Esteri

Svolta per il Sahara Occidentale: passa la soluzione marocchina

Il Consiglio di Sicurezza Onu sostiene il Piano di Autonomia di Rabat, riconoscendo di fatto la sovranità del Marocco. Prevale l'esigenza di stabilità e sicurezza euro-africana

Sahara Onu (Ytube)

Per la prima volta in mezzo secolo, le Nazioni Unite hanno scelto da che parte stare. Con l’adozione della Risoluzione 2797, il 31 ottobre 2025, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha espresso un sostegno esplicito al Piano di Autonomia marocchino per il Sahara Occidentale, definendolo “serio e credibile”.

La risoluzione Onu

Si tratta di una decisione storica, che segna un riconoscimento giuridico di fatto della sovranità del Marocco sul territorio sahariano. Approvata con 11 voti favorevoli e 3 astensioni, mentre l’Algeria – membro non permanente – non ha partecipato al voto, la Risoluzione proroga di un anno il mandato della MINURSO, ma introduce una novità cruciale: una revisione strategica tra sei mesi, in base all’andamento dei negoziati.

Si passa così da una semplice gestione provvisoria del conflitto a un percorso verso la chiusura definitiva del dossier.

La disputa sul Sahara occidentale

La disputa sul Sahara Occidentale risale al 1975, anno del ritiro spagnolo. Da allora il Marocco rivendica la propria integrità territoriale, mentre il Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria, chiede l’indipendenza del territorio e la creazione di un cosiddetto “Stato saharawi”. Il referendum di autodeterminazione promesso non si è mai tenuto, abbandonato ufficialmente dall’Onu nel 2000 per inapplicabilità politica e tecnica.

Reti terroristiche

Negli ultimi anni, alla lunga paralisi diplomatica si è aggiunta una crescente preoccupazione per i legami del Fronte Polisario con reti terroristiche e traffici illeciti nel Sahel. Rapporti di Intelligence europei, tra cui fonti spagnole, indicano che elementi radicalizzati provenienti dai campi di Tindouf sarebbero confluiti in gruppi jihadisti operativi nel Sahel, come Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin o Isis West Africa Province.

Tra questi spicca la figura di Abu Walid al-Saharawi, ex capo di Al Qaeda nel Maghreb, ucciso dalle forze francesi in Mali, sul quale pendeva una taglia di un milione di dollari offerta dagli Stati Uniti.

Anche il Parlamento europeo ha citato, in una recente interrogazione, presunte forniture di armi, carburante e supporto logistico da parte del Polisario a gruppi terroristici attivi nella regione.

Il piano di Rabat

In tale contesto, il Sahara non è più soltanto un territorio conteso, ma un nodo strategico per la sicurezza mediterranea e sahariana. Il Marocco si afferma come pilastro di stabilità nel Nord Africa, partner essenziale per la sicurezza del Mediterraneo e del Sahel.

Il Piano di Autonomia di Rabat propone un’ampia autonomia amministrativa, economica e culturale per le popolazioni sahariane, preservando al contempo la sovranità marocchina. Una formula che ha raccolto un consenso internazionale crescente: Stati Uniti, Spagna, Germania, Regno Unito e oltre trenta Paesi africani e arabi hanno aperto consolati a Laâyoune e Dakhla, testimoniando un sostegno concreto.

Stabilità e sviluppo

Dal punto di vista geopolitico ed economico, la stabilità del Sahara è una condizione imprescindibile per lo sviluppo delle infrastrutture strategiche africane, a partire dal gasdotto Nigeria-Marocco di oltre 5.600 km, che collegherà le risorse del Golfo di Guinea al Mediterraneo e all’Europa.

La sicurezza del Sahara garantisce anche il passaggio sicuro di cavi elettrici, corridoi digitali e vie commerciali che uniscono l’Africa occidentale al Maghreb: il Marocco si conferma così un hub energetico e logistico tra Africa ed Europa.

Sicurezza e immigrazione

Sul piano della sicurezza globale, la regione Sahel-Sahara è oggi uno dei fronti più critici per il terrorismo, il traffico di armi e di esseri umani. In questo scenario, il Marocco è percepito come partner credibile e affidabile per Europa e Stati Uniti nella lotta ai flussi migratori irregolari, al terrorismo e alla criminalità transnazionale.

Per Washington, la cooperazione tra Marocco e Algeria rappresenterebbe un tassello strategico: stabilizzare il Maghreb significa ridurre lo spazio operativo dei gruppi estremisti nel Sahel.

Soluzione marocchina

La Risoluzione 2797 è dunque più di un successo diplomatico per Rabat: è una svolta pragmatica che ridefinisce gli equilibri regionali. Il Sahara non è più soltanto una questione di integrità territoriale, ma un elemento centrale delle strategie energetiche, della sicurezza euro-africana e delle grandi infrastrutture continentali.

L’Algeria e il Fronte Polisario, sempre più isolati diplomaticamente, appaiono oggi come reminiscenze di un conflitto del passato. Le accuse di legami con il terrorismo, con l’Iran e con Hezbollah, unite ai traffici e all’instabilità, hanno minato la loro credibilità e la fattibilità del progetto separatista.

La scelta dell’Onu e della comunità internazionale converge ormai su una soluzione sostenibile: quella marocchina. Con la Risoluzione 2797 la comunità internazionale lancia un messaggio inequivocabile: non più attesa, ma attuazione. Il tempo della gestione provvisoria volge al termine. Il Sahara entra definitivamente a far parte della sicurezza e della stabilità euro-africana. Adesso spetta all’Italia agire di conseguenza.

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