Cultura

Mondo alla rovescia/1: se l’ideologia gender diventa mainstream

Dal linguaggio alle scuole e ai bambini, dallo sport alla tv, il transgenderismo è più di moda che mai. E chi osa obiettare viene insultato e persino aggredito

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Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

Il celebre aforisma di Gilbert K. Chesterton descrive alla perfezione il nostro mondo alla rovescia, dove è la Torre di Pisa ad essere dritta e tutto il resto storto. Una realtà dove la follia è uscita dai manicomi per diventare legge e imporre trattamenti sanitari a base di inclusività e tolleranza a quelli rimasti sani di mente.

Ideologia e realtà

Stiamo parlando dell’ascesa dell’ideologia gender, secondo la quale la sessualità umana non sarebbe binaria, maschio-femmina, ma uno spettro di varianti entro il quale si può oscillare e cambiare a piacimento. Chi non lo accetta viene automaticamente additato come un bigotto che impedisce a persone intrappolate nel corpo sbagliato di esprimere se stesse.

Facciamo un po’ di chiarezza per chi, come il sottoscritto, è vecchia scuola, e pensa che al mondo ci siano maschi e femmine. Insomma, o si è carne o si è pesce; non si può essere entrambi e non si può passare dall’uno all’altro gruppo in base al capriccio.

Per sesso si intende il sesso biologico, che porta a far sì che i maschi abbiano una coppia di cromosomi XY, genitali maschili, sviluppo della barba durante la pubertà, testosterone, ecc., mentre le femmine abbiano cromosomi XX, genitali femminili, seno, estrogeni.

Il gender (genere, in italiano) invece è la percezione a livello mentale che ognuno ha di se stesso in relazione al sesso. Percezione, vale a dire idee e convinzioni prodotte dal cervello che, come tutte le idee e convinzioni, possono essere giuste (in accordo con la realtà) o sbagliate.

Ci sono infine i ruoli di genere, ossia l’attribuire determinati compiti ad un individuo in base al suo genere. Ritenere che una donna debba stare a casa a pulire ed allevare i figli o che al contrario possa diventare ceo di un’azienda che fattura milioni di dollari, significa attribuire al soggetto in questione ruoli di genere diversi, ma senza mettere in dubbio che casalinga, manager, o persino eroe di guerra, sempre di donna si tratti.

La disforia di genere

Secondo lo psicologo canadese Jordan Peterson, il semplice fatto che la quasi totalità di chi nasce maschio si senta maschio, e che quasi tutte le donne si sentano femmine prova che tra genere e sesso c’è non-indipendenza statistica, vale a dire che sono correlati molto strettamente tra di loro. I pochissimi casi di autentico conflitto tra sesso e genere prendono il nome di disforia di genere e vengono, o perlomeno venivano, trattati come disturbi comportamentali.

Tutto ciò viene contestato alla base dall’ideologia gender, che sostiene ci siano persone nate nel corpo “sbagliato”. La cosa è non solo falsa, ma anche priva di senso: se c’è un caso di disforia di genere non è il tuo corpo ad essere sbagliato ma la tua mente ad avere idee sbagliate, allo stesso modo in cui se vedi sfocato è perché sei miope e non perché c’è la nebbia. L’approccio dovrebbe dunque essere di tipo psicologico, con la cura della mente, non fisico con la castrazione di ragazzini sani.

In fin dei conti, è lo stesso approccio da utilizzare per chi soffre di quella che in inglese si chiama body integrity identity disorder: se ti convinci ti abbiano amputato il braccio sinistro, la soluzione non è amputartelo per davvero, ma aiutarti ad accettare che il tuo braccio sinistro è ancora lì e funziona bene.

Per i fautori del transessualismo militante però la biologia è un’opinione, e stupisce che ad adottare questo atteggiamento spesso sia proprio chi in tempi di pandemia ha ripetuto come un disco rotto di fidarsi della scienza. Scienza evidentemente tirata in ballo solo quando fa comodo.

L’uso dei pronomi

Non si tratta di opinioni buffe e fuori dal coro, ma di ortodossia del pensiero da imporre a colpi di scomuniche verso chi non si adegua.

