Cultura

Minimo vocabolario tascabile: concretezza

Tendiamo alla ricerca del "fenomeno" di turno, tanto in politica, quanto nello sport e nella scienza, ma spesso la concretezza sta nel ritmo continuo dei piccoli e crescenti risultati quotidiani

concretezza (screenshot Treccani)
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Iniziamo oggi con un minimo vocabolario per tutti. Non di certo un’enciclopedia, nemmeno un trattato di glottologia, men che mai una voce accademica, bensì una minima guida tascabile, una di quelle che che occupano poco spazio, per chi abbia ancora qualche tasca libera, avendo svuotato quelle piene di ciarpame inutile.

Derivata dal latino concretus (letteralmente: cresciuto assieme, condensato) la concretezza a cui ci piace far riferimento dovrebbe essere principalmente frutto dell’esperienza e della conoscenza per quei singoli che non diano gran peso al suo esatto opposto: l’astrattezza. Messa così, la strada sembrerebbe in discesa per definire l’ambito di applicazione del termine scelto oggi.

O si preferisce fare riferimento a conoscenza ed esperienza per fare qualcosa di concreto (inteso come condensato, coagulato e solido), ma anche come participio passato di un ipotetico verbo con-crescere (crescere assieme), oppure ci si accontenta di rimanere sulle generali, di esporre concetti generici e privi di vera solidità ma certamente più duttili. O di qua o di là.

Buoni costruttori

Quindi, se concretezza e solidità sono elementi tra loro inscindibilmente connessi, possiamo attingere al campo delle costruzioni, per logica uno dei primi a venire in mente parlando di qualcosa di solido. Un edificio costruito con buona tecnica e buoni materiali durerà nel tempo e risponderà meglio ai suoi scopi rispetto ad uno edificato con tecnica sommaria e/o con materiali scadenti, questo lo sappiamo tutti.

Quindi, se essere concreti significa essere buoni costruttori, ne deriverebbe che mancare di concretezza porta ad edificare qualcosa di fragile e poco duraturo? Parrebbe così: la buona tecnica edile è più che necessaria per fare buone case. Sorgerebbe un dubbio, però. E se, casomai, fosse la progettazione ad essere carente o del tutto errata, basterebbero buoni materiali e buona tecnica costruttiva per far durare l’opera? Probabilmente no.

Quale l’insegnamento di questo corollario? Apparentemente semplice la risposta: meno saranno i passaggi e gli aggiustamenti tra la prima idea teorica e l’opera finale, tanto minori potranno essere gli errori che possano inficiarne l’utilità.

Ecco uno dei principali ostacoli alla realizzazione di opere (anche in senso figurato) solide e quindi concrete. Una “filiera produttiva” particolarmente lunga può tramutare in astratta l’opera inizialmente concreta? Ahimè, parrebbe di sì.

Concretezza in politica

Capita soprattutto in politica, e perlopiù accade perché il desiderio di elaborare la norma perfetta porta quasi sempre a rimettervi mano troppe volte con più aggiustamenti (leggi regolamenti esecutivi ed emendamenti vari) e tutto ciò erode quel principio generale costruttivo di essenzialità, ben noto in architettura, che permettano all’opera finale di essere duratura e funzionale.

Ma lasciamo ad architetti ed ingegneri la scienza delle costruzioni, ringraziandoli di averci permesso l’esempio, e tiriamo dritti per la nostra strada. Oh, cosa ho appena scritto? Sarà mica che seguire una strada senza troppe digressioni, svolte e ripensamenti possa renderci fautori di concretezza? Difficile pensare il contrario, almeno secondo logica.

La geografia

Eccoci giunti sulla soglia di un’altra possibile disciplina: la geografia e l’arte cartografica. Cristoforo Colombo aveva con sé carte nautiche che gli facessero ritenere che, dopo aver attraversato le Colonne d’Ercole, sarebbe inevitabilmente finito, prima o poi, nelle favolose Indie? Pare di sì. Ma la cartografia era sbagliata. Non a caso ho scritto “arte” e non “tecnica”.

Fino almeno al Medioevo, sulle bellissime carte geografiche v’erano raffigurate le specie animali che si riteneva fossero esclusive di quelle regioni della Terra. “Hic sunt leones”, e persino “Hic sunt leones ac viboras” si leggeva. Tirare dritto per la propria via è cosa relativamente semplice per chi abbia tracciato una rotta, sulla base di una carta affidabile, non altrettanto se la mappa sia sbagliata.

