Ieri sera ho assistito alla finale dei Mondiali di calcio tra Argentina e Spagna, nel piccolo paese dove vivo, sulla pista da ballo della Proloco. Un televisore posato sopra ad un tavolino di fortuna permetteva ai più appassionati di seguire la partita, mentre per i più, la televisione era un complemento alle chiacchiere con quelli che in paese li vedi solo in estate.
Tuffo negli anni ’70
Mi è sembrato di ritornare agli anni Settanta quando, ragazzo, trascorrevo le vacanze estive in Piemonte. Qualche decina di persone riunite davanti ad un allora maestoso televisore a valvole messo all’aperto, in un clima festoso e rilassato, con qualche cagnolino che scorrazzava di carezza in carezza tra i tavolini del bar ed i vassoi tondi con la pubblicità del Cinzano.
Era, ieri come oggi, una semplice e genuina occasione di stare qualche ora assieme, godendosi il fresco della sera e fare baccano a tratti, giusto ad ogni gol, con la bottiglietta di birra appena ordinata che traballava quel tanto da rovesciare parte del contenuto sulla formica verdognola del tavolino.
Nessuna rivalità tra i partecipanti alla festa (sì, lo era): al massimo qualche sfottò e qualche battuta che faceva ridere anche quelli seduti un po’ in disparte. Il modo migliore per assistere ad una partita di calcio, senza conferire alla gara un ruolo di capitale importanza, senza litigi e violenze di alcun genere.
Certo, da allora il clima nel mondo intero è cambiato di molto e non certo in meglio, perché il calcio è purtroppo soprattutto un business miliardario più che uno sport. La gente, in genere, ha molta più voglia di litigare rispetto agli anni delle utilitarie Fiat il cui tetto ci arrivava sotto le spalle, quelli dei juke box Wurlitzer o Rock-Ola, delle Peter Stuyvesant e delle Muratti Ambassador, ossia gli stessi dei dischi a 45 giri e dei relativi mangiadischi di plastica coloratissima.
All’epoca in cui non aveva alcun significato il termine “no limits” e la competizione era esclusivamente basata sulle capacità fisiche e mentali dei giocatori non c’erano pasticci internazionali dietro alle partite e si poteva godere tranquillamente del calcio della domenica e quello dei grandi campionati internazionali. La faccia dei giocatori la si poteva, al massimo, trovare nelle figurine Panini o sulla Gazzetta, poco o nulla sapendo delle loro vite e delle loro prodezze extra sportive, per cui si poteva supporre che, tranne qualche deprecata eccezione, fossero dei bravi ragazzi anche fuori dal campo.
Calcio e calci
Oggi no, è tutto diverso. Esibizionismo, prepotenza, patronages politici e totale perdita delle proporzioni tra una partita di calcio e la vita reale hanno rovinato anche lo sport. Il tifo è oggi prevalentemente quello degli ultras e, generalmente, portare un bambino sotto ai dodici anni allo stadio non è prudente, se non in zone “protette”.
Oggi si picchia duro e per il gusto di far male dentro e fuori dal campo, alternandolo a sceneggiate e incredibili tuffi sul manto erboso il 90 per cento dei quali è simulato e con un’intera famiglia di volpi sotto l’ascella.
Ieri, ma non soltanto, abbiamo visto in campo cose orrende e falli di gioco che assomigliavano a vere e proprie aggressioni fisiche, talvolta accuratamente e scientemente ignorati da arbitri quasi sempre al di sotto del livello minimo di competenza e professionalità che si dovrebbe richiedere per un Campionato del Mondo.
Ciò che è accaduto nel minuto successivo al triplice fischio finale è inqualificabile ed interamente addebitabile ad una squadra (quella che ha perso) che nemmeno merita di essere citata per il ripetuto e sprezzante comportamento violento anche nelle partite precedenti.
Per mia fortuna, il televisore era soltanto una parte dello spettacolo di ieri sera e confesso di aver visto l’unico gol della partita con la coda dell’occhio. Perlopiù, guardavo la gente del paese, ivi compresi quelli, simpaticissimi, che hanno tranquillamente continuato a giocare a carte nonostante la finale. Abbiamo cenato, devo dire bene, tutti assieme ed abbiamo passato una bella serata in allegria; cosa inestimabile e ormai rara. Grazie a questa e a tutte le Proloco d’Italia, dove ancora puoi trovare gente vera e – mi concedete il termine? – normale.
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