Negli Stati Uniti, un pubblico ministero di Los Angeles è stato sospeso dal procuratore distrettuale, l’ultra-sinistro George Gascón, per essersi riferito al maschile ad un imputato di violenza sessuale che si identifica come donna. Insomma, ha usato il pronome maschile he anziché il femminile she. [1]

La questione dell’uso dei pronomi riveste, come vedremo in seguito, un ruolo fondamentale nel genderismo. Sempre in California, laboratorio sperimentale di ogni degenerazione woke possibile e immaginabile, quando un’insegnante ha notato che i ragazzini avevano cominciato ad usare pronomi personali diversi rispetto al loro sesso, ha ritenuto opportuno informare i loro genitori. La decisione le è costata il posto di lavoro. [2, 3, 4]

Sport femminili e bagni pubblici

A San Diego una ragazzina ha protestato per essersi trovata un uomo nello spogliatoio femminile di una piscina YMCA, le cui norme consentono ai trans di usare il bagno che preferiscono. [5]

Semplici esibizionisti? Niente affatto. Riley Gaines è una nuotatrice professionista che ha osato criticare la partecipazione di atleti maschi a gare femminili sulla base del fatto che si credono donne, visto l’ovvio vantaggio di cui godono a livello di prestazione fisica.

Gli estremisti trans le hanno fatto pagare caro l’affronto, aggredendola, insultandola e costringendola a rimanere chiusa in una stanza per tre ore con la polizia a proteggerla dagli esagitati. [6] La San Francisco State University, dove ha avuto luogo l’aggressione, ha naturalmente preso le difese degli estremisti. [7]

Troppo anche per Caitlyn Jenner, transessuale repubblicano, che punta il dito contro i fanatici trans definendoli “mafia arcobaleno”.

Gender nelle scuole

Particolarmente preoccupante la situazione in Canada, al punto che ne ha parlato anche il canale Telegram italiano Der Einzige. [8] Nelle scuole si insegna attivamente ai bambini che la sessualità è fluida e si fa lezione su libri che parlano di bambini transgender. [9]

Kayla Lemieux è un professore di una scuola dell’Ontario che trova educativo presentarsi a lezione con un paio di tette finte giganti. La scuola ha preso le difese di Lemieux fino a che i genitori non hanno minacciato azioni legali. [10]

Presto però i genitori che trovano da ridire su queste iniziative “formative” potrebbero avere la vita dura. Kristyn Wong-Tam, rappresentante all’assemblea provinciale dell’Ontario dell’NDP (partito di sinistra), ha presentato una proposta di legge che, se approvata, finirà per vietare anche manifestazioni di protesta contro spettacoli drag-queen dedicati ai bambini. [11, 12]

Fermo restando che drag-queen e trans non sono necessariamente la stessa cosa, in questo caso si pone un duplice problema: di merito (è perlomeno discutibile permettere performance di drag-queen per bambini) e di metodo (perché si vietano manifestazioni di dissenso pacifiche con la scusa di combattere l’odio).

Qualcuno dovrebbe chiedere a Kristyn Wong-Tam se a parti invertite sarebbe opportuno insegnare ai bambini dell’asilo le gioie e l’inclusività del sesso etero, chiamando prostitute a leggere favole e a tenere seminari sulle loro prestazioni lavorative.

Svolta autoritaria

Non crediate di essere al sicuro se frequentate una scuola cattolica. Josh Alexander è uno studente dell’Ontario che è stato arrestato per aver sostenuto che uomini e donne sono differenti e che ci sono solo due generi sessuali. [13]

Episodi che testimoniano la svolta autoritaria in corso nel Paese degli aceri, con la punizione esemplare di chi osi discostarsi dal sacro verbo della fluidità di genere.

Segnali preoccupanti si possono vedere anche in Europa. Un’ostetrica britannica ha perso il lavoro per aver osato dire che solo le donne rimangono incinte. [14, 15] Un crimine linguistico imperdonabile alle orecchie di chi ha inventato il termine birthing people, ossia persone che partoriscono, come se il parto non fosse più prerogativa delle sole donne.

