e consegnata nelle mani di Zanin, proprio l’avvocato di Lula, perché se ne occupasse lui.
Zanin accetta immediatamente la richiesta e dispone due ore di proroga del termine delle votazioni, ma non solo nella città di Salvador o nello Stato di Bahia, ma in tutto il Brasile e quindi in tutti gli Stati del Nordeste. Il punto successivo è: ma cosa avranno fatto in quelle due ore di proroga nelle sezioni elettorali in cui le urne erano state già chiuse e blindate?
Questo lo sanno certamente i funzionari delle sezioni elettorali bahiane, tutti o quasi militanti petisti e lulisti che si sono certamente adoperati per aggiungere molti voti a quelli del candidato Lula facendo votare anche una certa parte degli astenuti.
In questo modo fraudolento esteso a tutto il Nordeste e a tutto il Brasile, pare siano stati recuperati circa 10 milioni di voti, più della somma degli altri candidati sconfitti al primo turno, che hanno consentito a Lula di aumentare del 20 per cento il suo consenso, cosa mai accaduta nella storia del Brasile, e di “vincere” le elezioni.
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