Esteri

Nigeria, ennesima strage: ma stavolta di musulmani

Almeno 170 persone sterminate, decine rapite, due villaggi in macerie per essersi rifiutati di aderire alla sharia. Il jihad colpisce sia cristiani che musulmani

Nigeria jihad

In Nigeria il 3 febbraio, poco prima del tramonto, più di cento jihadisti sono piombati su Woro e Nuku, due villaggi musulmani situati nello stato del Kwara, e hanno ucciso almeno 170 persone. Per numero di vittime e per efferatezza, si è trattato di uno dei più gravi attacchi a civili verificatisi in Nigeria negli ultimi mesi.

La strage

Un parlamentare della regione, Saidu Baba Ahmed, raggiunto da Reuters nelle ore successive, ha raccontato che i terroristi avevano radunato gli abitanti al centro dei villaggi, uomini, donne, bambini, ne avevano legato le mani dietro la schiena e li avevano uccisi. Poi, prima di andarsene, avevano dato fuoco ad abitazioni e negozi.

Nei giorni successivi è stato possibile ricostruire i fatti con maggiore precisione. I jihadisti sapevano dove abitavano i vigilantes – i gruppi volontari di difesa – e a Woro per prima cosa li hanno eliminati dando fuoco alle loro case. “Li hanno ridotti in cenere – ha raccontato un sopravvissuto – tutti e otto”. Quindi in entrambi i villaggi è iniziata la strage che è durata fino all’alba.

“Hanno massacrato tutti, è spaventoso”, ha detto un funzionario locale intervistato dalla BBC: molti cadaveri sono stati trovati con mani e piedi legati. Ad alcuni hanno tagliato la gola, altri li hanno uccisi a colpi di arma da fuoco. Quando si è fatto giorno, i jihadisti se ne sono andati portando con sé 38 prigionieri, tra donne e bambini.

Le forze di sicurezza sono arrivate qualche ora dopo e hanno trovato gran parte dei due villaggi in macerie, dalle quali ancora si sollevava il fumo degli incendi, e i superstiti intenti a ricomporre i corpi dei loro cari o quel che ne rimaneva.

Il jihad è anche questo

Il governo nigeriano ha dato la colpa delle stragi al gruppo jihadista Boko Haram. Più probabilmente si tratta di una sua costola, un gruppo formatosi di recente per secessione, Mahmuda, attivo nelle aree rurali del Kwara e del vicino stato del Niger.

Gli abitanti di Woro e Nuku ritengono che siano stati dei jihadisti che spesso vanno a predicare la sharia, la legge islamica, nei villaggi. Raccontano che nei mesi precedenti quei jihadisti avevano scritto al capo tradizionale di Woro, Umar Bio Salihu, per sapere se potevano andare a predicare la loro versione della legge islamica. Salihu aveva rifiutato. Per questo quella sera, quando sono arrivati, per prima cosa, dopo aver neutralizzato i vigilantes, si sono recati a casa sua. Non l’hanno trovato, però hanno ucciso due suoi figli e sequestrato il resto della famiglia. Poi hanno dato fuoco alla casa.

Secondo Amnesty International, era da cinque mesi che i jihadisti distribuivano nei due villaggi volantini e opuscoli che illustravano la versione estremista dell’islam ed esortavano gli abitanti ad aderirvi. Vista la loro reticenza, hanno dapprima minacciato, inviato degli avvertimenti, e poi sono passati alle vie di fatto.

“Sono arrivati in massa in nome della religione e hanno deciso di ucciderci” ha spiegato affranto un abitante di Woro. Il jihad, la guerra santa, è anche questo. Secondo gli integralisti, per piacere ad Allah e guadagnarsi il paradiso, non basta che un musulmano preghi come si deve e rispetti le prescrizioni della legge islamica rigorosamente. Deve anche impegnarsi a sottomettere all’islam tutta l’umanità ancora infedele, con la forza, combattendo, se la persuasione non basta.

I jihadisti chiamano le terre non ancora conquistate all’islam dar al-Harb, casa della guerra. Ma ulteriore dovere altrettanto inderogabile di un buon musulmano è vigilare sui confratelli, controllare che si comportino bene, richiamarli, rimproverarli se trasgrediscono e, se non si ravvedono, punirli, con la morte se necessario, per liberare della loro presenza dar al-Islam, la casa dell’islam ovvero le terre sottomesse ad Allah dove regna la pace, e per indurre gli altri fedeli a ravvedersi.

Il “decennio nero” in Algeria

Forse il Paese che più ha patito il jihad è l’Algeria dove negli anni ’90 del XX secolo in nome di Allah i fondamentalisti islamici del FIS, Fronte Islamico di Salvezza, e poi del GIA, Gruppo Islamico Armato, hanno ucciso decine di migliaia di persone. Delle 150.000 vittime civili, tante erano famiglie e villaggi interi sterminati perché “pregavano male”.

I jihadisti rincorrevano e uccidevano per strada le bambine e le ragazzine, quelle che andavano a scuola e che riconoscevano dalla divisa, fermavano i bambini, si facevano dire come pregavano i loro genitori e se non erano soddisfatti dalle risposte li accompagnavano a casa e sgozzavano tutta la famiglia. Il periodo più cruento, dal 1992 al 2002, viene ricordato come “Decennio nero”.

Vittime musulmani e cristiani

In Nigeria il jihad, soprattutto in alcuni dei 12 stati settentrionali a maggioranza musulmana che, violando la costituzione, hanno adottato la sharia nel 2001, colpisce fedeli e infedeli, musulmani e cristiani e ormai le sue vittime si contano anche lì in decine di migliaia.

Se il jihad vi uccida più cristiani o musulmani è una diatriba impietosa. Il presidente nigeriano Bola Tinubu, che è musulmano ed è sposato con una donna cristiana, Remi Tinubu, che nel 2018 è stata ordinata pastore della Chiesa cristiana redenta di Dio, ha condannato la strage definendola un atto “codardo e barbaro”: “è lodevole – ha detto – che i membri di una comunità, sebbene musulmani, abbiano rifiutato di essere arruolati in una fede che promuove la violenza a discapito della pace”.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google