Sessualizzazione dei bambini

L’associazione londinese Caba Baba Rave organizza spettacoli di drag-queen con bambini. [16, 17] Siamo in piena sessualizzazione dei più piccoli, argomento di cui abbiamo già parlato su Atlantico. [18]

Se video che mostrano performance di natura sessuale nel corso di eventi definiti “per famiglie” [19] possono sembrare disturbanti, è invece difficile trovare un aggettivo adeguato per definire un gruppo di insegnanti trans che su Reddit discutono di come manipolare bambini per indurli ad abbracciare il transgenderismo. [20]

Nemmeno le pareti di casa sono più un luogo sicuro per i più piccoli. Su Netflix è possibile vedere un cartone animato in cui compare un piccolo bisonte non-binario, ossia che non si sente né maschio né femmina. [21]

A caricare il video su YouTube un gay che si dichiara apertamente contrario all’ideologia woke, di cui il transgenderismo è parte importante, e dichiara a chiare lettere che esistono solo due generi sessuali: un vero e proprio raggio di sole in un cielo sempre più cupo.

Transgenderismo mainstream

Il transgenderismo è insomma sulla cresta dell’onda, più figo che mai: ci sono show, parate (da tempo i transessuali fanno parte della grande famiglia arcobaleno LGBTQ), programmi televisivi.

Anheuser-Busch, l’azienda che produce la celebre birra Budweiser, si è scelta come testimonial di eccezione il trans Dylan Mulvaney, cosa che non ha mancato di suscitare polemiche. [22] Si è mai visto un gruppo discriminato e marginalizzato essere così di moda al punto da fare, negli Stati Uniti, la pubblicità ad una birra?

Qual è il messaggio che si vuole far passare? Che non c’è niente di male ad essere trans, o che invece è alla moda? Vivi e lascia vivere o forzare la gente a dire che è magnifico, pena l’immancabile accusa di bigottismo?

È importante notare come non si tratti di pochi lunatici, ma di un fenomeno che è ormai sistemico. Ketanji Brown Jackson durante una seduta del Senato americano, per la conferma della sua nomina da parte di Biden a giudice della Corte Suprema, si è detta incapace di definire cosa è una donna, giustificandosi col fatto di non essere una biologa. [23]

Qualcuno avrebbe forse dovuto chiedere alla giudice se serva una laurea in biologia o in veterinaria per poter distinguere un cane da un gatto.

Bhavik Kumar, direttore responsabile per la salute dei trans presso Planned Parenthood’s (rete di organizzazione che pratica aborti negli Stati Uniti) ha sostenuto in un’audizione presso la House of Representatives che gli uomini possono rimanere incinti, scatenando le ire del repubblicano Andrew Clyde che gli poneva domande. [24]

Ci sono dei limiti o vale tutto?

Il povero Clyde forse ignora che su internet già da tempo è stata introdotta l’emoji dell’uomo incinto. Quando la realtà viene abolita per essere sostituita dalla fantasia, qual è il limite da porre alla fantasia?

Se un maschio può farsi riconoscere come femmina, come nel caso dei trans, cosa può impedire ad un uomo di identificarsi con un ippopotamo o un aeroplano? O un gatto magari? Una ragazza norvegese sostiene per l’appunto di essere un gatto intrappolato in un corpo umano [25], mentre una bambina australiana si è vista riconoscere il suo “diritto” a comportarsi come un felino a scuola, a patto che non distragga i compagni di classe. [26] Chissà che non faccia le fusa alla maestra per un voto migliore.

Se battessi forte la testa e cominciassi a identificarmi come Napoleone Bonaparte, sarebbe legittimo o no porre un limite alle mie pretese?

In virtù delle mie convinzioni, potrei certamente abbigliarmi come l’imperatore dei francesi e tenere una mano nel taschino, dal momento che tale comportamento, per quanto bizzarro, non andrebbe a costituire una minaccia per me o altri, ma il semplice buonsenso suggerisce che non potrei pretendere una patente intestata a Napoleone Bonaparte, né tantomeno potrei presentarmi all’Eliseo e sloggiare a calci nel didietro il pur antipatico Macron al grido “L’empereur est de retour”, l’imperatore è tornato.

Rispetto sì, ma senza legittimazione e ufficializzazione delle mie fisse. Essere lucidi in un mondo alla rovescia non è certamente facile, ma diventa un dovere rimanere fedeli alla realtà, a costo di sentirsi accusare di transfobia o di offendere i sentimenti di qualcuno. Come dice il comico britannico Ricky Gervais: “Solo perché ti senti offeso non significa che tu abbia ragione”.

>>> SECONDA PARTE

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