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Remembrance Day: il ricordo dell’eroismo britannico davanti all’ecatombe europea

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Nel Regno Unito si è appena conclusa la settimana del Remembrance, scandita dai celebri poppies rossi in omaggio ai caduti di tutti i conflitti. Ricordare i glorious dead che si sono sacrificati per ripristinare la pace è obbligo imprescindibile di ogni nazione che ha vissuto in prima linea le atrocità del secolo scorso.

Tuttavia, per i britannici questa ricorrenza assume un valore ancora più alto e difficilmente sovrapponibile alle celebrazioni che avvengono nel resto d’Europa. Istituito nel 1919 in onore delle vittime della Grande Guerra, questo evento è ancora oggi il degno riconoscimento alle vite immolate in nome della libertà. Le commemorazioni al Cenotafio di Whitehall durante la seconda domenica di novembre sono ogni anno motivo di raccoglimento e di commozione persino per l’imperturbabile Elisabetta Windsor. Per la sovrana, quest’anno assente per tutelare la sua salute, significa rivivere i momenti in cui, nel 1940, la famiglia reale rimase al fianco dei propri sudditi anche quando ad essere colpito dalle bombe fu proprio Buckingham Palace.

Per nostra fortuna, la perfida Albione resistette. La Gran Bretagna sull’orlo del baratro fu in grado di unirsi attorno alla sua bandiera e alla speranza di poter rivivere la pace per se stessi e per quel Continente che ha sempre guardato da lontano, e da cui sono spesso giunte grandi minacce alla democrazia. È stata l’Europa continentale con i suoi vecchi ordini e le sue ideologie a permettere che scoppiassero due guerre di portata mai vista prima. Ed entrambe le volte, dall’altra parte della Manica, nessuno è rimasto fermo a guardare, ancor prima che arrivassero i decisivi rinforzi d’oltreoceano. Dai soldati morti nei campi della Somme e nelle Fiandre, a quelli che non sono riusciti a tornare in patria dalle spiagge di Dunkerque, fino ai civili rimasti sotto le macerie del Blitz della Luftwaffe.

Colpisce profondamente la memoria corta di molti di noi, che sembrano aver dimenticato il ruolo non indifferente che i britannici hanno avuto nei momenti più difficili del nostro passato. Dalla fine degli anni Trenta, Londra diventò rifugio dalle persecuzioni naziste, terra di approdo per chi non aveva più una ragione per rimanere in Europa, voce di speranza che rinvigoriva gli animi di chi non avrebbe ceduto alla dittatura. Insieme ai tanti illustri che qui trovarono asilo, non si deve dimenticare che, poco prima della guerra, furono accolti quasi 10 mila bambini in fuga da Germania, Austria e Cecoslovacchia, in maggioranza ebrei. Rimasti da soli a combattere Hitler, nel 1940 i britannici impedirono al nazismo di fagocitare per intero l’Occidente. Nessuno li sta più ringraziando di tale prova di eroismo. Anzi li si snobba, arrivando spesso a denigrarli appena si presenta l’occasione, perché hanno recentemente deciso di uscire dalla porta principale. Curioso modo di trattare un alleato che sta dall’altra parte della sponda e a cui l’intero Continente deve molto.

Tra le nazioni che possono vantarsi di non aver avuto regimi totalitari vi è proprio la Gran Bretagna. Culla della democrazia liberale e dimora di una casa reale che, se ce ne fosse stata la necessità, avrebbe impedito l’instaurazione di qualsivoglia dittatura, a differenza di ciò che accadde in Europa. Non stiamo ovviamente parlando di una monarchia come quella italiana, che il fascismo lo ha accolto. Non ci riferiamo al Continente che ha dato origine alle ideologie più esecrabili, ma ad un’isola i cui anticorpi le hanno permesso di restare libera.

Con questo non si vuole certo sminuire il sacrificio di milioni di persone, nel nostro Paese e in tutto il mondo. Nel commemorare il dolore e la sofferenza, non dovrebbe mai mancare la riconoscenza verso intere generazioni di uomini e donne costretti a vivere in un tempo nel quale ci si doveva sacrificare per qualcosa di più grande.

È presto detto che se fosse crollata anche Londra, alla democrazia sarebbero rimaste poche ore di vita. E se è indubbio che senza l’arrivo degli Stati Uniti tutto sarebbe stato più complicato, è altrettanto innegabile che quando le luci di tutta Europa erano spente, la Gran Bretagna rimase l’unico lume contro la tirannia che a macchia d’olio aveva già messo in ginocchio milioni di persone. La posta in gioco era alta e chi si apprestava a pagare il prezzo di una battaglia che avrebbe deciso il futuro di molti era proprio il popolo guidato da Sir Winston Churchill, che così parlava all’alba dell’ora più buia:

“[…] Ci dimostreremo ancora una volta in grado di difendere la nostra isola, di cavalcare tempesta della guerra e di sopravvivere alla minaccia della tirannia, se necessario per anni, se necessario da soli; […] e se, cosa che non credo neanche per un momento, quest’isola o gran parte di essa fosse soggiogata e ridotta alla fame, allora il nostro impero, al di là del mare, armato e protetto dalla flotta britannica, continuerà a combattere fino a quando, se Dio vorrà, il Nuovo Mondo, con tutta la sua forza e la sua potenza, farà un passo avanti per la salvezza e la liberazione di quello vecchio”.