L’importante visita ufficiale a Londra del presidente degli Stati Uniti d’America, ove è stato ospite del Re d’Inghilterra, è stata un po’ trascurata dai media italiani, forse troppo occupati a parteggiare spudoratamente per Hamas.
Differenze culturali
In momenti quali quello attuale, in cui non è facile, per parlare semplice, capire da che parte stanno i grandi della Terra, tale visita ha presentato aspetti affatto singolari e significativi del sentiment prevalente in due mondi paralleli, quello anglosassone e quello americano, che a noi abitanti dell’estremo Sud del continente appaiono talvolta strani quando non incomprensibili.
Proprio perché, a differenza di quanto accade Oltreoceano, tra i distaccati abitanti della parte più a Nord del Vecchio Continente e noi focosi confinanti per breve tratto di mare con Africa e Medio Oriente v’è un abisso per differenze culturali e comportamentali delle quali non è sempre agevole e naturale cogliere le ragioni storiche. Da noi già si fatica a capire perché i francesi o gli svizzeri siano tanto diversi da noi, per citare soltanto i nostri più prossimi vicini di casa.
Figuriamoci se si possa essere nella testa e nel cuore dei britannici, per millenaria tradizione amanti del cerimoniale, dei gesti simbolici, dell’attenta scelta di ogni minimo particolare nell’abbigliamento da indossare nelle cerimonie importanti e tutto un retaggio culturale che in Italia abbiamo perso per strada, se non buttato per scelta nel bidone dell’immondizia.
Mode presidenziali
Ciò premesso, a molti di noi non sarà sfuggito il cravattone rosso di Donald Trump (quello che ha più volte offeso Volodymyr Zelensky per il suo abbigliamento paramilitare (che pure ha una ragione precisa). Lo sappiamo, quello è il colore del Partito Repubblicano e per un presidente Usa non è affatto un obbligo morale stare al di sopra delle parti, come sancito dalla nostra Costituzione, perché da loro funziona in ben altro modo, impersonando, invero, il presidente lo schieramento politico vincitore alle elezioni.
Che poi, la cravatta andrebbe, per dimensione e decorazioni, intonata con l’abito e in armonia con l’occasione, è criterio che per noi europei ha ancora una certa validità quasi universalmente accettata (al netto di abbigliamenti obiettivamente ridicoli di certi esponenti della sinistra dura e pura, o che vorrebbero sembrare tali). Ognuno ha le proprie tradizioni, per quanto in materia di moda e stile, proprio in questi giorni, si rimpiange la sobrietà di un Giorgio Armani che ha insegnato al mondo come vestirsi per fare bella figura.
Che strano, però. Pochi giorni orsono non v’è stato un solo organo di stampa che non abbia dato un significato preciso alla divisa militare indossata con piglio aggressivo da Vladimir Putin per le (tuttora in corso) manovre militari congiunte russo-bielorusse, oppure per la mise identica a quella di Mao Tse-tung sfoggiata dal presidente cinese in occasione dell’ultima grandiosa parata militare coi soliti missiloni (finti) e quel simil-passo dell’oca che agli italiani ricorda cose orrende commesse dai tedeschi nell’ultimo conflitto mondiale.
Il significato delle tradizioni
Proprio non ce la facciamo: ci è del tutto incomprensibile la tradizione inglese e quel loro particolare gusto per gli abiti regali messi e rimessi finché ne rimanga un pezzo, e ricordiamo tutti quella fotografia in cui l’allora Principe del Galles mostrava un vistoso buco nella suola. Per noi italiani, ormai convertiti in modo trasversale alla poco salutare moda delle scarpe usa e getta di plastica (spesso costosissime, ma pur sempre di plastica), calzare belle scarpe fatte a mano e mantenute quotidianamente lucide a specchio è qualcosa di ridicolo e, per alcuni, addirittura simbolo di “poraccitudine”, mentre fare gli sponsor paganti delle grandi marche di abbigliamento sportivo non è soltanto tutt’altro che disdicevole, ma addirittura richiesto da un dress code specifico (made in China) per sembrare eterni giovani spigliati e sbarazzini. Lo vedete quanto siamo diversi tra noi, senza nemmeno dover attraversare l’Atlantico?
E che dire della solenne e grandiosa parata militare in onore del presidente Trump che ha impegnato quattro dei più prestigiosi reggimenti del Regno Unito? Sicuramente a Trump è piaciuta molto, e l’ha pure detto. Perché egli sarà anche un po’ strano, impulsivo e ondivago, ma non è fesso ed ha capito che con quello sfilare ordinatissimo delle splendide divise con la giacca rossa e il colbacco di pelo d’orso al suono delle cornamuse, i regnanti della Gran Bretagna hanno inteso offrire a quell’ospite illustre, che rappresenta quel Paese a cui rimarranno sempre legati a triplo filo, una delle loro merci più preziose: il rispetto sacrale delle loro tradizioni (e delle alleanze, potremmo aggiungere).
Tutte scemate, per noi. Cose da trattare con termini palesemente ironici quali:
… Un fervorino intessuto di lodi agli “sforzi per la pace” attribuiti al presidente-magnate…
(Ansa – 19.9.2024)
… Un successo a tutto tondo sul terreno della coreografia e dell’accoglienza reale in cui Trump ha potuto crogiolarsi…
(Ansa – 19.9.2024)
Quindi, si sarebbe trattato di “fervorini” invece che “omaggi ufficiali” e di “coreografie” al posto di “cerimoniale” in onore di un presidente che ha potuto “crogiolarsi”, invece che “dimostrare apprezzamento”. In altri tempi, per quei toni irrispettosi, o da Londra o da Washington sarebbe già stato richiamato l’ambasciatore italiano per richiedere spiegazioni ufficiali.
Ma non è soltanto la nostra principale agenzia di stampa, quella, per intenderci, che si gloria dello slogan “Se è una notizia, è Ansa”, che sembrerebbe riecheggiare il ruolo di agenzia di Stato della Agenzia Stefani durante il Ventennio. Basta leggere qualche titolo di giornale, perlopiù posto nelle pagine centrali, per cogliere una diffusa sottovalutazione dell’importanza di tale incontro ufficiale, che certamente, oltre a rinforzare rapporti economici tra Stati Uniti e Regno Unito che riguarderanno pure noi europei, potrà avere un ruolo tutt’altro che marginale nei delicati equilibri geopolitici nelle zone interessate dai due maggiori e più pericolosi conflitti in corso.
Insomma, per farla breve, mentre a Londra si è svolto un incontro che potrà determinare una svolta nelle più scottanti crisi mondiali, da noi si dà ampio spazio alle irrilevanti vicende dei partecipanti alla Global Sumud Flotilla, che, a giudicare dalle loro bizzarrie e dai loro litigi adolescenziali, potremmo anche chiamare Sumud Bottiglia.
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