Esteri

Quale Palestina volete riconoscere? Hamas e gli altri provano a riorganizzarsi

Chi rappresenta davvero i palestinesi oggi? A chi rivolgersi? Anp, Hamas e una miriade di gruppi terroristici infestano Gaza e Cisgiordania

Hamas Gaza

Benjamin Netanyahu ha annunciato l’uccisione di Mohammed Sinwar, leader de facto di Hamas a Gaza, insieme a Muhammad Shabana. Sicché, la leadership è passata a figure di secondo piano. Gaza ora è gestita da un comando intermedio guidato da Az al-Din Haddad, soprannominato “il fantasma”, che ha esteso la sua autorità dalla brigata di Gaza City al nord della Striscia. Fa parte della cerchia che ha pianificato l’attacco del 7 Ottobre.

Nuovi apparati

Accanto a lui opera Raed Saad, responsabile della produzione bellica di Hamas. Anche lui è sopravvissuto a un attentato nel nord di Gaza. Entrambi tentano di tenere in piedi quel che resta del controllo dell’enclave gazawa. Un’altra figura chiave ancora in libertà è Tawfiq Abu Naim, ex capo della sicurezza interna, legato al defunto Yahya Sinwar. Molti alti ufficiali sotto il suo comando sono stati eliminati, ma lui è vivo.

L’apparato di sicurezza è stato ricostruito in fretta, con una forza chiamata “meccanismo operativo”, già attiva vent’anni fa durante il colpo di mano contro l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). La nuova struttura conta circa 5.000 agenti, meno della metà rispetto al pre-7 Ottobre. È un apparato ridimensionato, ma serve a mantenere ordine, intimidire, e soffocare le crescenti proteste popolari. Hamas tenta di adattarsi.

Alcuni nuovi comandanti sono stati nominati per sostituire quelli eliminati, ma comandano forze più piccole e meno addestrate. Molti combattenti sono adolescenti, senza formazione militare adeguata. Un altro nome noto è Hudhayfa Kahlut, alias Abu Obeida, portavoce militare di Hamas. Secondo fonti israeliane, non era nella struttura colpita assieme a Sinwar. Altri portavoce sono stati uccisi, ma l’apparato di propaganda è ancora attivo, sostenuto dalla leadership esterna del movimento.

Gli altri gruppi armati nella Striscia

Oltre ad Hamas, almeno altri 15 gruppi armati operano nella Striscia. Alcuni sono legati all’Iran. Come la Jihad Islamica Palestinese (PIJ) resta la seconda forza più potente a Gaza. Conta su circa 10.000 combattenti e riceve milioni dall’Iran. I suoi vertici – Ziyad al-Nakhalah, Muhammad al-Hindi e Akram al-Ajouri – sono all’estero.

La sua struttura ricalca quella di Hamas, con 24 battaglioni distribuiti sul territorio. Dopo l’indebolimento del regime siriano di Assad, diversi leader della PIJ furono arrestati o costretti a fuggire. Ma i legami con Teheran restano forti.

Altre organizzazioni sono affiliate allo Stato Islamico o ad al-Qaeda: cellule terroristiche che mirano a istituire califfati fedeli alle due organizzazioni. La principale fazione legata ad al-Qaeda ed è Jaysh al-Islam (coinvolta nel rapimento del soldato israeliano Shalit) che si è scissa dai Comitati di Resistenza e ha legami con il potente clan Durmush.

Un’altra organizzazione per dimensioni è il Comitato di Resistenza Popolare, con l’ala militare nota come Brigate Salah al-Din. Il suo comandante, Raafat Abu Hilal, è stato ucciso all’inizio della guerra. Il gruppo è nato durante la Seconda Intifada. Conta su ex combattenti di Hamas, Fatah e altre fazioni. Ha scavato tunnel lungo il corridoio di Philadelphia, sostenuto da Iran e Hezbollah. Dopo l’uccisione del suo leader nel 2006, il gruppo si è frammentato in tre fazioni (tra cui Jaysh al-Islam).

Altro gruppo attivo sono le Brigate Mujaheddin, formate da ex membri delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa (Fatah). Operano sotto la protezione di Hamas e hanno partecipato alle operazioni congiunte tra le fazioni palestinesi. Sarebbero coinvolti anche nell’uccisione della famiglia Bibas.

A Gaza operano anche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), un tempo legati al marxismo e oggi finanziati da Iran e Hezbollah. Hanno partecipato attivamente all’attacco del 7 Ottobre. Il segretario del FPLP, Ahmad Saadat, sta scontando 30 anni di carcere per l’omicidio del ministro israeliano Ze’evi. Il suo nome è comparso tra quelli richiesti da Hamas in uno scambio di ostaggi. Il FDLP, guidato dal veterano Nayef Hawatmeh (residente in Siria), ha perso decine di miliziani in scontri recenti.

C’è poi il Fronte Popolare – Comando Generale, nato da una scissione nel 1968. Fondato da Ahmad Jibril e rimasto fedele al regime siriano, oggi è guidato da Talal Naji, recentemente arrestato a Damasco dal nuovo regime islamista di al-Julani. Ci sono infine una serie di cellule indipendenti: almeno quattro fazioni delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa legate all’Iran e un altro gruppo chiamato Movimento Palestinese dei Cercatori di Libertà, fondato da Ahmad Abu Hilal. Questi agiscono spesso come braccio operativo di Hamas, ma conservano margini d’autonomia.

Quale Palestina?

Sic stantibus rebus: quale Palestina si vuole riconoscere? Chi rappresenta oggi davvero i palestinesi? A chi rivolgersi? Tra quei “figli di cane di Hamas” (cit. Abu Mazen) e Fatah c’è, e c’è stata, una guerra sanguinosa che va avanti da quasi vent’anni.

Quale Stato palestinese si vuole riconoscere, dunque? Quello di Mahmoud Abbas, presidente dell’ANP, mai rieletto da quasi vent’anni? Quello degli autori del massacro del 7 Ottobre? Quello per cui lo status di “rifugiato” è una rendita? Quello delle pedine dell’Iran? Stando alla Convenzione di Montevideo del 1933, standard giuridico internazionale sul riconoscimento degli Stati, devono essere rispettati quattro criteri: popolazione permanente, territorio definito, governo e capacità di relazioni con altri Stati. Quale Palestina ad oggi li soddisfa tutti? Chiamarla Stato non basta.

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