Cultura

Astenetevi dai falsi auguri. Buon Santo Natale!

Natale è la commemorazione della nascita di Gesù Cristo. Stato laico non significa che questo possa appropriarsi delle feste religiose attribuendo altri valori e significati

Natale presepe (senatotv)

Già qualche anno fa, su queste pagine, scrissi qualcosa sul medesimo argomento. Tuttavia, non guasta riaffermare alcuni concetti che hanno a che fare col Santo Natale. Innanzitutto, con buona pace di chi non crede, o agnostico e persino di chi avversi la religione cristiana, Natale è la commemorazione della nascita di Gesù Cristo. Punto.

I limiti della laicità

Senza questa premessa, per quanto scontata, ci perderemmo in inutili quanto inappropriati significati estensivi di un concetto prettamente religioso. Stato laico non significa che questo possa appropriarsi delle feste religiose attribuendo altri valori e significati. Confondere Cesare con Dio non ha mai portato bene a nessuno, dai tempi del “Deus vult” al nefasto “Gott mit uns”, ma nondimeno un malinteso senso di laicità dovrebbe mettere a disagio chi sia così impudente e retrogrado da augurare “Buon Natale”, tantopiù se preceduto da una “S.”. Ma siamo diventati tutti matti?

Il Santo Natale (perché per noi cristiani è Santo) nulla ha da spartire con una festa di inizio inverno, con una vacanza scolastica, con le abbuffate a tavola e le allegre sciate in montagna. Trattasi di una festa di carattere religioso e cristiano, e di laico non ha nulla, perché non lo è mai stata, non lo è oggi e speriamo non lo sia mai.

Poi, ciascuno è liberissimo di credervi o meno e di festeggiarlo o meno, allo stesso modo per cui a nessuno può essere chiesto di professare una data religione, come vorrebbero i musulmani. Benché io non mi sia mai definito “liberale”, ritengo di appartenere alla schiera (non so quanto nutrita) di persone mediamente civili e mediamente tolleranti, ossia a quella categoria di individui che ritengono prevalente e limitativo il principio del “neminem laedere“, tanto in senso giuridico che sociale. Per me, e spero per altri, ciascuno può professare le idee e la religione (ivi compreso l’ateismo) che meglio ritiene, finché non arreca danno ad altri.

Per quanto banale, la premessa dovrebbe tracciare in modo inequivocabile un limite, sgombrando il campo da certe zone grigie e ambiguità che sempre più prendono campo in questa società stratificata eppure magmatica di oggi, nella quale siamo sempre più passeggeri di un treno del quale non s’intravede la locomotiva e, men che mai, uno straccio di  conducente.

Gli auguri fasulli

Anche quest’anno ho dovuto ricordare a diversi conoscenti (e persino a qualche amico) che non sono obbligati a farmi auguri di Buon Natale artatamente mascherati e fasulli, ricorrendo a surrogati dettati loro dal politically correct o, peggio ancora, dal desiderio di apparire liberal. Essendo il sottoscritto uno che ha sempre tenuto in massima considerazione la coerenza, ho nuovamente sottolineato nelle risposte a chi mi conosca un poco, che avrebbero potuto tranquillamente osare e augurarmi un semplice (ma immenso) “Buon Natale, Roberto”.

Nessuno avrebbe chiesto loro se siano credenti o meno e quale partito votino, perché me n’importa men che zero. Mi sarei tenuto stretto un prezioso augurio, ovviamente unito a quello di un felice anno nuovo perché vige il principio edonistico e due auguri in un colpo solo fanno risparmiare nei messaggi telematici.

Tutte quelle vie di mezzo, che vanno dal “Buone Feste” all’augurio di “Gioia” (inviatomi da un ex segretario regionale del PCI), passando per un esterofilo “Seasonal Greetigs”, hanno ricevuto la medesima risposta: “Ti ringrazio per esserti ricordato di me, ma altro non posso che risponderti –  Buon Santo Natale – perché per me esiste solo quello e non ti sto augurando alcunché di male, anzi…”.

La domanda è questa: perché diamine chi addirittura si astenga dal nominare il termine “Natale” o lo ritenga inappropriato si sente in dovere di mandare gli auguri proprio a metà dicembre? Mistero.

Probabilmente sarò troppo provinciale e sempliciotto, ma ritengo che chi non creda nella nascita di Nostro Signore nemmeno dovrebbe festeggiare quel giorno.

Io mica festeggio, chessò, la ricorrenza della Rivoluzione d’Ottobre o l’inizio del Ramadan. Non ci credo, non faccio festa in quei giorni e non mando auguri del genere a chi è libero di crederci, perché per me non sono ricorrenze da festeggiare e sarebbe mera piaggeria farlo, giusto per “fare bella figura”.

Già ci dobbiamo sorbire l’immensa cretinata di Halloween in corrispondenza con la festa di Ognissanti. Vogliamo ridurre anche il Natale ad una festa laica tra le tante che già abbiamo? No, assolutamente no. Il 25 Dicembre è il giorno in cui i cristiani festeggiano la nascita di N.S. Gesù Cristo. Tutto qui. Un po’ di coerenza, che cavolo!

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