Politica

Non prendetevela con Cencelli per la scarsa qualità della democrazia

Morto lo storico esponente Dc del famoso "manuale". La logica spartitoria è inevitabile, connaturata alla stessa democrazia rappresentativa, quanto lo sono incompetenza ed inadeguatezza di certi eletti

aula Camera (Rai)
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Massimiliano Cencelli, morto oggi all’età di novant’anni, fu un importante funzionario della Democrazia Cristiana, negli anni in cui, oltre ad essere la formazione crociata il primo partito del nostro Paese, la maggior parte della politica italiana passava per Via del Gesù.

Il Manuale Cencelli

In pratica, il famoso Manuale Cencelli, di cui l’autorevole esponente della DC fu il padre, esprimeva con una formula matematica le percentuali della spartizione dei poteri governativi con riguardo alle percentuali di voti ottenuti da ogni corrente interna. In estrema sintesi, i ministeri e le alte cariche dello Stato si spartivano tra le correnti interne della Balena Bianca: a quelle numericamente più sostanziose si assegnavano i ministeri più importanti, come quello degli Interni o il dicastero degli Esteri, mentre le correnti minoritarie del partito di maggioranza non potevano che aspirare a qualche sottosegretariato o un ministro senza portafoglio.

Il c.d. “cencellismo” esprimeva, a modesto avviso dello scrivente, un principio di equità distributiva interno alla maggioranza eletta e tale regola non scritta si applicò ben presto ad altri incarichi intergovernativi ma politicamente rilevanti, dalla Rai alle Ferrovie dello Stato.

Gli oppositori del Manuale Cencelli rilevarono, soprattutto nel passato, che tale spartizione dei posti di potere mortifica il merito e la competenza e, sul punto, non si può che concordare in linea di massima, almeno perché un buon sistema democratico dovrebbe rigidamente basarsi su merito e competenza dei suoi attuatori pratici.

È la democrazia

Ma è pur sempre vero che è l’intero modello di rappresentanza popolare elettivo a non essere strutturalmente esente da distorsioni che inevitabilmente possono portare a ruoli di assoluto peso sociale ed amministrativo emeriti incompetenti che, per vari motivi, abbiano incassato molte preferenze (quando sia vigente il sistema proporzionale con le preferenze liberamente esprimibili). Non fu certamente colpa di Cencelli quando ci ritrovammo certi ministri o certi alti funzionari di Stato del tutto dannosi per l’Italia (e ne abbiamo avuti, se non ancora ne avessimo).

In sostanza, il problema è, in nuce, connaturato alla stessa democrazia rappresentativa. La spartizione proporzionale dei poteri all’interno della maggioranza, qualunque essa sia e di qualsiasi colore sia, almeno allo stato attuale della nostra società, è inevitabile quanto l’incompetenza ed inadeguatezza di certi eletti, per cui ben si può dire che il Manuale Cencelli, in un certo senso, tagliò la testa al toro, indicando una regola fissa.

Semmai, a noi dovrebbe interessare prevalentemente che nemmeno vengano ammessi alle liste elettorali personaggi palesemente indegni o pregiudicati e men che mai persone che sfuggono alla galera grazie alla carica elettiva. Ma ciò è ascrivibile al ragionamento che noi poveri elettori di nessun interesse per i partiti siamo indotti a fare, ossia una frequente scelta tra il minore dei mali, unito ad un crescente disinteresse per la politica in genere intesa nel suo più nobile significato, quello di servitrice della Polis.

In una società ove alla politica si associa immediatamente il c.d. magna magna, quando non vi sia addirittura l’obbrobrio di ben più di un presidente del Consiglio mai eletto e addirittura espressione della minoranza, è semplicemente ridicolo prendersela con Massimiliano Cencelli, che, quantomeno potrebbe essere indicato come raro esempio di fedeltà al suo partito oltre che esponente della DC dalla testa molto fina, al contrario di certi opportunisti senza arte né parte che infestano le attuali formazioni politiche.

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