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Dalla Diciotti alla Sea Watch, tutti gli autogol della sinistra nella partita contro Salvini

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Lo scorso febbraio il caso Diciotti unì i vari partiti del centrosinistra italiano in una mobilitazione fatta di manifestazioni in piazza, appelli di intellettuali, apparizioni tv, che rinvigorivano, soltanto apparentemente, la galassia litigiosa e amorfa della sinistra italiana. C’erano tutti, dagli scout cattolici, scesi in piazza con le varie realtà associative di sinistra, passando per gli appelli di Magistratura Democratica, sino ai centri sociali, uniti dalla stessa linea sottile fatta di livore piuttosto che di passione per la politica. Una grande accozzaglia di colori che non si vedeva dai tempi del feroce antiberlusconismo, animatore di tante “lotte” e “battaglie” al limite del grottesco ma fatte con spirito, a dirsi, quasi partigiano.

Ma se “People”, a marzo, sancì l’ennesimo fallimento (nonostante fu visto come un successo) di leader ormai allo sbando, un mese prima il caso Diciotti confermò, qualora ve ne fosse bisogno, la natura giustizialista dei cattocomunisti, pronti ad utilizzare l’arma più infima di tutte, la magistratura, contro il politico di turno. Salvini incassò bene il colpo della riuscitissima manifestazione, uscendo indenne e vincitore, quasi come fosse stato un assist politico, anche dalla richiesta di autorizzazione a procedere.

Nei giorni scorsi alcuni parlamentari sono saliti sulla Sea Watch, la nave della disobbediente “Capitana” con il complesso di essere nata occidentale, bianca e ricca. “Capitana” che accetta la narrazione aprioristica per cui l’Occidente ha un debito morale nei confronti dei paesi africani e asiatici e di pari bisogna far sì che il nostro continente apra le porte ai flussi incontrollati. 

Il voto sarà la cartina tornasole di ogni azione politica, quella di Salvini come dei suoi avversari. La responsabilità ex post dei parlamentari nei confronti degli elettori farà da giudice. Gli elettori terranno a mente il gesto dei parlamentari che si sono precipitati a bordo della Sea Watch, megafono di un messaggio che sta rendendo questa Europa la periferia del mondo. Essere bianchi e fortunati non è una colpa; lottare affinché le tradizioni e le nostre libertà non mutino, neanche; forse l’autodistruzione ce la meritiamo. In un risibile e coscienzioso odio di sé.