Piccoli passi

Ecco un altro ostacolo , e pure rilevante, che la nostra aspirante persona concreta, troverà sui suoi passi. Leonardo da Vinci a parte, nella storia della scienza, ben pochi furono gli scienziati che, in qualche modo, non abbiano potuto avvalersi delle conoscenze e scoperte di loro predecessori o colleghi. Potremmo dire con buona approssimazione che la tenacia di chi, in nome della concretezza, non si lasci distrarre dai bias culturali e dalle insidie dei pregiudizi può tuttavia trasformarsi in pervicacia o cocciutaggine oltre ragione. Il che ci porta ad affrontare un’ulteriore fase del difficile cammino verso la concretezza. Povero aspirante concreto: mi sa che che finirà per rimanere astratto.

Lo sappiamo: tanti hanno imboccato per primi le nuove strade, ma non basta. Si può essere tranquillamente dei precursori ma anche esserlo di emerite cazzate che verranno comunque seguite da altri. Fare per primi qualcosa non conferisce la certezza che sia la cosa giusta, bensì essendo del tutto possibile che si perda soltanto del tempo.

Henry Kissinger (1923-2023) fu certamente un grande statista, nonostante non sia mai stato presidente degli Stati Uniti, e la sua Teoria Dei Piccoli Passi resterà un punto fermo nella storia della diplomazia mondiale. Procedere a piccoli passi è quasi sempre una buona tecnica per innovare e giungere ove altri hanno fallito, sempre che qualcun altro non arrivi prima di noi, anche nel modo sbagliato.

Quanto paghi correre veloci, coi calzari alati della tecnologia attuale, o quanto sarebbe meglio procedere lento pede secondo la collaudata tecnica della navigazione in acque sconosciute, resta una scelta individuale e da ciò, talvolta, dipendono il successo o la sconfitta, tramutando per magia, nell’opinione popolare, il concreto in astratto. Perché, nell’accezione più diffusa, soltanto i vincitori sono concreti, anche se è talvolta vero il contrario.

Pochi altri animali sono concreti (o meglio, lo furono) quanto i muli dei nostri alpini, quelli delle asprissime cime dello scenario della Grande Guerra. Passo dopo passo, a testa bassa, persino incuranti degli shrapnel nemici che cadevano tutt’intorno. Ma è pur vero che si dice “testardo come un mulo” perché nel comune sentire regna incontrastata la fascinazione verso altri equini, quelli scattanti che s’innalzano scalpitanti sui posteriori, insofferenti alla briglia, indomabili come Francesco Baracca e la Ferrari.

Il diuturno lavoro, spesso sconosciuto o misconosciuto del ricercatore da laboratorio che, come il mulo, procede a piccoli passi cadenzati è una delle nostre realtà più concrete e positive, ma lo sportivo del momento (faccio la precisazione perché il momento difficilmente dura oltre cinque anni) affascina e crea seguaci più del biologo o del fisico nucleare. A voi la riflessione in merito.

Ai nostri tempi, potremmo dire che nell’astrattezza delle simbologie e dei temi sociali (anche quelli più confusi) prevale di gran lunga “il fenomeno”, vincitore a tavolino, rispetto alla concretezza di chi fa, magari anche soltanto quel poco che sa fare, ma col ritmo continuo dei piccoli e crescenti risultati quotidiani.

La ricerca del fenomeno

Tendiamo, è vero, alla ricerca del fenomeno di turno, tanto in politica, quanto nello sport e nella scienza, e quel termine mi dà occasione per esaminare , non a caso, i due distinti significati etimologici.

Per la Treccani (Dio ne benedica l’esistenza) , il termine “fenomeno” indica, principalmente due cose. Viene dal greco phaínomai (φαίνομαι), e significa “mostrarsi”, “apparire” o “manifestarsi”. Ma esiste un secondo significato, relativo alla scienza, indicante un evento o un accadimento naturale osservabile. Mostrarsi o pazientemente osservare, queste la scelte.

Giunto alla fine di questo articolo mi pongo la domanda? Quanta concretezza nelle parole che avete appena letto? Nell’incerto chiaroscuro tra verità e finzione i contrasti si fanno tenui ed indistinguibili, nell’eterna rappresentazione a ruoli alterni della vita, che soltanto i più grandi autori e commediografi hanno saputo declinare dall’astrattezza dell’arte alla concretezza del patrimonio universale della civiltà.

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