Esteri

Israele nella lista nera ma senza prove: ecco il metodo Onu

La funzionaria Pamila Patten ammette: "Non ho mai ricevuto alcuna prova in merito". Continua l'azione antisemita, antisionista e filoislamista dell'Onu

Pramila Patten (screenshot UN)
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Pramila Patten, l’autrice del rapporto, in data 21 aprile 2026, che ha inserito Israele nella lista nera dei Paesi colpevoli di violenze sessuali, ammette pubblicamente di non aver ricevuto alcuna prova in merito.

Durante una conferenza stampa pubblica, di cui esiste il filmato, la funzionaria è stata incalzata dalle domande di una giornalista che le ha chiesto ripetutamente se avesse esaminato le prove per l’accusa secondo cui l’Idf ha commesso stupri. La Patten ha ammesso candidamente: “Non spetta al mio ufficio fare alcuna verifica”. La giornalista: “Ha avuto accesso a queste prove menzionate nel rapporto?”. Patten: “No, non l’ho avuto”. Giornalista: “Non le ha viste coi suoi occhi?”. Patten: “No, perché non è il mio lavoro”.

In merito all’offerta del governo israeliano di indagare di persona e ispezionare le strutture detentive in Israele, la Patten ha aggiunto: “Ho chiarito che non visiterò le strutture di detenzione, anche se mi è stato offerto di farlo”.

Ecco il metodo Onu: inserire lo Stato ebraico nella lista nera dei peggiori crimini senza aver mai controllato un singolo fatto e senza nessuna intenzione di volerlo fare. Non un’indagine, ma un verdetto emesso su istigazione di Hamas. La stessa Onu che designa l’Iran a presiedere il Forum sociale dell’Unhcr, o il Consiglio Onu per i Diritti Umani: l’Iran!

Pramila Patten è un’avvocata mauriziana, attivista per i diritti delle donne, attualmente rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti e sottosegretario generale delle Nazioni Unite.

Continua, quindi, l’azione antisemita, antisionista e filoislamista dell’Onu, tanto apprezzata dai nuovi nazifascisti mondiali i quali, a differenza di un secolo fa, non stanno più a destra delle compagini politiche, ma a sinistra, tra partiti, movimenti, organizzazioni inneggianti all’islamizzazione e ad una fantomatica Palestina-libera-non-si-da-che (visto che gli unici occupanti abusivi della Palestina sono gli arabi dal 1948). Forse, pure certe associazioni italiane, con in testa l’Anpi, dovrebbero iniziare a porsi la domanda se vorranno passare alla storia come alleati delle più feroci tirannie islamiste o come amici dell’unica democrazia del Medio Oriente e del Maghreb. Al momento la loro posizione è molto chiara.

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