Esteri

Minaccia di decapitare la maestra. Terrore in una scuola, padre arrestato

Il genitore era furioso per il cambio di classe del figlio. In aula il giudice: «Parole estremamente inquietanti»

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«Sono molto protettivo nei confronti dei miei figli». È così che Abdelkader B., 47 anni, ha cercato di giustificarsi davanti al giudice. A farlo infuriare sarebbe stata una decisione presa dalla scuola: il figlio, a causa dei suoi problemi di comportamento, era stato spostato di classe e poi rimproverato dalla nuova insegnante. Il padre non avrebbe accettato la situazione e, durante il colloquio con la scuola, avrebbe perso il controllo fino ad arrivare a minacciare la maestra di decapitarla.

La rabbia del padre

Tutto sarebbe iniziato venerdì 4 settembre, quando il padre era stato convocato dalla direzione dell’istituto scolastico di Le Fauga, nei pressi di Tolosa, dove è iscritto suo figlio di 9 anni. Alla base della convocazione ci sarebbe stato un episodio legato al comportamento turbolento del bambino: il piccolo era stato cambiato di classe proprio a causa delle sue condotte e successivamente richiamato dall’insegnante.

Una decisione che il padre non avrebbe accettato. Durante il colloquio sarebbero quindi arrivate le minacce rivolte alla maestra “ti avrei decapitato se fossi stato un uomo” ripetute tre volte secondo i testimoni. La prima minaccia di decapitazione sarebbe stata pronunciata nel parcheggio.

La maestra, spaventata, si sarebbe poi rifugiata all’interno della scuola, seguita dall’uomo, padre di tre figli, due dei quali frequentavano proprio quell’istituto. Un’altra insegnante avrebbe inoltre sentito pronunciare queste parole: «Lo trattano da boss. Ma non stupitevi se domani si presenta con un coltello e vi accoltella».

L’uomo è comparso quindi giovedì davanti al tribunale di Tolosa, in Francia, con rito direttissimo. Il tribunale lo ha condannato a sei mesi di carcere senza sospensione, disponendo anche l’immediata detenzione. Dovrà inoltre rispettare le altre misure stabilite dai giudici, tra cui il divieto di contattare o avvicinare la vittima e di presentarsi davanti alla scuola per tre anni.

Il ricordo di Samuel Paty

Durante l’udienza, il presidente del tribunale, Fabrice Rives, ha definito le parole dell’imputato «estremamente inquietanti» e di «grande violenza». Il magistrato ha sottolineato come quelle minacce non potessero non richiamare «un’attualità purtroppo rimasta nella memoria di tutti i francesi», facendo riferimento all’assassinio di Samuel Paty, il professore decapitato nel 2020 da un terrorista islamista dopo una campagna di odio nata intorno alle lezioni sull’islam e sulla libertà d’espressione.

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Ed è qui il vero nodo della vicenda: una minaccia del genere va ben oltre il semplice sfogo di un padre arrabbiato. Parlare di decapitare un’insegnante è qualcosa di talmente estremo da richiamare inevitabilmente alla mente la violenza jihadista e un certo modo di intendere la punizione e la vendetta. Sono parole che fanno paura proprio perché evocano un immaginario di violenza brutale e fuori controllo, ben lontano da una semplice lite scolastica.

Ancora sotto choc, l’insegnante ha deciso di non tornare più a insegnare. Nella piccola comunità di Le Fauga, che conta circa 2.800 abitanti, la vicenda ha suscitato sgomento e incredulità. In molti si dicono preoccupati per una violenza verbale tanto estrema e temono ora per la propria incolumità

Cristina de Palma, 12 settembre 2026

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